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Cos'è un taglio bordolese e perché va apprezzato

di Fabio Rizzari 05 giu 2014 0

Il San Leonardo è uno dei migliori bordolesi italiani, tipologia da non sottovalutare.

Un tempo apprezzato e ricercato da moltissimi bevitori, il cosiddetto taglio bordolese è oggi relegato tra i vini reietti dall’enofilo snob. Di che si tratta? Si tratta di un rosso ottenuto dal taglio – ovvero assemblaggio, blend, miscela – di uve tradizionalmente coltivate a Bordeaux: cabernet sauvignon e merlot in primo luogo.

Di tagli bordolesi l’Italia è piena, e ne era pienissima fino a una decina d’anni fa: da nord a sud, isole comprese, tutti facevano a gara a chi piantava queste varietà, che oltre ad essere relativamente semplici da coltivare danno rossi (tranne nel caso di vinificatori del tutto incapaci) immediatamente piacevoli, diretti, morbidi.

I bordolesi storici si rintracciano soprattutto in Toscana: il Chianti, la Maremma e soprattutto il bolgherese sono patrie di bottiglie famose e anche costosissime, a cominciare dal celeberrimo Sassicaia e passando per il Masseto, l’Ornellaia, il Solaia e numerosi altri vini dal suffisso in –aia.

Uno dei più convincenti, tuttavia, è molto più nordico: il San Leonardo dell’azienda Guerrieri Gonzaga è un rosso prodotto da decenni, molto costante vendemmia dopo vendemmia, da qualche anno ancora più esuberante aromaticamente, più pieno e vellutato al gusto, più profondo nell’intelaiatura tannica rispetto ai pur celebrati millesimi del passato.

Insomma, un vino che mette d’accordo sia il neofita dal palato inesperto che l’enosnob più incontentabile. Il 2006, riprovato in questi giorni e ancora abbastanza facile da reperire sul mercato, è una gioia sia per l’intensità stordente dei profumi che per l’avvolgenza del sapore. Certo, non è economicissimo (si trova intorno ai 40 euro sullo scaffale), ma per accedere a una qualità comparabile in terra transalpina occorre spesso spendere ben di più.

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