il BOTTIGLIERE Attualità

La cultura del vino e la (s)cultura del Muro

di Fabio Rizzari 08 gen 2020 0

L’impresentabile presidente americano Trump è sul punto di infliggere un colpo mortale a migliaia di vignaioli italiani (e non solo).

In occasione del trentesimo anniversario della caduta del Muro, a Berlino hanno commissionato a un artista americano l’istallazione di una scultura fluttuante. Niente di più appropriato, metaforicamente e letteralmente: la cultura del Muro, dell’erigere muri, è una non-cultura. È una (s)cultura.

La (s)cultura del Muro è un poderoso arretramento della civiltà, un’abdicazione alle forze irrazionali che ciclicamente irrompono nella Storia, devastano il devastabile e lasciano rovine fumanti da bonificare per generazioni.

Questo è vero in generale per le relazioni tra gli esseri umani, ed è ovviamente vero per i loro scambi commerciali. Non occorre risalire al Medioevo – quando gli abitanti di una cittadella si chiudevano nelle proprie mura fortificate nell’illusione di essere per sempre autosufficienti, ma prima o poi erano costretti a sortire per il sale, o l’acqua, o la nuova annata di Meursault Coche Dury -  per comprendere la follia delle politiche autarchiche o protezionistiche.

Eppure le spinte autolesioniste – quelle che Lacan chiamava “pulsions taphatiènnes” – trovano sempre il modo di riemergere, non importa quanto la civiltà umana creda di essere avanzata.

Una versione se possibile ancora più stupidamente masochista di questa pustola purulenta dell’umanità è sulla rampa di lancio negli Stati Uniti d’America. Una nazione che ha governanti spesso all’avanguardia dell’imbecillità planetaria, i quali stavolta sembrano voler superare loro stessi: l’impresentabile Trump intende gravare i vini europei di un bel 100% di dazi.

Sarebbe una catastrofe, non soltanto per il comparto produttivo e distributivo del nostro continente, ma anche e forse soprattutto per quello statunitense. Come afferma un addetto ai lavori intervistato da Eric Asimov nelle pagine del New York Times:

“The Europeans will recover, but Americans will be crushed by this.” (gli europei si riprenderanno, ma gli americani saranno schiacciati da questo”).   

Proseguendo:

“The short-term impact is likely to be pretty serious and pretty negative,” “All wines rely on the same distribution network. If the prices double on European wines, it will have an immediate negative impact on all those distributors.”
(“L’impatto a breve termine sembra poter essere molto serio e molto negativo”, “Tutti i vini si basano sulla stessa rete di distribuzione. Se i prezzi dei vini europei raddoppiano, ciò avrà un impatto immediatamente negativo su tutti i distributori”)


Non so condurre analisi di mercato o seguire ipotesi di perdite di posti di lavoro, per quello rimando agli ormai numerosi articoli, post e interventi sui social che si stanno susseguendo in Italia. Basta digitare su google “dazi vino 100% Trump” per trovare lenzuolate di testi online. Suggerisco per tutti un post di Raffaella Guidi Federzoni apparso ieri nell'Accademia degli Alterati.

Qui mi preme invitare i lettori a sottoscrivere la petizione che molti vignaioli italiani hanno promosso, onde poi sottoporre almeno 5.000 firme “a Bellanova e Gentiloni”.


Leggi gli ultimi articoli di Fabio Rizzari, autore di Vini da scoprire. La riscossa dei vini leggeri:

Lo zucchero come volontà e rappresentazione
La biodiversità dei vini di montagna come argine alla crescente biouguaglianza vitivinicola
Riflessioni sull’esistenza dei vini/sosia

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti