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Il nuovo decalogo del vino

di Fabio Rizzari 15 nov 2019 3

Le dieci tendenze principali del mondo del vino secondo una nuova ricerca: alcuni commenti a margine

Un attento produttore mi segnala l'articolo apparso mercoledì su Repubblica.it circa le attuali tendenze del vino. Per la verità il titolo è meno tricolore, preferendo esibire l'irritante espressione "wine trend". 

Scaturito da una ricerca statistica commissionata dalla Vitavigor – che pare il nome di un ricostituente degli anni Cinquanta ma è un'azienda di grissini –, il decalogo finale contiene previsioni degne di chiosa. Previsioni curiose: talune dal senso intuibile, talaltre più difficoltose da afferrare. Vediamo:


1) Vini vegani
“bevande prodotte senza interazioni di derivazione animale, certificate e controllate da SGS.”

Ignoro cosa significhi l'acronimo SGS, comunque punto interessante, di evidente derivazione salutista. Peccato che il vino contenga una delle sostanze più tossiche del pianeta, l'alcol. Si attende comunque il passo successivo (o per restare moderni, il prossimo step): ad esempio, il vino crudista. 

2) Vini rosati
Definiti curiosamente nell'articolo “bevande mediterranee per eccellenza”.

Su questo poco da dire, se non che suona una tendenza meno "cool" e originale delle altre. Più da nonno Nanni, insomma, che da fico millennial

3) Vini low ABV
Cioè “vini con un grado alcolico compreso tra i 6 e gli 8,5, fortemente preferiti dai giovanissimi.”

Già qui ci siamo: si riesce a ricostruire una logica. L'alcol si tollera sempre meno, si sa che fa male. Un vino poco o pochissimo alcolico perciò funziona. Senonché non è proprio facilissimo trovare in Italia (a esclusione del Moscato d'Asti), e in genere nel mondo (qualche bianco tedesco, non molto altro), prodotti che restino tradizionalmente in quella fascia di gradazione. A occhio e croce occorrerà dunque fermare prima le fermentazioni (ottenendo però solo vini dolci), oppure dealcolizzare fisico/chimicamente (il che tuttavia cozza contro lo slancio natural/salutist/vegano dei punti 1 e 4). 

4) Vini organici
“ottenuti da uva coltivate senza l’uso di prodotti chimici sintetici o artificiali, e conformi ai principi dell’agricoltura biologica.”

Nessun commento.

5) Bring Your Own Bottle
“È in crescita la tendenza di portare da casa la propria bottiglia di vino al ristorante, avvalendosi del servizio di un sommelier esperto.”

Vivaddio. Ne ho scritto qui a luglio scorso. Un ulteriore elemento di pressione sui ristoratori italici, che per svariati motivi (un paio dei quali del tutto comprensibili) resistono all'idea. Ma se con il cosiddetto cork fee ci guadagnate, e vi tenete pure il vino in cantina, che problema c'è? 

6) Vini alla cannabis
“Prodotti con cannabis organica e uva fermentate in maniera biodinamica, sono richiesti per le proprietà benefiche.”

Si confrontino innanzitutto le obiezioni di cui alla chiosa 1. Seguendo lo stesso schema astuto usciranno i vini all'Augmentin (bevuta più copertura antibiotica), i vini al Voltaren Emulgel (bevuta più effetto antireumatico), i vini all'Aulin (bevuta più effetto antinfiammatorio), eccetera eccetera. C'è bisogno di sottolinearlo? le proprietà benefiche della cannabis, dell'aspirina o di qualsiasi altra sostanza "salutare", vanno a farsi benedire in presenza di alcol etilico. Amen. 

7) Vini in lattina
"Il mercato del canned wine è sempre più in voga per via della sua praticità d’uso e portabilità.”

I bevitori più âgé ci sono già passati: negli anni 80 del secolo scorso alcuni imprenditori hanno lanciato sul mercato americano dei vini in lattina, con tanto di spot televisivi (in cui se ben ricordo un giovinastro in discoteca esibiva una lattina scandendo “Giacobazzi is my wine”). Fu un severo insuccesso. Oggi magari i tempi sono maturi per un esito più felice. Non so se ci sia da augurarselo, tuttavia.

8) Riesling
“Prodotto in Germania, si tratta di uno dei vini bianchi più raffinati al mondo, considerato il più ricercato dagli appassionati per via del suo aroma unico.”

Nulla da aggiungere. Tutto vero. Magari gli altri punti fossero altrettanto condivisibili.

9) Vini arancioni
“Bevande prodotte attraverso la fermentazione di uve bianche con le loro parti solide, ovvero pelle e graspi.”

Vino “arancione” è una disinvolta traduzione di "orange wine"; in italiano o in inglese, non si ha comunque a che fare con espressioni particolarmente eufoniche. Tecnica pericolosamente omologante - con numerose eccezioni virtuose, ovvio - la macerazione nei bianchi si presta a eccessi folkloristici di ogni genere, fino a vere e proprie derive circensi. Qui il termine generico "bevande" risulta perciò molto puntuale. 

10) Cabernet Franc
“È il vino fruttato francese per eccellenza, contraddistinto per un mix di aromi che vanno dalla frutta alle spezie, oltre a mantenere la sua freschezza e mineralità.”

Come nel caso del Riesling, è una delle tendenze più apprezzabili e sensate del decalogo. A margine, che si tratti del "vino fruttato francese per eccellenza" mi torna del tutto nuovo. Non si finisce mai di imparare.


Leggi gli ultimi articoli di Fabio Rizzari, autore di Vini da scoprire. La riscossa dei vini leggeri:

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COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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francesco
15 novembre 2019 09:48 Le prospettive del punto 1 sono già realtà http://www.ilviticcio.it/eventi/vino-crudo-2019/
Fabio Rizzari
15 novembre 2019 09:52 Ottimo. Procediamo allora con il vino paleolitico.
Matteo
15 novembre 2019 10:57 Per quanto riguarda il punto 8 sarebbe importante capire la fonte. Perché se fosse stato scritto su Novella 2000 non sarebbe neanche troppo erroneo.