SOTTOPIATTO Cibi & Ricette

La rucola violacea, un’erba dalle mille sfaccettature

di Redazione Piattoforte 10 feb 2020 0

Proprietà, aneddoti e usi culinari di una pianta molto utile per l’organismo e per la nostra tavola.

Ormai la rucola è come il prezzemolo, si trova in tutti i piatti e in tutte le salse, ma io vi voglio raccontare di una rucola meno conosciuta, la rucola violacea (Diplotaxis erucoides), una delle tante specie di rucola, che si trova prevalentemente sulle coste e nell’area dell’olivo, negli incolti e ai bordi delle strade di campagna, sino a 1000 metri. È diffusa in tutto il territorio nazionale, eccetto la Valle d’Aosta.

Diversamente dalla rucola che compriamo o da quella selvatica più comune, la Diplotaxis tenuifolia, che ha i fiori gialli ed è un’erba perenne (per la differenza tra perenne, annuale e bienne, v. qui), la rucola violacea è una pianta annuale e ha dei fiori bianchi più grossi, dai petali un po’ sgualciti, a volte con sfumature viola, da cui il nome comune. Più delicata come sapore, simile alla pasta wasabi, è ricca di sali minerali, composti solforati e vitamina C, aiuta la digestione e stimola l’appetito.

Ci piace tantissimo perché è tra le poche a fiorire anche d’inverno: si nota bene proprio in questo periodo, soprattutto quando forma dei grandi tappeti bianchi nei campi incolti o in mezzo agli olivi e alle viti, ed è infatti una delle risorse invernali più facilmente reperibili per l’appassionato di erbe che usa le tenere foglioline crude in una bella misticanza, a cui doneranno un sapore inconfondibile, e i germogli non ancora fioriti, ottimi in molte preparazioni gastronomiche.

Provatela nella maniera più semplice, con le patate lessate condite con olio e sale: la sua piccantezza contrasterà piacevolmente con la pastosità e neutralità della patata, oppure usate i germogli come condimento della pasta, come si fa con le cime di rapa. Basta buttarli nell’acqua ca. 2/3 minuti prima che la pasta sia cotta e poi, dopo averla scolata, condirla con olio e formaggio; oppure come contorno, lessata con l’aggiunta di olio e limone. I fiori si possono usare per decorazione, oppure per fare anche delle saporitissime frittate.

Alta tra i 20 e i 60 centimetri, la rucola violacea ha un fusto verde abbastanza rigido e le foglie basali con picciolo, lunghe circa 15 centimetri, e pennatosette, cioè sono foglie composte, con le foglioline disposte su due file, divise sino alla nervatura centrale. Le foglie del fusto sono sessili (senza picciolo) con il margine leggermente dentato (sulle diverse forme delle foglie v. qui). La rucola violacea fa parte della grande e importante famiglia delle Brassicaceae e, come tutte le piante di questa specie, ha i fiori con 4 petali, 4 sepali e 6 stami, disposti in croce; infatti un altro nome delle Brassicaceae è quello di Cruciferae, dovuto proprio all’aspetto del fiore.

Istruzioni per l’uso: prima si è parlato di periodo di fioritura, il termine botanico è “antesi” che si riferisce al momento in cui la pianta ha i fiori aperti. Il tempo dell’antesi in alcune piante può essere molto breve (per esempio nelle querce, i cui fiori non si notano nemmeno) o molto lungo (la borragine e la stessa rucola violacea durano quasi tutto l’anno: i fiori si aprono, poi appassiscono ma altri fiori si sviluppano e si schiudono in continua successione). Ma ci sono altri fattori che influenzano il periodo di fioritura, che dipende anche dal luogo in cui si trova la pianta, dalle condizioni meteorologiche, dalla temperatura e dall’umidità.

Le erbe nell’arte e nella letteratura: usata sin dall’antichità, si dice che tutte le specie di rucola “risvegliassero Venere”, cioè avessero proprietà afrodisiache. Al tempo dei romani la coltivazione della rucola era sotto la protezione di Priapo, dio pagano della virilità, per questo i coltivatori mettevano delle statue falliche nei campi di rucola. Ovidio ne parla nella sua celebre opera Ars amandi, classificandola come erba “lussuriosa”. Qualche secolo dopo, si racconta anche che i frati di un monastero, dopo aver bevuto un liquore a base di rucola, gettarono alle ortiche le loro tonache, rinunciando al voto di castità. Proprio per questo motivo, il cattolicissimo governo borbonico emanò una serie di disposizioni restrittive sulla coltivazione della rucola e sulla sua vendita, assolutamente proibita ai monaci! Ma i frati, a cui la rucola invece piaceva molto, aggirarono questi provvedimenti andandosela a cercare nei campi intorno ai loro monasteri…

(Ho tratto queste informazioni da un interessantissimo articolo di Carmine di Leo, Non date la rucola ai monaci! Le strane disposizioni sulla vendita nel Regno di Napoli lo potete leggere per intero qui)

"I due monaci" (dal racconto di Boccaccio), 1833. Incisione di Charles Heath, su disegno J.M. Wright
COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti