il BOTTIGLIERE Degustazioni

Una bottiglia, tre età

di Fabio Rizzari 11 mar 2020 3

“Ascolto” di un grande vino durato vent’anni.

Premessa
In questo periodo in cui va tutto male in modo nuovo, parlare di vino suonerà a molti un esercizio futile.
Questo post è anche più inessenziale, contenendo principalmente elementi di biografia privata e in piccola parte autocelebrativa. Ci sono tuttavia due robuste attenuanti: a) il testo stato scritto vari giorni fa; e soprattutto, b) il vino è uno dei più potenti consolatori del mondo in tempi tristi. Anzi, il più potente. 

Sostengo da anni che per apprezzare un vino non conti soltanto la qualità, ma anche la quantità. Non nel senso apparente del numero di bicchieri ingurgitati, quindi dell’abbondanza o addirittura dell’eccesso. Nel senso del numero di bottiglie dello stesso vino che è possibile stappare nel corso del tempo: una sola bottiglia e si è costretti a studiare le fasi lunari, farsi dare un parere da una cartomante, consultare app che indicano i giorni radice/fiore/frutto. Due, tre o magari una dozzina di bottiglie, e si è invece compagni di viaggio, si può seguire l’evoluzione del vino e apprezzarne le diverse tappe evolutive.

Agli inizi degli anni Duemila, dopo aver truffato un ricco speculatore vendendogli un’inesistente villa a Capri, ho avuto provvisoriamente le risorse finanziarie per acquistare non una, ma ben tre bottiglie di La Tâche 2000. Il noto importatore Sagna me le fece avere in un robusto cofanetto ligneo. Anziché costruire un tabernacolo a scopo devozionale* e raccogliermi in preghiera due volte al giorno – Mattutino, Vespro - davanti al sacro contenitore, le ho bevute tutte.
Però nell’arco di vent’anni, eh.

Prima bottiglia
Marzo 2003. Aperta per festeggiare la maggiore età del geniale primogenito di Ernesto Gentili, Dario. Appena versato, il liquido appariva blu. Un blu intenso e insieme trasparente. Il vino era tutto sul frutto, certo, ma già inebriante nella corrente odorosa di spezie d’Oriente: così dovevano risultare alle narici della Madonna, di San Giuseppe e di Nostro Signore i profumi sprigionati dai doni dei Re Magi (oro escluso; o forse incluso). In bocca sembrava che un prestigiatore avesse sostituito il liquido con un foulard di seta. Il velluto, a paragone, ha il tatto abrasivo della carta vetrata.
Commozione generale e bottiglia finita in circa otto minuti.

Seconda bottiglia
Giugno 2009. Aperta a casa di Giovanni Bietti, esimio musicista, profondo conoscitore e scrittore di cose vinose. Per festeggiare la nuova vita lavorativa di Marco Bolasco, che aveva appena lasciato il Gambero Rosso e si stava trasferendo a Bra, nella sede di Slow Food.
A quasi un decennio dalla vendemmia, il vino era probabilmente nella sua età più espressiva: dal blu al rubino luminoso nel colore, di stratosferica delicatezza di tocco al gusto, di iridescente ampiezza aromatica. Il bazar orientale era ancora ben presente, declinato in ogni possibile variante e sfumatura. Scoppiati a piangere per l’emozione, abbiamo dovuto alternare un sorso e una soffiata di naso fino alla scolatura completa della bottiglia.

Terza bottiglia
Marzo 2020. Per festeggiare (si fa per dire) il compimento del sessantesimo anno di età. Aperta con la circospezione di un artificiere: tre o quattro minuti solo per estrarre il tappo. Se ci fossero stati problemi di alterazione da tricloroanisolo avevo preparato a latere un flacone di Mister Muscolo con il quale avvelenarmi. In compagnia di pochissimi e carissimi amici, in primis Riccardo Lombardi, cui devo l'illuminazione sulla Borgogna, quasi tre decenni fa. Nel bicchiere i vent’anni erano trascorsi in modo evidente: colore tra il rosso carminio e il rosso ruggine, riflessi meno vitali di un tempo. Nei profumi e nei sapori, tuttavia, il vino attingeva al sublime. Sorseggiandolo non ho trovato aggettivi, né peraltro li ho cercati.

Il significato di La Tâche rimanda asciuttamente alla “giornata” di lavoro del vignaiolo borgognone. Ma significa, più profondamente, “compito”, “opera compiuta”. In tutt’e tre i casi un’opera, grande o piccola, era stata compiuta. Nella speranza vaga di aprire un nuovo capitolo. 

* sembra la solita esagerazione ma c’è chi l’ha fatto per altri vini


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COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Francesco
12 marzo 2020 12:02 Lettura oltremodo interessante. Ci voleva proprio per tirare su il morale. Grazie
Stefano
13 marzo 2020 00:06 Per favore, scrivi, scrivi in questi giorni; almeno alterno le bevute di vino con la lettura sul vino
monterosso
13 marzo 2020 22:15 Gentile Rizzari, è sempre interessante leggerla, in questo caso apprezzo anche la divertente ironia, bravo. In questo orrendo periodo ne sentiamo oltremodo il bisogno...dell'ironia. A margine le chiedo una cosa: valutando i tempi di uscita dei vini DRC lei ha bevuto La Tache 2000 nel marzo 2003?