il BOTTIGLIERE Riflessioni

La guerra dei mondi: Bordeaux VS Borgogna

di Fabio Rizzari 11 mar 2014 1
La guerra dei mondi

Ben nota agli enofili più sfegatati (in senso letterale e metaforico), la guerra che lacera da decenni il mondo del vino francese vede fronteggiarsi due grandi zone vinicole: Bordeaux da un lato e la Borgogna dall’altro. Si tratta di concezioni del vino sensibilmente differenti, per molti aspetti antitetiche, almeno nei luoghi comuni che si sono consolidati con il tempo. Sono cliché che è sempre utile conoscere per chi inizia a occuparsi di vino e non vuole trovarsi spiazzato in una discussione al ristorante o a casa del maniaco del vino di turno. Vediamoli in rapida carrellata.

A Bordeaux ci sono grandi aziende, manager aggressivi e speculatori internazionali, in Borgogna veri vignaioli e piccole tenute a conduzione familiare.
Sì e no. In generale è vero che nel bordolese le proprietà sono ben più estese di quelle borgognone: il vigneto di quest’ultima area è frammentato in una miriade di appezzamenti piccoli e piccolissimi, mentre a Bordeaux non sono affatto rari i domaine che contano centinaia di ettari. Meno difendibile l’opinione per cui a Bordeaux si speculi senza scrupoli e in Borgogna ci siano solo contadini onesti e votati solo alla qualità. Non mancano affatto ottimi vigneron veraci nel bordolese e grandi négociants in terra borgognona.

I Bordeaux sono vini molto concentrati, pieni di legno, “costruiti” in cantina, i Borgogna sono vini eleganti, equilibrati, che nascono in vigna.
Questi sono stereotipi davvero brutali e infondati. Solo in linea generalissima si può affermare che le tecniche di vinificazione più moderne hanno incontrato dopo gli anni '60 e '70 del secolo scorso maggior favore e diffusione nel bordolese. Ma oggi i migliori Bordeaux e Borgogna sono ottenuti da un’ottima uva e da una elaborazione di cantina misurata, priva di accenti caricaturali.

I vigneti borgognoni sono molto superiori, per varietà e qualità, a quelli bordolese.
Una generalizzazione che però ha un suo netto e chiaro fondo di verità. La varietà iridescente dei “climats” borgognoni, cioè delle diverse microzone, è unica. il bordolese è terra molto meno differenziata, anche se ovviamente non si tratta di un’entità monolitica e uniforme. In linea di larga massima, è vero che la differenza tra un rosso delle Graves e un Pauillac (zone del bordolese) è meno accentuata rispetto alla distanza che separa, ad esempio, un Nuits St Georges e un Volnay (due appellation borgognone).

I Bordeaux sono più longevi dei Borgogna
Qui un fondo di verità c’è: mediamente più tannici, più strutturati, più potenti, i grandi bordolesi “reggono” anche venti, trenta, quarant'anni e oltre in bottiglia. Ma diversi Borgogna (rossi e, più sorprendentemente, bianchi) sono capaci di percorrere archi di vita altrettanto lunghi, se ben conservati.

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maria
19 giugno 2015 11:09 EVVIVA LA BORGOGNA!!!!!!!!!!!