il BOTTIGLIERE Riflessioni

Il vino raro

di Fabio Rizzari 26 feb 2020 3

Ci sono vini rari che i collezionisti si strappano dalle mani e vini rari che nessuno o quasi beve.

Da anni mi interrogo sul senso oscuro dell’aforisma di Rilke “Non apprezzare ciò che è raro per la sua rarità, ma apprezza la rarità delle cose che è difficile trovare”. A cosa faceva riferimento il grande scrittore austriaco? ai parcheggi in zona Cola di Rienzo a Roma?

Il rinvenimento di una rara bottiglia di un rarissimo bianco altoatesino mi ha aperto uno squarcio di luce nella lettura dell’insidiosa sentenza. Le cose rare non vanno apprezzate in quanto rare, ma in quanto testimoni – più o meno eloquenti, più o meno silenziose – di una forma di resistenza all’omologazione.

Ho bevuto la mia ultima Cedrata Tassoni alla fine degli anni Settanta, credo. Non so se esista ancora. Se sì, allora va tutelata in quanto elemento resistente alle bevande con suffisso -Cola. Come il Chinotto Neri, o ancora meglio il Chinotto Tomarchio. E pazienza se la distinzione è tra bevande semi-industriali e bevande iper-industriali. Il meglio è nemico del bene (il bene è simpatizzante del giusto, il giusto è in rapporti formali con il vero, il vero con il superficiale non si parla: buongiorno e buonasera e basta).  

Per cena domenica mi serviva un bianco di vivace freschezza, senza legno, più agile che grasso. Agendo con una pala meccanica per rimuovere alcuni chili di bottiglie buttate alla rinfusa in un angolo della cantina inesplorato da anni, ho portato alla luce un Blatterle di Nusserhof, annata (essendo un vino da tavola) non specificata: presumo un 2015 o un 2016.

Il Blatterle è un bianco da uve omonime quasi sconosciuto e pochissimo bevuto, presumo principalmente a causa del nome, che rimanda all’immagine poco attraente delle blatte. È un’uva che dà di solito vini aspretti e taglienti, cui non servirebbe a nulla il maquillage del rovere o peggio il tentativo vito/enologico di irrobustirne i tratti.

Questa bottiglia ha fatto il suo dovere a tavola: poco marcata nei profumi, genericamente freschi (limone, foglia di limone, legno di limone), vibrante al gusto, secca e pungente al punto giusto. Un leggero cedimento finale verso una sfumatura mielata ne segnalava l’incipiente virata verso i toni meno battaglieri della terziarizzazione.

Buono ma niente di che, a conti fatti. Dimenticabile, se non per un punto: la difesa di ciò che è raro e merita di esistere perché raro.
Promemoria per il futuro: ricordarsi di scrivere un libro sui vini rari e chiamarlo qualcosa come “Battersi per il Blatterle”, o simili.


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COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Giampòl
26 febbraio 2020 10:35 "è raro, humanum est", come blaterava David Blatt dopo la pesante sconfitta con Golden State che gli costò la panchina dei Cavs
Fabio Rizzari
26 febbraio 2020 11:02 Non so come si metta un "like" a un commento, ritieniti comunque "laicato" (non ha a che fare con la distinzione tra laicato e clero)
Stefano
26 febbraio 2020 21:15 Ma certo che la Tassoni esiste ancora! Sta a Salò. Penso che punti molto sull'estero ora.