il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Uno Studio di Chopin (il produttore di vino)

di Fabio Rizzari 17 gen 2020 0

Un Borgogna poco o per nulla conosciuto letto come un’opera musicale.

Scriverei di un produttore che si chiama Chopin anche se i suoi vini facessero vomitare un cammello. E non è certo il caso di oggi.
Per diversi anni ho studiato musicologia, centrando la mia attenzione sul repertorio tastieristico antico, cioè seicentesco e settecentesco. Ma ho sempre amato i compositori principali del pianismo romantico, a cominciare ovviamente dai dioscuri Chopin e Schumann.

Così quando il sodale fraterno Armando Castagno ha portato in tavola, durante una delle nostre frequenti riunioni alcoliche insieme al sodale fraterno Giampaolo Gravina, una bottiglia di Nuits Saint Georges 2017 del Domaine Chopin et Fils, mi sono schizzati gli occhi fuori dalle orbite come Wile Coyote. “Stai a vedere che sarà bello come uno Studio di Chopin”, mi sono detto.

E così ho iniziato appunto a studiarlo, vale a dire a berlo con particolare concentrazione, aiutato dalle preziose valutazioni critiche di Armando e Giampaolo, due dei più noti esperti europei della Borgogna.

In ossequio al carattere enomusicale del post, ripartisco le annotazioni sul vino in tre tempi, come si trattasse di una sonata:

Primo tempo
Adagio con sentimento
Appena versato si mostra del regolamentare rubino medio tipico di un Borgogna, ma la timbrica aromatica è velata da uno strato boisé tostato in leggero primo piano. La qualità del legno e la sua integrazione, soprattutto considerando che si tratta di un vino giovane, sono ottime.
Al gusto ha da subito un bel frutto puro, il centro bocca si addensa e si contrae un poco per i tannini, però occorre rimarcare che la temperatura iniziale abbastanza bassa ne sottolinea - come è normale  - l’astringenza.  

Secondo tempo
Allegro con brio
Il rosso si libera presto del lieve freno asciugante dovuto all’azione combinata dei suoi tannini e di quelli del rovere, e si distende con eleganza, sia all’olfatto che al palato. Il frutto si conferma netto e succoso, il finale è ancora più baritonale e “scuro” che slanciato, però lungo.

Terzo tempo
Allegretto aggraziato
Nel movimento finale il vino dà il meglio. Il frutto è ancora più limpido, la progressione gustativa ancora più convincente e ritmata, il finale molto più aereo e floreale. Non è più il classico Nuits – ombroso, terragno, tannico – ma guarda alla delicatezza di tocco di Vosne.
Davvero notevole, a conti fatti. Sorprende che in Italia nessuno abbia pensato a importarlo.


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