il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Frasario essenziale per comunicare con un enofilo

di Fabio Rizzari 13 dic 2019 0

Un’agile traduzione italiano comune/italiano degustatorio ad uso dei neofiti del vino.

Dopo il significativo successo di Le parole del vino (2016), accolto entusiasticamente anche da un mio lontano cugino che vive a Genova, ho intensificato il mio studio sul peculiare gergo della degustazione, e più in generale sulla lingua del vino – parlata e scritta – attualmente in uso nella penisola italiana.  

Le sue storture, i suoi vezzi, i suoi tic, i suoi aspetti presuntuosi e irritanti, le sue ingenuità, mi attraggono e mi respingono a corrente alternata.
Poiché sappiamo bene che:

a) lo stile è l’uomo;
b) non sono le parole che descrivono la realtà, ma è la realtà stessa che viene formata dalle parole. Afferma Heidegger, e non l’influencer quindicenne di turno, che “riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo, perché non riusciamo ad avere pensieri a cui non corrisponde una parola. Le parole non sono strumenti per esprimere un pensiero, al contrario sono condizioni per poter pensare”.*

A fidarci di Heidegger, e di Lacan, e di altri temibili pensatori, dobbiamo dunque ritenere che a un lessico modesto corrisponda una comprensione modesta del vino. Dove per modesto non intendo povero di vocaboli, ma povero di interconnessioni linguistiche, quindi di originalità e soprattutto di puntualità.

Questo vale in particolare per chi fa – in forma ormai residuale e aneddotica – il mio mestiere di critico, degustatore, interprete e traduttore del vino. L’appassionato di vino che si guadagna la pagnotta in altro modo è più libero. Ciò non toglie che al bevitore per così dire non maniacale serva un orientamento linguistico generale per evitare di passare da incompetente.
Offro quindi oggi un frasario essenziale utile per risultare un parlante adeguato, quando si arriva al dunque e qualche esperto o sedicente tale ti chiede drammaticamente un parere su una bottiglia:

Italiano comune                    
“Uh, buono, mi piace”
Lingua del degustatore
“Riuscito il bilanciamento delle parti tra la componente alcolica e quella tannica”

Italiano comune                   
“Ma non vi pare un po’ allappante questo rosso?”   
Lingua del degustatore
“la trama dei polifenoli è molto serrata, forse a causa di una sovraestrazione”

Italiano comune                   
“ragazzi a me sembra che questo sappia di tappo”  
Lingua del degustatore 
“chiari sentori di TCA ovvero tricloroanisolo, la bottiglia non è performante”

Italiano comune                   
“non mi piace, è aspro”
Lingua del degustatore
“il pH basso impedisce al vino un’adeguata espansione al palato”

Italiano comune                   
“mah, certo che questo puzza proprio”
Lingua del degustatore
“le note di mercaptano indicano una forte riduzione, forse passeggera”

Italiano comune                   
“certo che questo dà alla testa anche con un solo bicchiere!”
Lingua del degustatore
“la frazione alcolica è squilibrata rispetto alla struttura estrattiva”

Italiano comune                   
“Il Brunello di Montalcino è caro ma è ottimo”
Lingua del degustatore
“Il BdM (l’esperto usa un sacco di acronimi, ndr) ha raggiunto fasce di prezzo elevate, ma se viene dai terroir più vocati non teme confronti con rossi di caratura anche internazionale”

Italiano comune                   
“Non lo assaggio nemmeno, sa di aceto!”
Lingua del degustatore
“la volatile alta non invita alla beva”

Italiano comune                   
“all’inizio sembra leggero, ma poi è più forte”
Lingua del degustatore
“l’attacco di bocca è preciso, al centro e nel finale si fanno sentire la frazione alcolica e i tannini”

Italiano comune                   
“I francesi si vantano tanto, ma i nostri vini sono più buoni e costano meno”
Lingua del degustatore
“le migliori espressioni del terroir italiano non competono solo con i Bourgogne Village e con gli Château bordolesi meno noti di Entre-Deux-Mers e Canon-Fronsac, ma anche con i GC e i PC”  

Italiano comune                   
“questo Verdicchio è acido”
Lingua del degustatore
“questo Verdicchio ha tensione verticale e contrasto”

Italiano comune                   
“buono, sa di fragola, ma è strano il profumo di scamorza affumicata”
Lingua del degustatore
“valido, le note empireumatiche arricchiscono il timbro del frutto”

* qui nella parafrasi di Umberto Galimberti  


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