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Farm distillery, quando il whisky è “agricolo”

di Camilla Micheletti 28 nov 2019 0

Spirit of Yorkshire, Kilchoman e Edradour: tre distillerie che abbracciano la massima “dal campo al bicchiere”.

Il ritorno alla terra è uno dei temi più discussi nel mondo dell’enogastronomia, soprattutto quando si traduce nel completo controllo della filiera produttiva.

Tuttavia quando si parla di whisky questo fenomeno è ancora lontano dalle dimensioni di massa che riguardano invece le produzioni enologiche e agricole.

Il motivo è semplice: il mondo del whisky è sostanzialmente composto da grandi industrie e multinazionali e, a causa dell’incertezza propria dalla produzione agricola, spesso non è facile controllare e gestire “in casa” tutte le fasi della produzione e mantenere allo stesso tempo gli standard quantitativi richiesti dal mercato.

Ma il whisky agricolo esiste?

Negli ultimi anni alcune distillerie in Scozia e Inghilterra si sono distinte per la scelta di produrre in maniera autonoma i malti che danno vita al celebre distillato dorato. Solitamente si tratta di aziende agricole strutturate per la coltivazione di malti che decidono di imbarcarsi nell’impresa di produzione del proprio distillato.

Il fenomeno riguarda ancora una piccola manciata di distillerie: non si può parlare di tendenza, ma siamo sicuri che molte realtà, grandi e piccole, prenderanno presto questa direzione.

Vediamo alcune delle farm distillery più interessanti che abbracciano la massima “dal campo al bicchiere”.


Spirit of Yorkshire

L’ultima arrivata – ha presentato la sua prima release, Filey Bay, al Whisky Festival di Milano di inizio novembre – si trova fuori dal territorio scozzese e precisamente nello Yorkshire.

Tutto l’orzo utilizzato per la produzione di whisky è coltivato in loco mentre l’acqua arriva da due fonti di proprietà. Nata dalla passione di una famiglia di agricoltori e produttori di birra, Spirit of Yorkshire controlla tutte le fasi produttive, dalla crescita al processo di distillazione, dalla scelta della varietà di orzo alla coltivazione, fino all’imbottigliamento. Una perla rara nel panorama delle distillerie inglesi, ne sentiremo parlare presto.

Kilchoman

Fondata nel 2005 da Antony Willis, Kilchoman è la più giovane e la più piccola (con 120000 litri l’anno) distilleria attiva su Islay, ed è la prima distilleria scozzese ad aver diffuso nel mondo il concetto della farm distillery. L’orzo viene coltivato alla Rockside Farm e maltato utilizzando il malt floor di proprietà (la Kilchoman è una delle ultime sette distillerie rimaste ad usare ancora un malt floor interno). Anche la distillazione, la maturazione e l’imbottigliamento avvengono all'interno della distilleria.

Edradour

Dopo le giovani distillerie arriviamo invece a un brand storico: Edradour è conosciuta come la più piccola distilleria tradizionale della Scozia, e forse una delle più affascinati per via della lunga storia che la contraddistingue. Fondata nel 1825 da otto agricoltori locali sotto il nome di Glenforres, nel 1837 cambiò il nome in Edradour. Sopravvissuta fino ad oggi dopo varie peripezie – che includono anche un’accusa infondata di essere controllata dalla mafia – la distilleria appartiene oggi a Andrew Symington proprietario della Signatory Vintage Scotch Whisky, società di imbottigliamento indipendente con sede a Edimburgo. Oggi, chi vuole farsi un'idea di come venisse distillato il whisky nelle fattorie può visitare la distilleria che ancora mantiene tutto il suo fascino con i suoi muri grezzi e imbiancati a calce.

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