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Come superare la velocità della luce con il gas carbonico

di Fabio Rizzari 18 dic 2019 0

Fenomenologia spicciola del bevitore di vini effervescenti, più due note di assaggio.

Un problema della fisica classica riguarda l’impossibilità teorica di superare la velocità della luce nell’universo conosciuto. Con una certa fierezza posso affermare di conoscere da anni come fare senza scomodare ipotesi quali i cunicoli spazio-temporali di Einstein-Rosen, gli effetti Casimir, le curvature dello spazio e altre ipotesi fantascientifiche.

A me è sufficiente leggere durante questo periodo prenatalizio anche solo due titoli presenti nel web - o nella residuale carta stampata - sulle “bollicine delle feste”  per far roteare i testicoli a velocità superluminali (cioè sopra a 299.792,458 chilometri al secondo).
Mi sorprende che ai più eminenti fisici teorici mondiali sfugga questa semplice ed efficacissima dimostrazione.

Sic rebus stantibus, quando un amico mi ha chiesto con tenera innocenza: “perché non scrivi mai di Champagne o di bolle italiane?” gli ho dovuto esporre alcuni aspetti critici della Relatività Ristretta in relazione alle trasformazioni di Poincaré.
Poi però mi sono detto: due note di assaggio puoi anche buttàrcele nel blog, no? E allora.

I bevitori di “bollicine” si possono dividere in tre grandi categorie:

1) i bevitori di Prosecco
2) i bevitori di Champagne grandi maison, di Franciacorta grandi marchi, di TrentoDoc grandi marchi
3) i bevitori di Champagne, Franciacorta, TrentoDoc - e quant’altri -  esoterici

A titolo di esempio, e come sottoinsieme, per avere successo con gli esigenti - o addirittura intransigenti - bevitori della terza fascia, uno Champagne deve:

a) avere un nome difficile da pronunciare, meglio se doppio
b) essere di un récoltant-manipulant
c) venire prodotto di conseguenza in poche migliaia di bottiglie
d) essere “affilato”, “verticale”, “elettrico”, “salino”, “salmastro”, e sopra ogni altra cosa per nulla dosato; guai infatti se invece è all’opposto brioché o addirittura un po’ morbido per la presenza di qualche zucchero (orrore)

Nel mio taccuino di assaggi recenti un solo vino corrisponde a quest’ultima descrizione, lo Champagne Roses de Jeanne, Blanc de Noirs, elaboré par Cédric Bouchard. Realizzato in 21 bottiglie complessive, di cui la metà vanno ai parenti del vignaiolo, è disponibile in due esemplari per il mercato italiano. Mi hanno colpito la sua succosa vinosità e soprattutto l’infinita finezza della carbonica: elusiva, impercettibile alla vista (anche cambiando bicchiere), ben evidente e avvolgente al palato.
Se volete buttarvi alla sua ricerca, dovrebbe essere rimasta la mezza bottiglia aperta l’altro giorno.

Più reperibile il Vintage Collection Satèn 2015 di Ca’ del Bosco, da poco sugli scaffali. Un vino che sta a cavallo delle categorie 2 e 3 (vedi sopra), essendo prodotto da una grande casa vinicola, ma a titolo di selezione speciale. Ancora in via di formazione nonostante la lunga sosta sui lieviti (48 mesi) e il saggio affinamento in cantina, promette molto in termini di sviluppo di complessità. Al momento è delicato nel tocco del gas carbonico, più pacioso che affilato (cfr il punto d), ma comunque sostenuto, armonioso e inaspettatamente vibrante in chiusura.


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