il BOTTIGLIERE Degustazioni

Un bel viaggio nel nulla

di Fabio Rizzari 12 feb 2020 0

Cos’è innovazione? Cos’è tradizione? Più che filosofeggiando lo si capisce bevendo.

L’estate scorsa ho attraversato la penisola coast to coast, andando dal Cilento al Salento. In omaggio ai due estremi del percorso ho viaggiato in modo lento, con diverse tappe intermedie. Una delle soste più singolari è stata ad Irsina in Basilicata. Un paese che si innalza su una piana monotona simile al Mare della Tranquillità. Dal suo – singolo, credo – belvedere si domina una successione di colline di colore tra il giallo pallidissimo e la totale assenza di una qualsiasi tinta.

Qui, in una trattoria di cui al momento mi sfugge il nome, ho fatto una delle esperienze gastronomiche migliori degli ultimi anni. Nonostante dei meravigliosi peperoni cruschi cercassero di rubargli la scena, mi è rimasto impresso più di ogni altro attore della tavola un magnifico Cacc’e Mmitte di Lucera 2013 di Alberto Longo.

Se c’è una via alla modernità, intesa come naturale evoluzione del retaggio del passato e non come tradimento del carattere storico, Alberto Longo in Puglia l’ha percorsa in maniera esemplare. Quando ancora facevo guide dei vini aveva come supporto enologico la tosca Graziana Grassini, una discepola del celebre Giacomo Tachis. Oggi non so.

Come ha scritto acutamente anni fa il Masna, alias Alessandro Masnaghetti, il frutto dei vini di Alberto Longo “ondeggia tra Bordeaux, Borgogna e Rodano senza tuttavia risultare mai lontano dalla sua terra: la traccia mediterranea è infatti solida e si fa sempre più netta a contatto con l’aria”. E difatti quel rosso batteva un ritmo armonioso in cui si alternavano note di capperi e gariga, aromi di sangue e inchiostro dagli echi rodaneggianti, sfumature (anzi, note decise, più che sfumature) di amarena e ciliegia sotto spirito.   

Uscito dal locale l’esperienza dell’ebrezza alcolica e del paesaggio lunare mi hanno dato uno stordimento beato simile ai sintomi della sindrome di Stendhal, e per un attimo – sospeso nel nulla pieno di aromi e non colori - ho dimenticato l’ultima riunione di condominio.

Un vino originale e classico nello stesso tempo. Nello sfiancante dibattito polemico tra vinnaturalisti, convenzionalisti, tradizionalisti, rossi come questo illuminano con la forza di un esempio vivente l’ispirata sentenza mahleriana: “tradizione è custodia del fuoco, non adorazione della cenere”.  


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