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Parietaria: pregi e difetti dell’erba vetriola

di Franco Lodini 02 gen 2020 0

Vita, morte e miracoli di questa curiosa pianta che si trova sulle pareti ma anche nelle pentole.

Il nome botanico lo dice chiaramente: la parietaria (Parietaria officinalis) la troverete spesso sulle pareti, sui muri, dovunque, ma qualche volta anche per terra in terreni abbandonati, in ambienti ombrosi. Non si trova nelle isole, è rara al Sud e questo può essere un vantaggio ma lo vedremo dopo perché.

È una pianta perenne, alta fino a 100 cm circa, con fusti cilindrici eretti, molto fragili, carnosi e rossastri, pelosi ma non urticanti. Le foglie, con lunghi piccioli, sono ovali, la pagina superiore della foglia è quasi glabra mentre quella inferiore è pelosa con peli ricurvi che si attaccano ai tessuti. I fiori formano dei gruppi che nell’insieme sembrano una palla − si chiamano glomeruli − e sono un’infiorescenza (per la forma dei fiori clicca qui) con i peduncoli molto ridotti; nella parietaria sono di colore verdastro e spuntano, tra aprile e novembre, alle ascelle delle foglie.

Sembra incredibile che una pianta così insignificante abbia un qualche valore gastronomico o delle proprietà utili per la nostra salute, ma un indizio della sua importanza ce lo dà il nome della specie: officinalis. Tutte le piante “officinali” sono per definizione utili all’uomo, infatti la parietaria contiene diversi sali minerali, tannini, flavonoidi; tra le sue proprietà più importanti ci sono quelle diuretiche, depurative, rinfrescanti.

Nelle campagne (ma in tempi di carestia anche in città perché si trova dovunque) si usava lessarle come gli spinaci, per ripieni, frittate, mescolate nelle misticanze da cuocere, nelle minestre, ma dovete usarne tanta perché si riduce moltissimo per il suo contenuto di mucillagini, infatti veniva adoperata anche come addensante. La sua presenza inoltre conferisce un bel colore verde a tutte le preparazioni in cui è usata, meglio se unita all’ortica e se mescolandola quest’ultima vi punge, la parietaria costituisce un buon antidoto pronto per l’uso. Non solo, ma la parietaria è disponibile tutto l’anno e la densa parte fogliare si raccoglie sempre, meglio prima della fioritura.

Ma il nome italiano, “vetriola”? È presto detto: un uso particolare della parietaria, non gastronomico, era quello di pulire appunto vetri, anche il loro interno, visto che i peli microscopici dei suoi acheni si appiccicano alla superficie delle pareti pulendole con una efficace opera di sfregamento.

Istruzioni per l’uso: Ci sono delle controindicazioni all’utilizzo della parietaria, fortunati per questo gli abitanti delle isole e del sud Italia perché il polline di Parietaria officinalis è tra i più conosciuti e importanti allergogeni primaverili; chi soffre di questa allergia è bene che in questo periodo stia lontano dalle zone in cui si trova la parietaria perché può causare forme asmatiche gravi. L’allergia è dovuta alla strategia riproduttiva della pianta che, non usando gli insetti impollinatori (i fiori sono decisamente poco attraenti per gli insetti), si affida al vento per disperdere il seme maschile: essendo questo veicolo molto impreciso, ci vuole l’invasione di grandissime quantità di polline perché avvenga l’incontro tra i microscopici granuli pollinici e gli ovuli. Per questo, le persone sensibili devono ridurre l’esposizione alla parietaria nel periodo di riproduzione e, nei casi più gravi, ricorrere al vaccino antiallergico e a farmaci per la cura dei sintomi.

Le erbe nella musica: la parietaria, non essendo una pianta molto attraente,  non ha suscitato interessi tra i pittori. Qualche volta però è citata invece da poeti, come il Pascoli, che nell'Inno a Roma ben descrive l'habitat di questa piantina: "Muri con archi, cui copriva il musco, pendean crollanti, si scotevano al vento ad ogni crepa le parietarie". Ma forse non è un poeta anche Francesco Guccini? Anche lui, quasi  cent'anni dopo, cita la nostra pianta, in una bellissima canzone, Vorrei: "Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci e i ciuffi di parietaria attaccati ai muri", una citazione minimalista di una piccola pianta che incontriamo tutti i giorni sulla nostra strada, umile e resistente, come un amore poco appariscente ma tenace che si attacca ai muri. Ma è il caso allora di sentire per intero questa bellissima canzone tratta dal disco di Guccini del 1996 D'amore, di morte e di altre sciocchezze:

Ascolta il brano ⇒ Vorrei di Francesco Guccini


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