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I perché di un abbinamento: marinara e Weizen

di Gabriele Rosso 04 dic 2014 0

Una delle pizze più antiche e tradizionali si sposa a perfezione con la "birra di frumento" tedesca.

La storia della pizza, si sa, è fatta anche di piccole leggende popolari, e una di queste riguarda la marinara. D’altronde, se pomodoro, aglio, origano e olio ne costituiscono il condimento, la domanda sorge spontanea: perché si chiama marinara se tra gli ingredienti non c'è il pesce? Beh, la vulgata vorrebbe che tra le prime pizze, farcite soltanto di pomodoro e olio, fossero comparse delle versioni più ricche, realizzate con l'aggiunta di acciughe. Ma se la pesca non era stata abbondante l'ingrediente diventava costoso, e in questi casi per insaporire a dovere quelle destinate ai marinai del porto di Napoli qualcuno pensò di usare origano e aglio. L'immediato successo della ricetta, insieme alla sua economicità, fecero sì che diventasse subito popolare, trasformandola nella “pizza che piace ai marinai”, la marinara. 

Sapere se questa storia sia vera o meno non è poi così fondamentale. Ciò che è interessante, semmai, è percepire ancora una volta il radicamento fortemente popolare della pizza, delle vicende che ne circondano la nascita e la diffusione, degli usi e dei costumi che le sono intimamente collegati. Tra questi usi e costumi, oggi, c’è l’abbinamento con la birra. Motivo per cui non potevamo sottrarci dal dare un consiglio sul matrimonio perfetto tra birra e marinara. 

Quindi: al naso profumi speziati e intensi, in bocca il sapore dell’aglio, l’aromaticità dell’origano e l’acidità del pomodoro. Tutti elementi che si sposano a perfezione con una Weizen. Le Weizenbier, spesso chiamate anche Weissbier (“birre bianche”), sono “birre di frumento” (weizen=grano) ad alta fermentazione, prodotte da secoli in Germania e regolamentate da una norma storica, promulgata nel 1516 e ancora oggi in vigore: la Reinheitsgebot, che in tedesco vuol dire “requisito di purezza”. Nella versione originale del testo per la produzione di birra erano ammessi soltanto orzo, luppolo e acqua, ma una modifica successiva concesse la possibilità di utilizzare anche malto di frumento. Fu un modo per certificare l’esistenza di uno stile produttivo preciso, che ha avuto particolare fortuna fino a oggi. 

Due tipi di Weizen: a sinistra la Kristallweizen (filtrata), a destra la Hefeweizen (non filtrata).


Se ne ottiene una birra chiara, poco o moderatamente alcolica, con una schiuma generosa. Che va a nozze con la marinara grazie alla sua morbidezza di fondo, che ben riprende quella della base della pizza e contrasta l’intensità dei sapori del condimento, e ai profumi speziati che completano le note olfattive dell’origano e dell’aglio. Insomma, questo matrimonio s’ha da fare…

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