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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 05 ott 2019 0

Surrealismo del dibattito pubblico e merendine, chi ci guadagna sul pomodoro, il buon gusto è una questione di classe (sociale), davvero possiamo mangiare tanta carne rossa? (no).

Dopo la pausa estiva e una pausa extra per problemi tecnici, riecco Per un pugno di link: buona lettura!

Insomma, tornano le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Tutta la verità sulle merendine
Questo pezzo è di qualche giorno fa, ma il silenzio prolungato della rubrica mi impone di riprenderlo, anche perché si occupa del tema gastronomico più importante di settembre 2019. Lo affermo con una giusta dose di ironia, nel senso che se da un lato è innegabile che la questione delle nostre (spesso sbagliate) abitudini alimentari e della diffusione ormai da tempo capillare dei cibi industriali debba essere assolutamente centrale nel dibattito gastronomico, dall'altro è deprimente il livello del dibattito politico e pubblico sulla querelle tasse-merendine. Qui Arnaldo Greco tocca i fili giusti: ironico pure lui, tiene insieme l'emergenza dell'obesità e dell'alimentazione dei giovani, seppur lasciandola sullo sfondo, e la sciatteria della discussione collettiva che è scaturita dagli annunci degli ultimi giorni - Rivista Studio

La terra giusta: il prezzo del pomodoro
Questo breve visual-reportage di Chiara Nardinocchi è meritevole principalmente per due motivi: il primo è che utilizza le moderne opportunità di giornalismo digitale per dare vita a un "prodotto" (mi si perdoni il termine) di piacevole fruizione, che mette insieme testo scritto, video e infografiche interattive; il secondo è che rende pop un tema di grande complessità e delicatezza, come quello della filiera del pomodoro in Italia, su cui si sono già spesi in molti, su tutti Stefano Liberti e Fabio Ciconte con le loro ricerche, gli articoli su Internazionale e i libri. Coltiviamo la metà dei pomodori europei, il 12% su scala mondiale. Abbiamo un'industria di trasformazione di enorme importanza economica e produttiva. E la nostra cucina deve al pomodoro una fetta importante della propria popolarità planetaria (spaghetti al pomodoro e pizza dicono niente?). In tutto questo siamo anche il Paese in cui il caporalato e la soffocante stretta della GDO creano problemi che spesso appaiono insormontabili. Ma un pezzo di soluzione potrebbe già esserci, e la strada dell'etichettatura etica personalmente mi convince abbastanza (con tanti pro e alcuni inevitabili contro) - Repubblica

OLTRE CONFINE

“Good taste” is all about class anxiety
Qui è dove Rachel Sugar (anche in questo caso il pezzo ha qualche giorno in più sulle spalle) intervista S. Margot Finn, autrice di un libro sulla rivoluzione del gusto americano e sull'incidenza dell'identificazione di classe nel suo sviluppo. Insomma, anche in Italia oggi siamo immersi in un'idea di "buon gusto" che si traduce nella gourmetizzazione delle nostre esperienze gastronomiche, e questo mi pare un dato evidente. Quello che è meno evidente è come dietro tale fenomeno si celino delle dinamiche di classe, di status, di bramosia di ascesa sociale che non sempre vengono allo scoperto. Secondo S. Margot Finn oggi rincorriamo il "buon gusto" anche in virtù di una necessità di accettazione sociale che è perlopiù inconsapevole. Ci vergogniamo di tenere in frigo del dado da cucina, ma poi forse ne abbiamo un po' e ogni tanto lo usiamo pure. Impariamo – è il caso di dirlo – ad apprezzare nuovi sapori, caffè monorigine non zuccherati, gusti amari a cui non eravamo abituati, addirittura certi difetti in certe bottiglie di vino naturale, e lo facciamo nel corso di un apprendimento culturale che è imbevuto di socialità, di necessità di accettazione e di ascesa sociale, appunto - Vox

Why Is This Prestigious Medical Journal Encouraging People to Eat as Much Meat as They Want?
Come gli ultimi giorni in Italia sono stati segnati dalla squallida disputa sulle merendine di cui sopra, a livello globale molto si è parlato di un'altra vicenda, meno squallida ma non immune dalla trattazione superficiale e dall'eccessiva semplificazione. Dopo averci detto che non dovevamo mangiare carne rossa, pare insomma che ora qualcuno ci stia dicendo che era tutta una boutade e possiamo strafogarci. Ecco, quest'ultima frase è esattamente la semplificazione di quanto è emerso in seguito alla pubblicazione di un contributo sugli Annals of Internal Medicine: non è affatto vero che è tutta una boutade, ma se scorrete le pagine di siti e giornali alla ricerca di titoli sensazionalistici ci troverete né più né meno il concetto appena espresso. In realtà si tratta di un lavoro molto discusso in cui degli studiosi di statistica hanno riconsiderato una serie di studi sul consumo di carne deducendone che in base ai loro parametri ci sono poche certezze (sempre in termini statistici) sulla loro affidabilità. Di questa vicenda si è molto dibattuto negli Stati Uniti, Paese in cui gli eccessi di partigianeria di certa ricerca scientifica sono noti, come raccontato da Marion Nestle in Unsavory Truth. Qui Mark Bittman intervista David L. Katz e prova a fare chiarezza - Heated

IN PILLOLE

Tortellino dell’accoglienza (con carne di pollo). La vera storia della ricetta originaria
Stavo per dimenticare che l'Italia negli ultimi giorni si è fermata pure a parlare di tortellini e ripieni (sempre grazie a quello là che qui non citerò). Noi gastronomi lo sappiamo che le polemiche sull'uso del pollo lasciano il tempo che trovano, ma leggere il pezzo di Luca Cesari ci rinfresca la memoria - Gambero Rosso

David Chang Calls the Ethnic Food Aisle the ‘Last Bastion of Racism’ in American Retail
Secondo il cuoco e scrittore americano David Chang le isole di cibo etnico nei supermercati americani sono "l'ultimo bastione del razzismo". Certo, parliamo degli Stati Uniti, di un Paese in cui le minoranze etniche sono maggiormente integrate e quindi i loro usi sono penetrati in profondità nella cultura americana. Ma anche definire etnici i ristoranti non-europei che si trovano in Italia non è che starà diventando un tantino razzista? - Eater

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