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Kenya da scoprire: 3 piatti locali da provare almeno una volta

di Camilla Micheletti 30 gen 2020 0

Non solo pesce grigliato e frutta tropicale: dalla sima al kachumbari, le preparazioni tipiche della costa africana.

Quando si pianifica un viaggio in una terra di mare poco al di sotto dell’equatore, forse il cibo è l’ultima cosa che si prende in considerazione. “Mangeremo pesce e frutta”, si pensa.

In Kenya, sulla costa che va da Malindi a Watamu, le grigliate di pesce sulla spiaggia e i grandi vassoi di frutta tropicale sono all’ordine del giorno. C’è però una cucina più autentica, in cui carne, mais e verdure la fanno da padrone.

Questa gastronomia, consumata principalmente dai locali, si scova in alcuni ristoranti africani lontani dalle grandi spiagge, nelle vie non asfaltate poco distanti rispetto a quelle che corrono parallele al mare. Oppure nelle baracchine che si trovano sul ciglio delle vie affollate nei villaggi che sorgono attorno alle località turistiche.

Prima di avvicinarsi all’esperienza gastronomica kenyota, si deve tenere conto di due elementi importanti, che sono forse i tratti più evidenti della cultura alimentare del paese. Il primo è che dovremmo dire addio alle posate: il cibo si mangia con le mani, rigorosamente con la mano destra. I primi giorni ci sentiremo un po’ spiazzati, ma dopo poco tempo sarà una soddisfazione avere imparato a maneggiare la sima – una sorta di polenta soda – e i chapati, le piadine locali, per raccogliere anche i cibi più sugosi.

Il secondo elemento con cui fare conoscenza è il royco, un mix di spezie utilizzato alla stregua del nostro dado alimentare. Il royco – grazie alla combo tra macis, coriandolo, curcuma, zenzero, aglio e cumino – riuscirà a dare un sapore unico anche a una semplice zuppa di pomodoro, e una volta tornati in Italia, non ne potrete più fare a meno.

Ecco 3 piatti tipici kenioti da provare almeno una volta.


Kachumbari

Il piatto che sicuramente accompagnerà tutto il soggiorno in Kenya è il kachumbari, la classica insalata di accompagnamento ai piatti. Perfetta per rinfrescare le calde giornate africane, questa insalata a base di pomodoro e cipolla ha la particolarità di avere un gusto molto delicato, a dispetto delle grandi quantità di cipolla impiegate. La cipolla viene infatti passata in acqua e sale, per stemperare un po’ di quel suo sapore pungente.

Nella versione “povera” del kachumbari appaiono soltanto pomodoro e cipolla, conditi con limone. In quelle più ricche anche peperone verde, cavolo bianco e carote e, in alcuni casi, avocado.

Kachumbari

Pilau

Il riso “pilau” è uno dei piatti unici più frequenti da trovare nei ristoranti del Kenya, specialmente quelli della costa. La ricetta è di origine mediorientale, ma la sua variante swahili è diffusa soprattutto in Kenya e Tanzania e la sua fama è giunta anche in Sud Africa e in Etiopia. A differenza di quello indiano non ha il curry ed è meno piccante, ma più speziato di quello arabo, grazie all’aggiunta di cardamomo, cannella, chiodi di garofano e cumino.

Pilau

Stew e Sima

La Sima è una sorta di polenta molto soda a base di farina di mais bianco e acqua, una pietanza diffusa in tutta l’Africa. L’importanza di questo piatto nella realtà locale è dovuta anche all’economicità dei suoi ingredienti. Prendetene un po’ con la mano destra, formate una pallina con le dita, praticando un solco con il pollice, e intingetela nello stew che l’accompagna.

Lo stew è un piatto africano (originario della Tanzania) gustosissimo e molto ricco in cui vengono impiegati ingredienti dal sapore molto speziato, tipici della cucina locale; si tratta di uno stufato di carne, speziato con il royco. Normalmente lo stew è di manzo (combe stew), ma esistono varianti in cui vengono utilizzate carni di pollo, di montone o di agnello.

Sima
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