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Il centocchio, o l’erba delle galline

di Franco Lodini 25 nov 2019 0

Dalle stelle alle stalle, anzi ai pollai: storia, usi e costumi della Stellaria media.

Partiamo dai tanti nomi che ha questa graziosa piantina con i piedi per terra: la Stellaria media (L.) Vill. viene chiamata comunemente “centocchio” − sia il nome comune italiano, sia quello latino – e si riferisce ai numerosi fiorellini a forma di stella di cui è costellata quando è in piena fioritura. Ma forse è più conosciuta come erba delle galline o erba passerina, nomi che si ritrovano anche in molte altre lingue: chick weed in inglese, mouron des oiseaux in francese, hierba gallinera in spagnolo, Vogelmiere in tedesco ecc.

Il motivo è presto detto: piace molto al pollame. Ma anche se, come erba commestibile, non è molto pregiata e da noi umani non è molto apprezzata, una cimetta con fiorellino può essere usata come decorazione di una pietanza e la presenza dei germogli nelle misticanze crude aggiunge freschezza oltre che aumentarne il volume. Si mescola poi alle altre erbe da cuocere nelle minestre o come ripieno, ma poiché tiene molto bene la cottura la potete usare da sola per fare una buona frittata.

È meglio però non eccedere nel consumo crudo perché contiene saponine (presenti del resto nella liquirizia, nell’avena e nel basilico, ma chi ne mangia a chili di basilico?), per questo è meglio usare la parte giovane, apicale, dove ancora non è alta la concentrazione di questa sostanza.

Essendo un’erba sinantropica, molto rigogliosa e invasiva, cresce dappertutto nei giardini, sui margini delle strade, nei campi, si trova persino nei vasi sui balconi, spesso in luoghi umidi, fino a 1600 m. Il centocchio, pianta annua o biennale che si trova facilmente in tutta Italia e quasi tutto l’anno (scompare solo quando fa troppo caldo), costituisce un gruppo molto variabile per la forma delle foglie, la differente pelosità, la lunghezza dei peduncoli, lo sviluppo dei petali: stiamo parlando di circa cinquanta forme diverse.

Caratteristica comune alle diverse specie è l’essere sempre “con i piedi per terra”: i fusti prostrati e striscianti sul terreno formano nuove radici ai nodi creando gruppi consistenti e compatti di Stellaria in mezzo ad altre erbe; normalmente è alta fino a 40 cm, ma in condizioni particolari, in terreni ombrosi, può raggiungere eccezionalmente gli 80 cm; i fiori bianchi ci sono tutto l’anno, i petali sono generalmente più corti dei sepali e profondamente bilobati; i moltissimi semi rimangono a lungo vitali nel terreno, motivo della sua invasività.

Oltre alle saponine contiene però anche sostanze positive come il tannino, sali alcalini e vitamine del gruppo B e C, grazie alle quali possiede proprietà astringenti, carminative, diaforetiche, diuretiche, espettoranti, lassative e vulnerarie (per la terminologia vedi qui). Nella farmacopea popolare si usava esternamente come lenitiva e rinfrescante per depurare la pelle e togliere i pruriti e i foruncoli. Allora chi osa ancora dire che “la gallina non è un animale intelligente”?

Particolare del fiore bianco del centocchio

Istruzioni per l’uso: le saponine, contenute in moltissime piante (il nome infatti viene dalla Saponaria officinalis), sono sostanze leggermente tossiche per l’attività emolitica (il processo di distruzione dei globuli rossi), che però non avviene durante la digestione perché la molecola della saponina viene scissa e non crea particolari problemi se non irritazione della mucosa faringea ed intestinale, ma solo se ingerita in quantità notevole.


Le erbe nell’arte: Ford Madox Brown (nato a Calais, il 16 aprile 1821 e morto a Londra il 6 ottobre 1893) è un pittore inglese poco conosciuto e poco stimato anche se ispirò e influenzò molto il gruppo dei cosiddetti pittori preraffaelliti (parlo di un noto pittore preraffaellita, John Everett Millais qui). I suoi soggetti sono spesso farraginosi, complessi, ricchi di personaggi e dettagli, ma è proprio per questo che ci interessa. Nel suo quadro più famoso, Lavoro, del 1865, ricchissimo di personaggi di diverse classi sociali, che si trovano in una strada dove ci sono dei lavori in corso (probabilmente per la costruzione di una rete fognaria ad Hampstead, nel nord di Londra, dove abitava Ford), c’è infatti sulla sinistra il ritratto di un poveraccio (si vede dai piedi scalzi e sudici e dal rozzo vestito trasandato e rotto) che tiene un paniere pieno di centocchio; si nota bene anche dai germogli che ne fuoriescono. Probabilmente veniva dalla periferia campagnola di Londra per raggranellare qualche soldo vendendo l’erba delle galline a qualcuno che le allevava.

Ford Madox Brown, “Work”, 1852-1865; olio su tela (137x197 cm) - Manchester Art Gallery.
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