il BOTTIGLIERE Le parole del vino

Appunti sul prossimo Master di interpretazione del vino

di Fabio Rizzari 06 dic 2019 0

A febbraio del prossimo anno partirà un ciclo di incontri sul complesso mondo della degustazione professionale.

“Tutto ciò che vale la pena di imparare non si può insegnare”, diceva con grande acume Don Lurio. E con questa consapevolezza che affronto ogni incontro pubblico in cui sono presenti delle bottiglie, dei produttori e un uditorio (più o meno scafato). Quando si è chiamati a interpretare un vino, la prima cosa da evitare è farlo ex cathedra, calando dall’alto di una presunta superiorità “esperienziale ed ermeneutica” le proprie perle di saggezza.

Per quanto ho provato negli anni, non funziona nemmeno un approccio – fintamente o pure sinceramente – orizzontale, democratico, buonista: “siete voi che dovete insegnare a me qualcosa”, “io ho solo da imparare”, e simili.

E allora? da quale angolazione affrontare la dialettica parlatore/uditore?
Banalmente, da quello di un dialogo aperto tra soggetti diversi. Dove si dà per scontato che i gradi di conoscenza di una materia così tellurica e sfuggente come il vino siano diversi. Dove il docente è solo uno che, per età e anzianità di servizio, ha accumulato più esperienze e quindi più memoria storica, e può restituirla in forma di dialogo; non come snocciolamento di verità assolute, scolpite nel marmo.  

Insieme ai colleghi Armando Castagno e Giampaolo Gravina cerco da anni di far lampeggiare quanto il vino non si possa confinare agli stilemi interpretativi tradizionali. La lettura di un vino non è solo l’analisi del colore, dei profumi, del gusto. E non è nemmeno soltanto la conoscenza del suo terroir, delle uve che lo compongono, delle persone che lo fanno.
C’è qualcos’altro.  E in quel qualcos’altro c’è un mondo.  

L’anno prossimo, a metà febbraio, inizierò a Roma un ciclo di incontri che cercheranno di circoscrivere quel qualcos’altro. Saranno dodici serate di due ore ciascuna, con quattro lectio magistralis di altri docenti. Di uno dei temi, la differenza tra vini costruiti e vini veri, ho scritto venerdì scorso; avendo inaspettatamente molte migliaia di letture. Oggi trascrivo il canovaccio del prossimo Master, con qualche chiosa a margine:

Saper degustare è un semplice punto di partenza. Il vino come centro di un reticolo di rimandi culturali e sensoriali
(degustazione di vini di Bordeaux)

Incontro a due voci con Giampaolo Gravina
(degustazione di vini di Borgogna)
Filosofo, uomo di vastissima cultura e di grande ironia (o volendo: uomo di vastissima ironia e grande cultura), Giampaolo è uno specialista dei vini borgognoni, avendo scritto insieme a Camillo Favaro Terre e Vini di Borgogna, un volume – giunto alla seconda edizione, riveduta e ampliata - che sta avendo una lusinghiera ricezione da parte degli addetti ai lavori e degli appassionati.  

La brutale distinzione di mercato fra “Burgundy & Bordeaux style”: come guardare oltre e scoprire la complessità
(degustazione di vini italiani di stile borgognone e di stile bordolese sia bianchi che rossi)
Siamo certi che sia possibile separare nettamente in due grandi tronconi lo stile dei vini a livello mondiale? No, non lo siamo. Et pour cause.

Vini armonici e vini estremi
(degustazione di vini toscani, piemontesi e del Rodano)
Una delle molteplici chiavi di lettura di un vino sta nel valutare se giochi sull’armonia delle parti (rischiando in questo modo di risultare prevedibile e noioso) o piuttosto sui contrasti chiaroscurali (fino alla deriva “espressionista” dei vini estremi)

Vini di confine: incontro con Federico Curtaz
(degustazione dei vini dell’Azienda Federico Curtaz e di altri vini da lui selezionati)
Curtaz è un famoso tecnico del settore, che produce vini d’autore. Si proverà a esplorare la complessità – e la frequente imprevedibilità - degli esiti dei vini nati in zone di confine.

Vini autentici e vini costruiti
(degustazione di vini dell’Italia Centrale)
Su questo rimando ovviamente al post di venerdì scorso.

Tecniche professionali di assaggio. Esercizi teorico-pratici
(degustazione di vini da tecniche ancestrali e senza solforosa)
Un corso può essere molto teorico e avere l’ambizione di aiutare a formarsi su un piano post-universitario, ma anche il dialogo più proficuo sul vino è nulla, senza il confronto con le tecniche avanzate dell’assaggio.

Vini naturali e vini convenzionali, incontro con Corrado Dottori
(degustazione di vini dell’Azienda La Distesa e di altri vini italiani)
Dottori è tra i personaggi più impegnati nella difesa della qualità vera e dell’identità profonda del vino. Vignaiolo, scrittore, conferenziere, propone vini dal carattere forte.   

La “complessità semplice” dell’abbinamento cibo-vino
(degustazione di vini “passepartout” dalla particolare versatilità a tavola)
Esiste un’amplissima letteratura – principalmente manualistica – sul tema dell’accostamento tra cibo e vino: molti sono testi e approcci rispettabili ma polverosi e troppo dogmatici. Si proverà a trovare un senso meno meccanico e schematico nel soggetto.

Teoria ed esercizi pratici per rafforzare la propria profondità e indipendenza di giudizio
(degustazione alla cieca e degustazioni “in chiaro” pro e contro di entrambi i sistemi)
Un tema spinoso, sia in premessa che nell’articolazione pratica. Il sistema di degustazione alla cieca ha una robusta maggioranza di consensi e si pone sulle prime come il più “democratico” e “trasparente”. A ben guardare, tuttavia, la realtà è più complessa e sfrangiata.

Incontro a due voci con Armando Castagno
(degustazione di “vini da scoprire”)
Uomo rinascimentale, dalle multiformi attitudini, di cultura enciclopedica ma di approccio cordiale, Armando non ha bisogno di presentazioni per le schiere di appassionati che lo seguono da anni con devozione.
Con lui parleremo dei libri scritti a tre voci negli ultimi anni con Giampaolo Gravina: Vini da scoprire, La Riscossa dei vini leggeri, Vini artigianali italiani.

Incontro a due voci con Jacques Perrin
(degustazione di vini “oltre confine” compresi i sorprendenti vini svizzeri)
Uomo rinascimentale, dalle multiformi attitudini, di cultura enciclopedica ma di approccio cordiale, Jacques non ha bisogno di presentazioni per le schiere di appassionati che lo seguono da anni con devozione.
(ho copiancollato dalla voce precedente: Jacques e Armando hanno infatti molti tratti in comune. Si può infatti dire che Perrin è il Castagno di lingua francese; o quasi).


 Leggi gli ultimi articoli di Fabio Rizzari, autore di Vini da scoprire. La riscossa dei vini leggeri:

Robert Parker va in pensione, la critica italiana è già stata pensionata da tempo
Beppe Rinaldi, i vini veri e i vini costruiti
Il Dolcetto del vero bevitore

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