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Negroni cocktail di Luca Picchi

di Gabriele Rosso 22 lug 2015 0

Un libro che non si accontenta: dalla nascita dell'aperitivo alle interpretazioni del cocktail dei più celebri bartender.

Tornare indietro nella Firenze a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento; immaginare di stare al bancone di uno dei locali dell'epoca, tra il nobile di turno, il rampante finanziere, l'artista spiantato e la dama imbellettata; percepire distintamente i sapori e i profumi del tempo, tra cioccolato e vermouth, distillati e, perché no, zuppe di trattoria: è il viaggio che ci permette di fare il libro Negroni cocktail. Una leggenda italiana di Luca Picchi

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D'altronde, se dovessi coniare un claim per descriverlo sceglierei “un libro che non si accontenta”. Non si accontenta di raccogliere qualche informazione generica sulla nascita dell'aperitivo per antonomasia, del cocktail italiano di successo internazionale. Qui l'autore, quel grande bartender che risponde al nome di Luca Picchi e che serve i suoi, di Negroni, al banco di Rivoire in Piazza della Signoria a Firenze, scava a fondo e ci fa compiere un viaggio a ritroso alla scoperta di un'epoca perduta e dei suoi protagonisti. Il conte Camillo Negroni, innanzitutto, che alla bevanda ha dato il nome, ma anche le sue frequentazioni. E poi Fosco Scarselli, il barman della Drogheria e Profumeria Casoni che lo miscelò per la prima volta e che negli anni successivi contribuì in maniera decisiva a renderlo noto.


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Non si accontenta, però, il Picchi, nemmeno di mettere insieme qualche ricetta sbrigativa per il Negroni e le sue varianti. Un'intera sezione del volume, che segue la ricostruzione della fortuna e della diffusione planetaria della bevanda, è dedicata infatti alle diverse preparazioni possibili e alle versioni proposte da alcuni dei nomi più celebri nel mondo della mixology di oggi. L'autore propone l'Americano, il Negroni, il Florentine Cardinal, il Negroni sbagliato, il The Boulevardier, l'Hanky Panky e il Negroni insolito. Ma poi si apre la cosiddetta Negroni hall of fame, con più di 20 interpretazioni del Negroni di celebri bartender, da Dario Comini del milanese Nottingham Forest ai ragazzi del Jerry Thomas Project di Roma, da Dale DeGroff a Simone Caporale dell'Artesian Bar di Londra.


Tutto qui? Nemmeno per sogno: un libro sul Negroni deve essere sembrato incompleto all'autore senza una parte che parlasse dei suoi ingredienti: motivo per cui le pagine finali sono dedicate alla storia e alle caratteristiche di Gin, Bitter e Vermouth. Insomma, una chiusura che rende il libro di Luca Picchi l'opera “definitiva” su una delle bevande più celebri al mondo.


Ora, dopo tutto questo leggere (e divorare le pagine), non ci resta che prepararci un Negroni e tornare almeno per un attimo indietro nel tempo:

«nell'intimità di questo ameno locale, un giorno imprecisato tra il 1917 e il 1920, il conte chiese a Fosco di “irrobustire” il suo Americano, che egli amava perché, nel suo lungo peregrinare lontano dalla terra natìa, gli ricordava le fragranze e i profumi dell'Italia e perché aveva quel sapore dolce e amaro al tempo stesso, come la vita. Camillo scelse il Gin, che avrebbe notevolmente alzato il grado alcolico, senza tuttavia variarne la tonalità del colore, aggiungendo al drink una piacevolissima sensazione secca e pulita ed esaltandolo con lo straordinario e inconfondibile gusto amarognolo del ginepro […] Da quel giorno il conte entrando al Casoni ordinava a Fosco il suo “solito”, suscitando la curiosità dei presenti che spesso cedevano alla tentazione di ordinare “un Americano alla maniera del conte Negroni”. Da questo a chiamarlo semplicemente “Negroni” il passo fu breve. E lunghissimo il successo.»

Negroni cocktail. Una leggenda italiana
di Luca Picchi
Giunti Editore, Firenze 2015
224 pp.
20,00 €

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