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Il Morellino e le patologie della cantina

di Fabio Rizzari 01 nov 2019 1

Un buon rosso toscano e una serie di considerazioni eno-sociologiche a latere.

Quand’ero giovane – sì insomma, sui trenta/trentacinque anni – anche la mia cantina lo era, e scoppiava di salute. I grandi rossi toscani e piemontesi si compravano senza particolari sforzi economici. I più rari vini di Borgogna e di Bordeaux idem, non serviva un prestito del FMI per portarsi a casa non dico una cassa, ma almeno una o due bottiglie di un Grand Cru.

Oggi la mia cantina soffre di varie patologie: anemia bordolese (e chi li ha visti più i Premier Cru, o i cosiddetti superseconds?), disidratazione cronica borgognona (attualmente solo Jeff Bezos può permettersi una cassa di Montrachet o di Musigny), e grave insufficienza renana*.

Così l’altra sera, dopo aver visto il nuovo, zuccherosissimo ma godibile film Dowton Abbey**, arrivato nel ristorantino dietro al cinema non ho certo chiesto un Clos Vougeot, ma un Morellino di Scansano a me sconosciuto. Con l’idea: a) di provare un’etichetta nuova; b) di stoppare, accettando senza ulteriori studi della carta, il petulante cameriere che continuava a ripetere “è leggero, è leggero, non è un Morellino massiccio” per convincermi a ordinarlo.

Ne è risultata una bevuta valida. Certo, non una bevuta storica. Ma il Morellino di Scansano Logicamente dell’azienda Le Lupinaie, proposto con l’annata 2018, si è difeso:

- colore più da Sangiovese di altura che da Morellino schiacciasassi;
- profumi tra l’alcolico (tenue) e il ciliegioso, non complessi però netti;
- sapore di buona modulazione, poco tannico (vivaddio), mediamente fresco, pulito.

Auguro di cuore ai bevitori giovani che la desertificazione del clima e la progressiva inavvicinabilità dei prezzi dei vini si inverta. Altrimenti anche loro, a sessant’anni, si ritroveranno a non poter ordinare più nemmeno un Morellino di Scansano.

* innocue analogie, eh, mica voglio mancare di rispetto ai malati veri 
** da vedere solo per la sublime e inarrivabile Maggie Smith


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COMMENTI (1) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Stefano
4 novembre 2019 21:23 Il problema è che quando ero giovane, non avevo soldi per comprare gli allora avvicinabili nettari. I miei compagni di vacanza mi massacravano se facevo loro fare una deviazione di pochi chilometri per comprare una bottiglia da 30.000 lire. Oggi però loro sono affermati professionisti, che non bevono nulla se non in un calice di cristallo austriaco da almeno 30 euro; io invece sono diventato un grande, assetato lettore di blog sul vino.