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Il corbezzolo, fiore simbolo dell’Italia

di Franco Lodini 11 nov 2019 0

Vita morte e miracoli di questa pianta tricolore che dona colore e benefici.

Proprio in questo periodo il corbezzolo (Arbutus unedo L.) mette in scena il suo spettacolo più riuscito: lo trovate con le bellissime bacche rosse che assomigliano a fragole mature, con le sue eleganti e lucide foglie verdi (è un sempreverde, ci sono tutto l’anno a decorare i nostri giardini) e nello stesso tempo con i fiori bianchi che, disposti in corimbi penduli, sbocciano a novembre e durano fino a marzo, quindi per un po’ di tempo c’è una compresenza di fiori e frutti che si raccolgono appunto tra marzo e novembre.

Pianta tipicamente e quasi esclusivamente mediterranea, rara nel Nord Italia, ama il caldo e si trova comunemente nella macchia mediterranea insieme ad altre piante simili, come il mirto, l’alloro, il leccio, diffusa soprattutto nelle boscaglie di lecci ma anche in luoghi rocciosi fino a 800 metri circa. A Genna Silana, in provincia di Nuoro, c’è un enorme esemplare di corbezzolo plurisecolare dalla circonferenza di 3,20 metri! Il suo portamento infatti può variare da arbusto ad albero (altezza tra 1 e 8 metri) sempreverde, con corteccia rossastra. Le foglie alterne sono coriacee e lucide e dal bordo dentellato.

I frutti, la parte commestibile della pianta, sono bacche con un lungo picciolo, di color porpora con la buccia rugosa, mentre la polpa interna è di colore giallastro. Per questo diventò simbolo risorgimentale della bandiera italiana e quindi dell’unità d’Italia, inserito tra le specie “patriottiche” e perciò pianta ornamentale nei parchi delle rimembranze, per ricordare i caduti in guerra. A questo proposito non si può non citare Giovanni Pascoli, quando, nella poesia dedicata proprio al corbezzolo, recita:

O verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora
 

Il nome deriva dal greco κόμαρος (kòmaros) che è stato dato anche al monte Conero, un promontorio, tra le più note e belle località turistiche delle Marche, che si trova a sud di Ancona, perché i suoi boschi sono ricchi di corbezzoli. Infatti lo stemma della provincia di Ancona (che si ispira a sua volta a una moneta greca locale del III secolo a.C.) rappresenta un ramoscello di corbezzolo con due frutti. Ma anche in Spagna il corbezzolo è famoso e lo troviamo nello stemma della capitale, Madrid che ha come simbolo un’orsa che si appoggia a un corbezzolo, pronta a gustarne i frutti.

Stemma della provincia di Ancona
Stemma della città di Madrid

Pianta dunque ricca di simboli se anche Ovidio, nel descrivere l’età dell’oro, scriveva che “la terra produceva ogni cosa da sé e gli uomini, appagati dei cibi nati spontaneamente, raccoglievano corbezzoli, fragole di monte, corniole”.

A questo punto molti si chiederanno anche da dove viene l’espressione “corbezzoli!”: si tratta semplicemente di un eufemismo, che sostituisce la parola volgare “corbelli” con quella più politically correct di “corbezzoli”. Ma tornando all’impiego gastronomico del frutto, bisogna fare attenzione a non mangiare troppe di bacche di corbezzolo, lo dice anche il nome della specie: “unedo” dal latino unum tantum edo, cioè “ne mangio solo uno”, perché ha anche proprietà astringenti e può creare fastidi all’intestino. Non solo, ma mangiati in grande quantità danno vertigine e addirittura ubriacano. L’aspetto positivo invece è che il corbezzolo è ricco di vitamina C e, da ricerche recenti, sembra abbia anche proprietà antibiotiche. Inoltre tutta la pianta ha proprietà astringenti, antisettiche, antinfiammatorie, antidiuretiche. Visto che non è il caso di farne scorpacciate potete però farne confetture o mettere le bacche sotto spirito come le ciliegie o persino utilizzarle per aromatizzare l’aceto.

Ecco una semplice ricetta: aggiungere a un buon aceto di vino bianco qualche bacca non ancora matura di corbezzolo e qualche foglia di alloro, filtrare dopo averlo fatto riposare circa tre settimane in un ambiente fresco e buio, otterrete un aceto dall’aroma molto particolare di un bel colore rosso vivo. Infine, la pianta è una buona mellifera: non vale in questo caso dire “dolce come il miele” perché il miele di corbezzolo è un miele dalle proprietà balsamiche ma stranamente e particolarmente… amaro! È proprio il caso di dire “corbezzoli!”

Istruzioni per l’uso: più di una volta ho usato il termine “bacca”, anche riferendomi al corbezzolo. Bisogna però chiarire che “bacca”, come termine botanico si riferisce a un frutto “carnoso” con i semi immersi nella polpa, come per esempio il nostro corbezzolo ma anche il pomodoro, l’acino d’uva, il peperone e la melanzana che non siamo abituati a considerare delle bacche. I frutti che contengono invece all’interno un nocciolo sono chiamati “drupe”, ovvero la ciliegia, l’albicocca, la prugna, l’oliva, la noce, che sono perciò indeiscenti (cioè il frutto non si apre a maturità).


Le erbe nell’arte: Il famoso trittico di Hieronymus Bosch (’s-Hertogenbosch, Olanda, 1450-1516), conosciuto come il Giardino delle delizie, dopo vari passaggi di proprietà arrivò in Spagna e nel 1591 fu acquistato a un’asta da Filippo II che lo mise all’Escorial. Un inventario dell’epoca così lo descrive: «... Dipinto a olio, con due ali rappresentanti la varietà del mondo, illustrati con forme grottesche da Hieronymus Bosch, conosciuto come "del madroño”» (n.d.r.: madroño in spagnolo significa corbezzolo). Il monaco spagnolo José de Sigüenza nel 1605 lo aveva descritto come “... un’osservazione satirica sulla vergogna e la colpevolezza dell'umanità” e lo aveva chiamato nell’inventario il Quadro del corbezzolo perché il frutto del corbezzolo assomiglia molto alla fragola (il nome inglese della pianta è strawberry tree). Le fragole infatti sono un tema ricorrente, dipinte in molte scene del pannello centrale e hanno un grande valore simbolico. L’abbondanza di semi si riferisce forse alla promiscuità, o, secondo la tradizione cattolica, alla rinascita? O forse perché, come sosteneva lo stesso Sigüenza, l’odore della fragola svanisce rapidamente, e diventa simbolo di tutto ciò che è transeunte nelle delizie del paradiso terrestre. Un’altra interpretazione positiva invece riguardava la fragola come simbolo della verginità della Madonna. Il mistero continua… Chi volesse esplorare più nel dettaglio questo interessantissimo quanto misterioso dipinto, può cliccare qui.

Hieronymus Bosch, Il giardino delle delizie, 1500-1505; olio su tavola (220 x 386 cm)
Madrid - Museo del Prado
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