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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 15 feb 2020 0

Preistoria del foodblogging e stato dell'arte oggi, TripAdvisor e le pezze un po' inutili, sì il cibo ultra-processato fa male, la scomparsa del sangue dalla cucina americana.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Aldo Buzzi, food blogger
Questo piacevolissimo articolo di Dario De Marco su Aldo Buzzi, «figura anomala nel mondo della cultura italiana», ci serve da pretesto per parlare di cibo e di come è cambiata la scrittura e la narrazione del mondo gastronomico negli ultimi anni. La "provocazione" di Dario, che definisce Buzzi il primo foodblogger, tanto provocazione non è, in fondo. Lasciamo da parte per un attimo la deriva quasi spregiativa che ha preso il termine in certi ambienti: è indubbio che la crisi del giornalismo tradizionale abbia fatto strada a modelli di scrittura meno rigidi, più disposti a esplorare nuove soluzioni, in certi casi anche rivoluzionari. Ma a fare una prima rivoluzione ci aveva già pensato in anni non sospetti il buon Buzzi, quindi non è neanche una questione di Internet vs carta stampata. Detto questo e tornando all'oggi, mi pare che il vero problema risieda ancora in una certa rigidità dei due schieramenti: giornalismo duro e puro vs scrittura creativa. Ancora non si parlano, complice un mercato del lavoro editoriale ben miserevole che alza steccati, difende privilegi e crea invidie. Ma io credo che ci vorrebbero più scrittori creativi in grado di mettersi alle spalle la conoscenza dilettantistica del mondo gastronomico, e più giornalisti gastronomici professionisti in grado di maneggiare la scrittura creativa. Ne guadagneremmo tutti - Esquire

Nasce il Centro Recensioni di TripAdvisor. Il portale si muove in aiuto dei ristoratori, ma come?
Qui Livia Montagnoli ci racconta un'evoluzione importante del circo TripAdvisor. In poche parole: il portale di recensioni dal basso di marca americana, che tanto fa discutere ristoratori, clienti e critici, pare essersi dotato di uno strumento per aiutare i ristoratori stessi, oggetto a volte di giudizi ingiusti se non fasulli, a gestire in modo chiaro e confortevole tutto il meccanismo. Insomma, «il Centro Recensioni è un servizio a pagamento, su abbonamento mensile o annuale, che dà accesso a una piattaforma interattiva personalizzata, dove il ristoratore può visionare contemporaneamente le recensioni ricevute su TripAdvisor, The Fork, Google e Facebook. E, muovendosi in un contenitore unico, rispondere agilmente agli utenti». Personalmente credo che dietro tutto ciò ci sia una (legittima) operazione commerciale che cambia di poco la sostanza e non intacca i nodi problematici dell'attività di TripAdvisor. Nodi problematici che risiedono nella mancanza di un forte servizio di "moderazione" delle recensioni, per quanto si dica che si sta facendo il possibile. Vi ricordate, vero, che agli albori dell'Internet i commenti sui siti venivano moderati? Ecco, penso che per strada ci siamo persi qualcosa per stare dietro alla velocità della Rete... - Gambero Rosso

OLTRE CONFINE

How ultra-processed food took over your shopping basket
Ho detto più volte che Bee Wilson è una delle penne gastronomiche più interessanti del globo terracqueo. E lo ribadisco anche questa volta, condividendo il suo lungo articolo sui cibi ultra-processati. Se avrete voglia di affrontarlo, leggerete come i cosiddetti cibi ultra-processati siano un pericolo per la nostra salute, e come questa informazione non sia figlia di una qualche ricerca farlocca, ma di alcuni studi assolutamente solidi. Insomma, l'industria alimentare sforna prodotti che aumentano il rischio di obesità e che hanno caratteristiche precise, tra cui quella di non far sentire sazio il mangiatore (e quindi ne mangio tanto, e quindi rischio di diventare obeso) - The Guardian

Looking for Blood
Rachel Wada ha scritto un bellissimo articolo sull'uso del sangue nella cucina americana. Non è solo una questione di colore, o meglio di come un tema di questo tipo sia un pugno nello stomaco per molti mangiatori e quindi wow dovete leggerlo. Il punto è che l'autrice propone un'analisi approfondita dei motivi che hanno eliminato il sangue, ingrediente importante della cucina povera di mezzo mondo, dall'orizzonte del cibo statunitense. Insomma, c'è un po' di razzismo (contro indiani e immigrati europei), c'è l'introduzione della macellazione su larga scala (con conseguente vendita di importanti quantità di sangue alle industrie agrochimiche), e c'è la modernità (con la sua idea di perfezione e di pulizia). Un pezzo da leggere, e che ci aiuta a capire come mai anche dalle nostre parti stia lentamente scomparendo - Eater

IN PILLOLE

Storia degli spaghetti al pomodoro, parola di Massimo Montanari
Un'articolata recensione dell'ultimo libro di Massimo Montanari firmata da Federico Di Vita - Dissapore

Cuando la política influye en lo que comemos
Andoni Luis Aduriz sull'influenza che la politica esercita sul modo in cui ci nutriamo - El País

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