il BOTTIGLIERE Degustazioni

Alla ricerca dei bianchi che non prosciugano il conto bancario

di Fabio Rizzari 26 lug 2019 3

Si può bere bene ovvero benissimo, senza travalicare le Alpi?

"Nelle questioni di grande importanza l'essenziale è lo stile, non la sincerità"
Oscar Wilde

Diamo per assodate le solite, rimasticate premesse:

- una volta (signora mia) il vino non era né di moda né uno strumento finanziario, quindi etc etc
- una volta (signora mia) si potevano comprare anche grandi Borgogna a cifre etc etc
- una volta (signora mia) la differenza di prezzo tra un buon vino bianco e un Grand Cru della Côte d’Or era contenuta, con un piccolo sforzo potevi comprarti anche un Montrachet, oggi etc etc  

E vabbè. Quella volta, quella volta lì, non c’è più. Ce ne vogliamo fare una ragione, sì o no?

No. Non me ne faccio una ragione. La faccenda mi fa vieppiù incazzare. Perché un – poniamo – ricco rincitrullito cinese può bersi un Corton-Charlemagne di Coche Dury, non distinguendolo da un centrifugato di mele, e io mi devo arrangiare con qualche surrogato? Perché devo andare a ravanare nel Maconnais, o nella Côte Chalonnaise, o giù giù in Nord Africa e fino in Costa d’Avorio per bermi un bianco lontanamente potabile, in funzione vicaria di un Puligny o di uno Chassagne?

Dice: è la banale legge della domanda e dell’offerta. Ma manco per niente. Qui c’è qualcosa di più e di peggio. Leggasi, per farsi un’idea del salto di qualità speculativo che affligge la Borgogna, questo documentato post su Winesurf. Non occorre essere esperti di economia per afferrare che non si tratta della banale legge della domanda e dell’offerta. Si tratta di un maelström mostruoso che centuplica le leve finanziarie e teletrasporta il vino borgognone in un’altra dimensione. Che non è più quella del paesaggio rurale, delle vigne, delle cantine, delle bottiglie, delle etichette più o meno medievaleggianti.

Recalcitranti o rassegnati, apocalittici o integrati, se si vuole continuare a bere bianchi di tipo borgognone occorre cercare altrove bianchi di stile borgognone. Tautologico e incontrovertibile.  

Io ne ho pescato uno di ottimo livello. Un bianco italiano che fa di tutto per seguire passo passo il tracciato stilistico di un bianco di Meursault: lo Chardonnay Doran della Cantina Andriano, edizione 2016. Che oggi dà più o meno:

- colore giallo brillante canonico, con canonici riflessi dorati
- profumi boisé canonici, tra lo speziato e il tostato, con sfumature di agrumi freschi
- sapori polposi e freschi canonici, in equilibrata alternanza tra voci di rovere e voci fruttate
- finale sapido/morbido/fresco/boisé canonico

Non sarà un bianco del Domaine d’Auvenay, ma almeno non ti prosciuga il conto bancario.


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COMMENTI (3) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Stefano
26 luglio 2019 13:38 Capisco l'ironia sottile, ma comunque un po' troppo "canonico", no?
Fabio Rizzari
26 luglio 2019 16:47 Vero, lo è. Altrimenti sarebbe un vino di stile - e carattere - diversi.
Joco
11 settembre 2019 21:14 Buonasera,scriverà ancora su questo blog?un po’ mi manca. Saluti