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Le bacche di Goji, i diamanti rossi dei monaci tibetani

di Davide Pellegrino 05 nov 2019 0

Tutta la verità su questo superfood d’eccellenza ricco di antiossidanti utili a combattere stress e invecchiamento.

È da anni che se ne parla. Chi le considera la nuova panacea alla moda e chi le guarda con un po’ di comprensibile scetticismo. In effetti, però, le bacche di Goji non sono certo una novità considerando che in Asia sono conosciute e utilizzate da migliaia di anni. Il Goji è, infatti, una pianta originaria della Mongolia, del Tibet e della Cina. Il suo successo è testimoniato dalla rapida diffusione negli ultimi anni in molte altre aree del globo come il Nord America, l’Europa e l’Australia. Da qualche anno anche in Italia sta prendendo piede la coltivazione del Goji sia al Nord che al Sud. Pur trattandosi di una coltura di nicchia, è in realtà assai redditizia con una produzione media per ettaro di circa 50 quintali e un prezzo del prodotto fresco intorno ai 40 euro al kg! Lascio a voi il conto.

Dal punto di vista botanico il Goji (nome scientifico Lycium barbarum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Solanaceae. Sì, esatto, la stessa dei pomodori, delle melanzane e dei peperoni. Il suo nome scientifico potrebbe derivare dalla Licia, antica regione meridionale dell’Anatolia, oppure dal latino lychnus, col significato di “luce” o “lampada” per la forma e il colore del frutto. In inglese le bacche del Lycium barbarum sono chiamate “wolfberry”, termine che probabilmente è legato al fatto che “Lycium” somiglia al termine greco “lycos” che significa “lupo”.

Il Lycium barbarum della famiglia delle Solanaceae

Il goji si presenta come un arbusto di altezza variabile tra 1 e 3 metri con foglie lanceolate, di colore verde-grigio brillante. I fiori, di colore violaceo e a forma di campana, compaiono tra maggio e settembre; da questi si formano i frutti, bacche a forma di fuso, lunghe da mezzo centimetro a 2 centimetri, di colore aranciato o rosso. Le migliori sono considerate quelle di maggiore dimensione e di colore rosso brillante o violaceo, morbide al tatto, di sapore dolce. Si raccolgono in tarda estate e a inizio autunno, quando il frutto è maturo all’80-90%. Dopo la raccolta i frutti sono sottoposti a un processo di appassimento ed essiccazione che raggrinzisce la buccia esterna, mantenendo morbida la polpa interna dei frutti.

Le bacche di Goji sono considerate un elemento essenziale nella medicina tradizionale cinese nella quale si utilizzano come integratore alimentare e alimento anti-age. Contengono, infatti, vitamine (in particolare la C e la E), molti amminoacidi e oligoelementi (rame, ferro, fosforo e manganese, potassio, magnesio, ecc.); hanno inoltre un forte potere antiossidante, utile per combattere i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Secondo la scala del grado di capacità antiossidante (ORAC), le bacche di Goji rappresentano il grado più elevato con 25.300 unità per 100 grammi di prodotto contro le 13.120 del cioccolato fondente, le 10.450 del melograno e le 3.750 dei mirtilli, tutti altri alimenti considerati forti antiossidanti.

Una leggenda cinese risalente alla dinastia Tang (VIII-IX secolo d.C.) racconta che alcuni monaci tibetani, che solevano dissetarsi con l’acqua di un pozzo sopra il quale cresceva un arbusto di Goji, godevano di ottima salute. Nonostante avessero un’età avanzata, avevano ancora tutti i denti e nemmeno un capello bianco. Proprio per le loro incredibili proprietà i monaci tibetani ribattezzarono le bacche di Goji i “diamanti rossi”.

Le bacche di Goji hanno un sapore dolciastro e possono essere consumate, fresche o essiccate, come snack al pari della frutta secca. Il sapore delle bacche fresche ricorda i frutti rossi, l’uva bianca con qualche leggera nota di frutta esotica; le bacche essiccate richiamano invece l’uva passa, i datteri, i pinoli e la liquirizia; si può consumare anche il picciolo della bacca, ricco peraltro anch’esso di antiossidanti.

Pur non essendo un ingrediente tradizionale della nostra cucina, le bacche di Goji possono essere un degno sostituto dei frutti rossi nelle vostre ricette. Si possono aggiungere a insalate, zuppe di carne o pesce, porridge e nell’impasto di biscotti, nello yogurt e nel gelato. Si prestano anche molto bene alla preparazione di deliziose confetture di frutta e di bevande come tisane (miscelate con fiori o erbe), succhi di frutta e centrifughe.

Le bacche di goji possono sostituire gli altri frutti rossi e sono ottimi nello yogurt e nel porridge
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