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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 07 mar 2020 0

Il declino delle tripperie come segno dei tempi, i derby gastronomici Italia-Francia (nell'epoca del coronavirus), siamo tutti acquirenti irrazionali di cibo, la ricerca di novità e gli effetti deleteri sulla ristorazione.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Sono stata nella tripperia più antica di Genova, alla ricerca del vero cibo dei portuali
In un panorama della critica e della scrittura gastronomiche che si concentra quasi esclusivamente su insegne di medio e alto bordo, questo ritorno di interesse per le storie più popolari, che raccontano un pezzo molto importante, direi quasi decisivo, della nostra storia non solo in materia di cibo, a me pare una gran bella cosa. Anche perché nella misura in cui ci rendiamo conto che la nostra è una bolla, per giunta piccola, dobbiamo fare i conti con il fatto che al di fuori di essa probabilmente parliamo una lingua incomprensibile. Alla luce di ciò, credo fermamente che restituire dignità alla critica e alla scrittura gastronomiche passi attraverso questo sforzo di comprensione e di racconto di ciò che rappresenta il 98% (o giù di lì) del mondo in cui viviamo. Quindi ben vengano articoli come questo di Emanuela Barbiroglio, che scrive di una tripperia genovese e ci ricorda che questo tipo di locali, un tempo diffusissimi nel capoluogo ligure, oggi sta praticamente scomparendo. Eppure la trippa 1) è buona 2) è pure nutriente e salutare - Munchies

Pizza ai tempi del Coronavirus: Canal+ e Gino Sorbillo, fenomenologia dell’indignazione
Sinceramente non ho intenzione di produrmi in una sperticata difesa della pizza italiana né, come fa Giovanni Puglisi in questo articolo, in uno spiegozzo su cos'è satira e cosa no dall'alto di una posizione di presunta libertà intellettuale e di sventagliato amore per l'irriverenza. Quello che voglio sottolineare, rispetto all'assurda polemica montata intorno al video di una trasmissione satirica di Canal+ in cui si vede un pizzaiolo italiano sputare su una pizza appena sfornata (e quindi chiamata pizza Corona), è come da un lato siamo ostaggi di una politica davvero miserevole, che legge un innocente (casomai non così riuscito) sketch come un attacco violento al cibo made in Italy, e dall'altro continuiamo imperterriti ad alimentare il solito derby Italia-Francia mettendoci di mezzo il bidet, i Mondiali di calcio del 2006 e il cibo. Sì, in quanto a sciovinismo gastronomico siamo forse una delle nazioni peggiori al mondo. Rilassiamoci un po', che di sacro non c'è poi molto, in giro. E magari facciamolo guardandoci la puntata del 6 marzo di Propaganda Live, dove dal minuto 18:40 si parla di questa faccenda con cognizione di causa e buonsenso - Dissapore

OLTRE CONFINE

We Are All Irrational Panic Shoppers
Il titolo di questo articolo di Helen Rosner ci porta immediatamente dentro la questione del momento, l'inflazionato coronavirus. Ricordandoci che siamo essere irrazionali e inclini a farci prendere dal panico con una certa facilità. In effetti ne abbiamo avuto prova in questi giorni, quando abbiamo visto gli scaffali dei supermercati presi d'assalto per paura di pandemie, quarantene e fini (al plurale) del mondo. Mentre in Italia ci dilungavamo nel commentare con ironia l'immagine dello scaffale della pasta in cui l'unica tipologia risparmiata era quella delle penne lisce, con tanto di coda polemica (oddio!) e campagna pro-penne lisce, negli Stati Uniti, a New York, venivano presi d'assalto i Costco, questi supermercati all'ingrosso che vendono prodotti a basso prezzo e in grandi quantità. Insomma, grandi barattoloni, grandi pacchi di pasta, e ancora grandi barattoloni. In fondo è un modo di placare l'incertezza comprando, comprando e ancora comprando. Quasi che riempirsi casa di cibo in modo irrazionale sia una degenerazione del nostro capitalismo "maturo", della nostra epoca di abbondanza gastronomica (qui dalle nostre parti, perlomeno). Forse non dovremmo prendere troppo in giro i cosiddetti preppers, quelli che vivono preparandosi alla fine di tutto. Un pochino lo siamo tutti noi - The New Yorker

When Your Restaurant Is Yesterday’s News
Philip Foss è lo chef di EL Ideas, ristorante di Chicago che nel tempo ha raggiunto una certa notorietà. Qui, dopo qualche anno di apertura, ragiona in maniera molto misurata sui meccanismi della ristorazione, del successo, e della critica gastronomica, sottolineando come la continua sete di novità (e la necessità di riconoscimento da parte dei media) sia frustrante. Forse EL Ideas oggi è in forma come non mai, ma resta il fatto che senza spingere sulle pubbliche relazioni, sul fare notizia, sugli elementi di vibrante novità, appunto, nessuno ne parlerà. Con tutte le conseguenze del caso: dal rischio di veder diminuire la clientela, a quello di deprimersi per la mancanza di riconoscimenti. A me pare che la velocità del mondo di oggi e la sua dimensione social (più che sociale) stiano fagocitando troppe cose. Tra cui la necessità di fermarsi a riflettere, e di capire che la velocità non è tutto, anzi - Heated

IN PILLOLE

Il ristorante Bros’ a Lecce è overrated?
Questa recensione di Lisa Foletti su Bros' ha fatto molto discutere perché contiene degli evidenti elementi di critica negativa a uno dei ristoranti più chiacchierati degli ultimi anni. Si tratta di un buon pezzo, senza dubbio. Ma mi fa riflettere il fatto che in Italia l'asticella dell'attenzione si alzi solo quando la critica si fa critica: mi pare un segnale chiaro sul ruolo a cui la critica italiana ha abdicato - Intravino

Inside the Members-Only World of Online Beer Trading
Come si sta evolvendo il mercato delle birre artigianali rare e introvabili, dopo che numerosi birrifici hanno cercato di ostacolarne la rivendita - Eater

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