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Bordeaux e Borgogna: la differenza tra pensare e dare giudizi

di Fabio Rizzari 06 nov 2019 2

Uno spettacolare bordolese sfida i luoghi comuni diffusi tra appassionati di vino.

“Pensare è molto difficile. Per questo la maggior parte della gente giudica. La riflessione richiede tempo, perciò chi riflette già per questo non ha modo di esprimere continuamente dei giudizi”
C.G. Jung

Uno dei più radicati luoghi comuni dipinge i vini bordolesi come “fatti con lo stampino”, “tutti uguali, “noiosi”, “prevedibili”. A questo giudizio sprezzante si contrappone un’ammirazione acritica per l’ampiezza di esiti dei vini borgognoni, che al contrario si percepiscono “diversi uno dall’altro”, “eccitanti”, per molti addirittura “sexy”.

Accanto a questi primi colpi di accetta, e funzionali al rafforzamento dello schema, i più smaliziati (quelli che “a me non mi freghi”) aggiungono il codicillo della critica eno-politica: “a Bordeaux è il trionfo dei grandi investitori, delle griffe del lusso, delle compagnie asiatiche, mentre in Borgogna esiste e resiste la dimensione dell’attività contadina, della piccola impresa familiare”.
Insomma: tecnica omologante e speculazioni finanziarie senza scrupoli sulla sponda atlantica, poesia della terra al centro dell’Esagono.  

La domanda è sempre la stessa, quando si valuta un luogo comune: siamo proprio sicuri che le cose stiano così? Io - per dire il primo tizio che mi viene in mente – non ne sono sicuro.   

Comunque si cerchi di recintare il perimetro della faccenda, le eccezioni scappano da tutte le parti. Anche in Borgogna è arrivata la grande speculazione, sebbene – per forza di cose al momento, data l’elevatissima frammentazione delle proprietà – su numeri e con un impatto minori.

Quello che più rileva, direi, è però l’insostenibilità stilistica e sensoriale dello stereotipo Bordeaux/tutti uguali Borgogna/tutti diversi. Molti rossi bordolesi si muovono sui assi organolettici ripetitivi, e ok. Ma anche molti rossi (e bianchi) borgognoni lo fanno. Se si vuole vedere il lato positivo, si tratta della coerenza stilistica della regione; se quello negativo, si tiri pure in ballo l’appiattimento del modello della produzione.

La verità vera, almeno per me, è che per trovare una forte originalità in un Bordeaux e in un Borgogna occorre parlare di un gruppo di vini ristretto: non molte etichette, sia in una regione che nell’altra.
Dopodiché un Volnay è in media distinguibile da uno Gevrey, così come un Pauillac è in media distinguibile da un Canon-Fronsac.  

Ne ho avuto nuova riprova stappando, in onore del produttore scomparso pochi giorni fa, un notevole rosso bordolese. Jean Gautreau, fondatore dello Château Sociando-Mallet, se n’è andato il primo novembre a 92 anni. Era uno spirito libero, un tipo affabile ma determinato. Ha fatto nascere Sociando-Mallet dal nulla o quasi, in una delle zone sulla carta meno nobili dell’Haut-Médoc (ma dalle potenzialità significative, in contiguità con l’energico e geniale terroir di Monrose, poco più a sud).

Le prime annate di Sociando me le ricordo piuttosto squadrate, più potenti che ricche di sfumature: l’82, il monumentale ’86, il rigido ’88. Con gli anni, e con il maturare della vigna, Sociando ha ingentilito i suoi tratti, rimanendo un vino generoso, intenso, guascone.

Ciò che più mi ha colpito, tuttavia, è stata la stupefacente complessità aromatica del 1996 aperto l’altra sera. Si tratta della sua vendemmia forse più felice. “En vin jeune” aveva una smagliante energia, ma mancava di sfaccettature. Oggi sfida in multidimensionalità un Grand Cru della Côte de Nuits. Meravigliosa, in particolare, un’acuta nota di iris: uno squillante do sopranile, molto simile al timbro di certi Chianti storici, o di un grande Chambertin. In questi casi le differenze tra stili e voci del terroir, pur non annullandosi, si riducono grandemente. Alla faccia dei tutti uguali


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COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Vinocondiviso.it
6 novembre 2019 11:45 Riflessione (bella la citazione di Jung) interessante. Ho modo di bere spesso Bordeaux di medio livello che in Francia hanno ormai prezzi abbordabili. Una differenza eclatante tra Bordeaux e Borgogna si ha proprio sul rapporto q/p e sull'affidabilità delle produzioni medie. Non è raro imbattersi in Bordeaux da 15-30 euro di interesse. Trovare vini anche solo affidabili a quel prezzo in Borgogna è quasi utopia. Ahimé.
Stefano
6 novembre 2019 15:02 Tra château di questa fascia è anche il più vario e discontinuo in base alle annate (non posso dunque chiamarla "caratteristica borgognona"...): a questo punto direi che è un pregio. Sottolinerei anche il prezzo, davvero accessibile.