Fritole veneziane

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di
Dolci Veneto Qualsiasi Stagione
Fritole veneziane Foto di Gigi Padovani
DIFFICOLTÀ: Media
PREPARAZIONE: MIN
COTTURA: MIN
PER 6 PERSONE

INGREDIENTI

Farina 00 g 400
Uvetta sultanina g 125
Pinoli g 50
Zucchero g 50
Lievito di birra g 35
Latte ml 100
Rhum ml 40
Uova 2
Limone 1
Sale un pizzico
Per friggere
1 l di olio evo per friggere
Per spolverare
zucchero a velo per spolverare

PREPARAZIONE DELLA RICETTA

Lavate l’uvetta e ponetela in una tazza ad ammollare nel rhum. Mettete in un’ampia ciotola la farina setacciata, versate tutto intorno lo zucchero e al centro il lievito diluito precedentemente in mezzo bicchiere di acqua tiepida.

Mescolate gli ingredienti e poi incorporate le uova una alla volta, la scorza grattugiata del limone, i pinoli, l’uvetta con il suo liquore e un pizzico di sale.

Con un cucchiaio di legno lavorate per riunire bene gli ingredienti, aggiungendo a filo il latte tiepido fino ad avere una densa pastella morbida e senza grumi. Coprite la ciotola con un tovagliolo e fate lievitare il composto in un luogo tiepido per qualche ora.

Buttate l’impasto a cucchiaiate, tre o quattro per volta, in una pentola di ferro a bordi alti contenente l’olio bollente a 160 °C.

Appena le fritole si gonfiano, rigiratele delicatamente e quando avranno assunto un colore dorato scolatele con una paletta forata e adagiatele ad asciugare su un doppio foglio di carta assorbente da cucina.

Spolveratele con lo zucchero a velo e disponetele su un piatto da dolci, servendole calde.

Per saperne di più

Il momento di gloria delle fritole è il Carnevale, ma è a Venezia che se ne celebra il maggior trionfo: lì le friggitorie e le pasticcerie – come Tonolo, a Dorsoduro – sono prese d’assalto. Nel Settecento le “fritolere” facevano rosolare le fritoe in enormi padelle, con sugna e grasso di maiale: così note, da diventare protagoniste di una commedia di Goldoni e di un quadro di Pietro Longhi. I manuali di cucina ne riportano almeno una ricetta e ogni regione ha le sue varianti: Ada Gosetti della Salda ne Le ricette regionali italiane ne codifica la versione tradizionale, alla quale ci siamo ispirati.

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