IN COLLABORAZIONE CON ASSOBIRRA

Gli stili birrari: una panoramica

di Eugenio Signoroni 11 dic 2014 0

Un excursus fra le principali famiglie birrarie. Quali sono, come si riconoscono e come si scelgono gli stili della birra.

Gli stili per il mondo della birra sono un po’ quello che le denominazioni d’origine sono per il mondo del vino. Non un indicatore di qualità del prodotto, ma uno strumento efficace nel momento in cui si devono raggruppare sotto un’unica categoria prodotti diversi tra loro ma con caratteristiche comuni. 

Se per il vino però gli elementi che ci consentono di procedere con la creazione delle Dop (per l’Italia) o delle Aoc (per la Francia) sono il territorio d’origine, la varietà di uva utilizzata, la quantità di uva raccolta e trasformata e altri fattori produttivi regolamentati da un disciplinare, nella birra la catalogazione non è legata a obblighi ai quali attenersi ma, con l’eccezione di alcuni fattori storici e geografici, a caratteristiche soprattutto di ordine organolettico o tecnologico: il tipo di fermentazione, il colore, i profumi e gli aromi preponderanti, il grado alcolico medio, la gasatura più o meno evidente. 

Gli stili, come già detto, sono il prodotto della cultura in cui sono andati sviluppandosi, e la loro nascita ed evoluzione è spesso influenzata da fattori storici e politici che apparentemente poco hanno a che vedere con la produzione birraria di un luogo. A livello generale possiamo identificare 4 culture birrarie responsabili del 90% degli stili presenti oggi: mittleuropea (Germania e Repubblica Ceca), belga, anglosassone (Regno Unito e Irlanda), statunitense. Negli ultimi anni nuove nazioni birrarie come l’Italia hanno contribuito con interpretazioni stilistiche proprie, ma per poter affermare che siano nati nuovi stili sarà necessario attendere ancora qualche tempo. Inoltre bisogna tener conto del fatto che oggi queste suddivisioni, soprattutto nella scena della birra artigianale, hanno un po' meno valore rispetto al passato: sono sempre più numerose le singole birre che attraversano e mettono insieme stili diversi. 

Di seguito elenchiamo alcuni degli stili più noti, con una breve descrizione per ognuno. 

Pils

Uno degli stili birrari più noti al mondo. È di origine ceca ed è nato nel 1842 nella cittadina di Plzen (attuale Rep. Ceca) da un birraio bavarese. Le pils sono birre a bassa fermentazione di colore chiaro e dal basso contenuto alcolico. A livello aromatico si caratterizzano per un buon equilibrio tra le note mielose date dal malto e le note più vegetali ed erbacee del luppolo, che conferisce anche una caratteristiche sensazione amara piuttosto evidente nel finale di sorso. 

Weizen 

Conosciute anche come weiss sono prodotte utilizzando una parte di frumento maltato oltre all’orzo. Originarie della Baviera, si distinguono dalle altre birre tedesche per molti aspetti: oltre alla presenza di frumento, si tratta di birre ad alta fermentazione, normalmente torbide nell’aspetto e con un profilo aromatico speziato e fruttato. Una leggera vena acida le rende estremamente rinfrescanti. In Belgio (nella parte sud della nazioni) sono prodotte le blanche, che come le weizen prevedono l’utilizzo di frumento, ma anche l’aggiunta di spezie: classicamente coriandolo e scorza di arancia amara. 

Bitter 

Questo stile è uno dei più noti tra quelli facenti parte della famiglia delle ale, le
birre ad alta fermentazione di origine britannica. È difficile stabilire con esattezza la data in cui le bitter hanno iniziato a circolare nei pub britannici, si può però affermare con una buona dose di certezza che la loro diffusione inizia a essere registrata a partire dai primi anni dell’Ottocento. Le bitter sono birre dal tono ambrato, dalla bassa gradazione alcolica (dai 3 ai 4,5 gradi) e dominate da note di caramello e da un amaro da radice che asciuga il finale. 


Triple
 

Tra gli stili del Belgio certamente uno dei più conosciuti e diffusi.
 Nato nel 1931 all’interno dell’abbazia trappista di Westmalle (vicino ad Aversa) si è in seguito diffuso in modo importante anche in altri birrifici. A un colore dorato e a una gradazione alcolica sostenuta (intorno agli 8 gradi) si unisce un naso ricco di note fruttate e speziate e una bocca allo stesso tempo intensa e dal finale asciutto e giustamente amaro. 

Stout 

Per molti stout è sinonimo di Guinnes. La fabbrica dublinese è senza dubbio infatti il produttore più celebre di questo stile ad alta fermentazione dai toni scuri e dai profumi e aromi di cioccolato fondente e caffé. Sebbene possa sembrare azzardato è splendido e molto classico l’abbinamento con le ostriche. 

Gueuze 

Uno degli stili birrari più noti al mondo, anche per il fatto che è difficile non ricordarsi la grande acidità che il sorso regala. Sono birre a fermentazione spontanea, non vengono cioè prodotte utilizzando lieviti selezionati ma lasciando che la flora batterica del birrificio contamini il mosto e lo faccia fermentare. La complessa flora fermentante diviene nel bicchiere complessità aromatica: oltre all’evidentissima acidità (dovuta a fermentazioni lattiche e acetiche) si possono percepire note floreali e speziate. 

Per una conoscenza approfondita e sistematica della suddivisione stilistica il migliore strumento è la dispensa del BJCP
 (Beer Judge Certification Program, scaricabile qui), un compendio in cui sono raccolti tutti gli stili riconosciuti a livello internazionale con le principali caratteristiche di ognuno. 

Eugenio Signoroni è co-curatore della
 Guida alle Birre d'Italia e di Osterie d'Italia di Slow Food Editore.

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti