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Il Santa Maddalena e la differenza tra vecchi informi e vecchi in forma

di Fabio Rizzari 05 feb 2020 0

Uno dei rossi altoatesini più classici in un compleanno a cifra tonda.

Ci siamo. Ancora pochi giorni ed entrerò ufficialmente nella terza età. Ne sono felice: potrò accedere a numerosi vantaggi – la carta argento di Trenitalia, il posto per anziani in autobus – e potrò dare un ulteriore impulso al mio già rodato approccio pubblico: "eh, ai miei tempi..."

Ora sono in montagna, per una breve vacanza sulla neve; o meglio, su alcuni mucchi di ghiaccio biancastri. Il cambiamento climatico si fa sentire, anche a 1.500 metri di quota.

Qui l'età media è sui 76 anni, il che mi fa sentire quasi giovane. Da una sommaria osservazione della fauna locale direi che si possono individuare due tipologie principali: i vecchi in forma (circa il 10%) e i vecchi informi (il restante 90%).

Preferisco nettamente i secondi: i vecchi palestrati mi sembrano inquietanti. Si confronti, se proprio ci si vuole fare del male, la trasmissione "Vecchi muscolosi" che va in onda su un qualche canale Sky.

Il festeggiamento ufficiale avrà luogo in Roma, alla presenza delle più alte cariche del mio condominio. Nel frattempo un'etichetta ritrovata in queste ore nella lista del ristorante del posto mi riporta alle celebrazioni alcoliche di un decennio fa, per i miei 50 anni. La stappatura, come spesso succede con il vino, "che è materia viva" eccetera, ebbe un andamento altalenante: 

Corton Charlemagne 2002 Coche Dury
sontuoso, tardo imperiale, augusto, quindi porporato (pur essendo un bianco) 

Mouton-Rothschild 1982
(quello che un conoscente giapponese chiamava "Mutòno-Rottoscìldo") Drammaticamente tappato, muto, ostile, impossibile da riperticare anche cercando di ravanare sotto il TCA 

Santa Maddalena 2008 Franz Gojer - Glögglhof
molto più buono del Mouton, essendo libero da sentori di tappo. Fragrante nel frutto, pieno di succo, aggraziato, anche lunghetto, cioè niente affatto scemo in termini di allungo e progressione.

Questo scavo nella memoria è stato appunto facilitato dal fortunoso rinvenimento di un successore in carta di quel Santa Maddalena, il 2017 Vigna Rondell. Nel frattempo l'etichetta è stata ridisegnata, se non mi sbaglio: passando da un bianco di base a un nero con stilizzazioni in oro non proprio invitante.

Ciò che conta, ovvio, è però il contenuto del flacone: che si è offerto ancora più chiaro e luminoso (evidentemente la quota di lagrein qui è ormai quasi assente), ancora più lieve nel tocco, ancora più fine nell'estrazione tannica.

Sebbene il finale si sia mostrato meno brillante del ricordo 2010esco (per un imprevisto ammassarsi dei tannini in chiusura, e per una sbandata alcolica inattesa), è stato di sicuro un bel ritrovarsi.


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