SOTTOPIATTO Storie di cibo

Tutti pazzi per il pisco, il diamante liquido del Perù

di Camilla Micheletti 12 dic 2019 1

L’intervista a Gloria Carpinelli D’Onofrio, brand ambassador di Pisco Portón Italia.

Mai come negli ultimi anni si sente parlare di cucina peruviana: merito dei tanti chef che hanno contribuito a far conoscere la gastronomia di questo paese nel mondo – da Gaston Acurio a Virgilio Martinez fino a Adolfo Perret –, e di un’ottima promozione da parte delle istituzioni peruviane.

Un lavoro che ha permesso al Perù di aggiudicarsi anche quest’anno, per il settimo anno di seguito, il premio come Migliore destinazione gastronomica al mondo world travel AWARDS.

Tra i prodotti più interessanti esportati dal Perù c’è sicuramente il pisco, distillato prodotto a partire dall’uva che nel nostro Paese è conosciuto principalmente per il cocktail Pisco Sour, drink rinfrescante a base di limone, sciroppo di zucchero, albumina e, naturalmente, pisco.

«Il pisco è un distillato dalla storia affascinante: noi lo chiamiamo il “diamante liquido” – racconta Gloria Carpinelli D’Onofrio, brand ambassador di Pisco Portón in Italia. Questo prodotto è nato come un “atto di ribellione”: la sua storia è collegata all’arrivo dei colonizzatori che impiantarono le prime piante di uva per produrre vino, necessario per le loro cerimonie cristiane. A causa della grande concorrenza che in breve tempo si sviluppò con il vino spagnolo, il vino peruviano fu vietato dalla Corona Spagnola ed ecco che verso la metà del 1600 cominciò ad essere distillato, dando la nascita al pisco».

Gloria Carpinelli D’Onofrio

L’amore tra Gloria, di origini italiane ma nata e cresciuta in Perù, e il distillato peruviano nasce dal profondo sodalizio con Johnny Schuler, uno dei maggiori esperti di pisco al mondo, mastro distillatore di Pisco Portón, il marchio appartenente a La Caravedo, la distilleria più antica di America. Oggi Gloria gira l’Italia, tra enoteche, cocktail bar e ristoranti, per far conoscere ai professionisti e al pubblico le meraviglie di questo distillato.

Se dovessimo paragonare il pisco a un prodotto nostrano potremmo trovare similitudini nei profumi e nei sapori delle acqueviti di uva, tuttavia il terroir in Perù gioca un ruolo fondamentale nella creazione degli aromi caratteristici del pisco.

«Il pisco – continua Gloria – nasce in un’area desertica a sud di Lima attraversata da fiumi che scendono direttamente dalle Ande. Le regioni di produzione sono esclusivamente 5: Moquegua, Tacna, Arequipa, Ica e Lima. Questo territorio è l’ideale per la coltivazione delle 8 uve (Negra Criolla, Mollar, Uvina e Quebranta, Albilla, Italia, Moscatel e Torontel) che possono essere utilizzate per la produzione del pisco, che è protetto dalla Denominazione di Origine».

Johnny Schuler

La storia di Pisco Portón

La più antica distilleria delle Americhe, Hacienda La Caravedo, è stata fondata nel 1684, ed è l’unica distilleria che ha mantenuto attiva la produzione per oltre tre secoli. Qui negli anni Duemila, sotto la guida attenta del mastro distillatore Johnny Schuler, nasce il brand Pisco Porton, che in breve tempo diventa sinonimo di pisco peruviano di qualità.

«La produzione è tecno-artigianale – spiega Gloria Carpinelli D’Onofrio: il pisco viene prodotto seguendo tecniche tradizionali ma sempre al passo con i tempi. Distillato in alambicchi di rame a ciclo discontinuo, non viene aggiunto di additivi o altri ingredienti, e viene commercializzato senza subire nessun processo di invecchiamento. Puro e totalmente naturale».

Hacienda La Caravedo

Pisco Portón utilizza il metodo mosto verde per la produzione del pisco, il che significa che il distillato è ottenuto da mosto (succo d’uva) non completamente fermentato. Questo serve a mantenere alcuni degli zuccheri d’uva naturali dalla conversione in alcol, conservando quindi il sapore e l’aroma originali dell’uva. Poiché meno zucchero viene convertito in alcol, per ottenere un litro di pisco si devono usare circa 14 kg di uva (rispetto ai 7 usati per altre tipologie di pisco).

Questo procedimento permette di ricavare un distillato amabile e dai sentori unici.

Come si riconosce un buon pisco? «Deve essere liscio, piacevole al naso, senza la spiacevole sensazione di bruciore in gola – conclude Gloria –. Infine per noi peruviani è importante anche un altro aspetto: un pisco è buono, si dice, se al mattino dopo “No da resaca!” (non dà postumi N.d.R.)».

Pisco Porto?n 750 Frontal Negra Criolla
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Carmen Rosa Tenicela
13 dicembre 2019 11:46 Peru mi lindo Peru Los mejores piscos solo es del Peru. Tantas cosas deliciosas se prepara con el Pisco.