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Vivi di sana piantaggine!

di Franco Lodini 29 ott 2019 0

Caratteristiche, usi culinari e ricorsi artistici di un’erba spontanea ricca di proprietà curative.

Eh sì, la piantaggine è proprio un’erba da marciapiede: robustissima e tenace si adatta a qualsiasi ambiente anche molto difficile, resiste a qualsiasi calpestio e si infila in qualsiasi fessura, grazie alla capacità che ha di sviluppare continuamente nuovi getti dalla rosetta basale. I suoi semi poi si infilano comunemente anche nei risvolti dei pantaloni e non a caso uno dei nomi inglesi più diffusi della piantaggine è white man’s foot (piede dell’uomo bianco); infatti sembra che venisse trasportata proprio in questo modo dagli europei negli altri continenti. Sono tre le piantaggini più comuni ma trattandosi di specie affini negli usi e proprietà ritengo utile trattarle insieme mentre la morfologia, le caratteristiche, l’habitat e l’areale di diffusione possono variare da una specie all’altra.

Curiosamente comunque i nomi più comuni, tranne quelli proprio specifici per ognuna delle tre piante (Plantago lanceolata L. - Piantaggine lanciuola, Plantago major L. - Piantaggine maggiore, Plantago media L. Piantaggine media), richiamano le orecchie, la lingua o altre parti di animale, come orecchie d’asino, di lepre, di gatto, oppure come coda di topo, o lingua canina, lingua d’oca, lingua di pecora. Sono specie molto rustiche, si trovano dappertutto, sono sinantropiche, cioè vivono vicino all’uomo, e si adattano a quasi tutti i suoli; sono presenti nei prati e nei pascoli, negli incolti, nelle macerie, negli orti, persino nei bordi stradali e sui marciapiedi fino a circa 2000 m.

Le foglie si raccolgono quasi tutto l’anno e si usano di solito nelle misticanze cotte, mentre quelle più tenere, appena spuntate, vanno bene anche quelle crude. Sono comuni in tutto il territorio italiano, anche se la P. media è meno comune in Sicilia e Sardegna.

Plantago lanceolata

Anche se sono facili da riconoscere, esaminiamole però una a una:

- Plantago lanceolata: è una pianta perenne, di forma estremamente variabile, alta tra 20 e 50 cm. Le foglie in rosetta basale sono lunghe, diritte, lanceolate, solitamente glabre, a volte pelose in luoghi aridi. Ogni foglia è percorsa da cinque nervature principali parallele, ben marcate. All’altezza delle foglie basali spuntano tra marzo e ottobre scapi fiorali pelosi, che terminano con una spiga ovale formata da numerosissimi e minuscoli fiori strettamente attaccati gli uni agli altri. Caratteristica dell’infiorescenza sono i lunghi stami, che formano una coroncina che si sposta progressivamente verso la cima della spiga mano a mano che progredisce la fioritura.

- Plantago major: pianta perenne, alta tra 10 e 30 cm. Come per la P. lanceolata le foglie sono esclusivamente in rosetta basale, appressate al suolo e presenti tutto l’anno, però di forma ovale o ellittica allargata con un picciolo che inguaina il rizoma; l’apice delle foglie è spesso ottuso (a volte, nelle foglie più piccole, anche acuto), la superficie comunemente glabra con nervature parallele che si riuniscono però agli estremi del picciolo e dell’apice. L’infiorescenza cilindrica a spiga lineare appare tra marzo e ottobre, è di colore verde-giallastra ed è composta di numerosi minuscoli fiori.

Plantago major

- Plantago media: assomiglia moltissimo alla sorella maggiore P. major, soprattutto all’occhio di un non esperto. Le principali differenze consistono comunque nel fatto che la major ha foglie più coriacee e più allungate e le spighe fiorali lunghe tra 5 e 12 cm, mentre le foglie della media sono ellittiche, più morbide e ricoperte di peluria con spighe fiorali lunghe fino a 5 cm circa.

Plantago media

Dunque tre varietà e tre forme ma con le stesse proprietà e usi gastronomici. Ha tante proprietà ma soprattutto è antibatterica, espettorante, emostatica e astringente, in più i semi sono ricchi di mucillagine e hanno proprietà lassativa. Voi però vi potete gustare le foglioline appena nate e fresche, aggiungendole alle vostre misticanze crude, tagliandole trasversalmente, a striscioline non troppo grosse: apporteranno un effetto rinfrescante e aggiungeranno un tenue e “improbabile” aroma di fungo. Non buttate via le foglie più grosse e coriacee, sono ottime lessate nelle misticanze. Qualche cuoco talentuoso e originale ha ben pensato di farne degli involtini con ripieni di carne o dei sushi nostrani, usandole al posto delle alghe.

Qualche curiosità: i semi della pianta sono molto appetiti dagli uccelli, le spighe con i semi possono perciò essere messe nelle loro gabbiette; il succo fresco invece è utile per lenire le punture degli insetti, me l’ha detto un apicoltore, provare per credere!

Istruzioni per l’uso: ogni tanto si sente parlare di mucillagine, che cos’è? È una sostanza vischiosa presente in molte erbe e piante, che ha la funzione di assorbire e trattenere l’acqua nelle proprie cellule, evitando che si secchino e rendendole così più resistenti nei periodi di siccità. La secrezione gelatinosa viene prodotta da alcuni tessuti superficiali che si rigonfiano enormemente d’acqua. Oltre alla piantaggine sono molto ricche di mucillagini alcune alghe e anche un’erba che abbiamo già conosciuto, la malva. Questa proprietà di assorbire l’acqua è importante nell’uso gastronomico per addensare le preparazioni liquide (zuppe, minestre) che così risulteranno più cremose e meno brodose. Le piante carnivore invece la usano per uno scopo più “diabolico”: le loro foglie sono ricoperte da ghiandole che secernono mucillagine, usata come carta moschicida per far appiccicare gli insetti che poi vengono catturati e digeriti.


Le erbe nell’arte: Giovanni Bellini (Venezia, 1433 ca. - 1516) è stato tra i più celebri artisti del Rinascimento. La profondità cromatica delle sue tele, ottenuta con la stesura di velature di colore sovrapposte l’una all’altra, conferivano alla tela un effetto plastico. Questo si può notare bene anche nei paesaggi degli sfondi dei suoi quadri, che riescono a trasmettere una grande emozione visiva, come per esempio nel Crocifisso in un cimitero ebraico, dove la descrizione del paesaggio, quasi fiamminga, è così curata da non trascurare il più piccolo particolare, come i dettagli delle stesse piccole erbe e piante. Un docente di botanica dell’università di Padova, Patrizio Giulini, ha trovato nel quadro ben 17 piante ed erbe, tra le quali, come evidenziato nel dettaglio, le nostre due piantaggini, la P. lanceolata e la P.Major.

Giovanni Bellini, "Crocifisso in un cimitero ebraico" (1501-1503); olio su tavola (81×49 cm), Prato - Galleria di Palazzo Alberti
Particolare di "Crocifisso in un cimitero ebraico" di Giovanni Bellini
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