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Bollicine contro il cambiamento climatico: se la lotta alla crisi del clima si svolge in Champagne

di Camilla Micheletti 21 nov 2019 0

Lo champagne lancia la sfida al riscaldamento globale: l’obiettivo è ridurre le emissioni del 75% entro il 2050.

Bottiglie più leggere che limitano del 20% l’impatto delle emissioni di CO2, un programma di innovazione varietale per selezionare varietà più resistenti agli stress climatici, il 90% dei rifiuti riciclati e valorizzati: sono solo alcune delle azioni a tutela dell’ambiente messe in campo negli ultimi 15 anni dalla Champagne, la prima filiera viticola al mondo a misurare la sua impronta carbonica e ad aver dato vita a un piano per ridurre del 75% le sue emissioni entro il 2050. Se ne è parlato a Milano il 15 novembre nel corso dell’Académie du Champagne, l’evento dedicato alla formazione promosso dal Bureau du Champagne in Italia.

La temperatura media in Champagne è aumentata di +1,1°C in trent’anni. Finora questo fenomeno si è rivelato benefico per la qualità dei mosti: vendemmia più precoce di 18 giorni, acidità totale calata di 1,3 grammi per litro di acido solforico, crescita minima (+0,7%) del titolo alcolometrico volumico naturale. Questi effetti positivi dovrebbero perdurare anche nel caso in cui le temperature crescessero di 2°C. Tuttavia il cambiamento climatico in atto spinge la Champagne a esplorare scenari alternativi che le consentiranno di mantenere la tipicità dei suoi vini in caso di peggioramento della deriva climatica.


Bollicine vs. riscaldamento globale: le azioni

La Champagne è stata la prima filiera viticola al mondo a calcolare con precisione la sua impronta carbonica. Nel 2003 la filiera si è dotata di un ambizioso piano a tutela del clima e punta a una diminuzione del 75% delle proprie emissioni entro il 2050. I primi risultati sono già arrivati: in 15 anni la Champagne ha ridotto del 20% le emissioni di CO2 per singola bottiglia.

Dopo cinque anni di sperimentazioni, nel 2010, la filiera dello Champagne ha alleggerito del 7% il peso della bottiglia (da 900 a 835 grammi). L’effetto su imballaggi e trasporti ha permesso una riduzione delle emissioni pari a 8.000 tonnellate di CO2 all’anno, equivalenti a una flotta di 4.000 veicoli.

Nel suo processo volto alla sostenibilità ambientale, inoltre, la Champagne è già oggi in grado di riciclare il 90% dei rifiuti prodotti, mentre il 100% dei sottoprodotti vinicoli viene valorizzato dall’industria, dalla cosmetica e dal settore farmaceutico e agroalimentare.

Inoltre, sono 120.000 le tonnellate di legno di risulta prodotte ogni anno dalla filiera: l’80% è trinciato sul posto per arricchire il terreno di humus e agire da fertilizzante naturale, il 20% è bruciato per una valorizzazione energetica che rappresenta un potenziale di 0,5 tonnellate equivalenti petrolio (TEP) per ettaro.


I vitigni del futuro

I vitigni della Champagne sono per lo più varietà antiche, a cui si è aggiunto di recente lo Chardonnay, la cui introduzione pare risalire a 150 anni fa. Dal 2010 la Champagne partecipa al programma di miglioramento varietale INRA-ResDur, studiando in situ le varietà candidate all’iscrizione al registro francese dei vitigni. In parallelo, il Comité Champagne – l’organizzazione con sede a Epernay creata nel 1941 che riunisce tutti i viticoltori e tutte le Maison di Champagne – ha intrapreso nel 2014 un programma regionale, che prevede incroci di Pinot Noir, Gouais, Chardonnay, Meunier, Arbane e Petit Meslier. Nel 2018 il programma è entrato nella fase di selezione intermedia (in campo sei anni), con la messa a dimora delle prime varietà che saranno valutate dal 2020. Altre varietà sono state piantate nel 2019, mentre i restanti impianti proseguiranno fino al 2022-2023.


Come cambia il lavoro in vigna e in cantina

Con il 2018 la Champagne ha registrato la quinta vendemmia iniziata nel mese di agosto da 15 anni a questa parte. Sono state sviluppate sperimentazioni per l’eventuale protezione delle uve e dei mosti dal calore. Le prime misure vanno naturalmente adottate in vigneto: raccolta nelle ore più fresche della giornata, cassette di colore chiaro riposte all’ombra dei filari e lontane dai raggi di sole. In cantina i tempi di lavorazione possono essere ridotti con diverse strategie, mentre le pratiche enologiche devono adeguarsi per assicurare l’eccellenza costante dei vini di Champagne: un minor zuccheraggio e l’imbottigliamento a pressioni inferiori per non aumentare il grado alcolico.

Vitigni della Champagne
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