SOTTOPIATTO Dove mangiare

Sì, ho mangiato da Zuma a Roma

di Serena Ciurcina 12 ott 2016 0

Dopo l'apertura (molto chiacchierata), un primo bilancio: zona lussuosa, locale impeccabile, cucina e sala che tradiscono un po' le aspettative.

L'ingresso in via della Fontanella di Borghese, a un tiro di schioppo dall'inflazionata piazza di Spagna e a due passi, due di numero, dal crocevia capitolino più glamour della città – quello tra Condotti e via del Corso – è uno di quei posti in cui ci si sente in un limbo, a metà strada tra il lusso sferzante e la sobrietà ostentata; ma del resto Zuma Rome, la filiale nostrana della catena di ristoranti giapponesi che vanta insegne in mezzo mondo e di cui si è tanto parlato, è ospitato all'interno di Palazzo Fendi, dove basta uno skinny di Zara sfilacciato sulle ginocchia a innescare il senso di disagio.

Palazzo Fendi a Roma
Palazzo Fendi a Roma

A onor del vero, però, l'ansia da prestazione quasi svanisce una volta varcata la soglia dell'ascensore, prendendo atto che le uniche persone dalle quali ci si aspetta il dresscode sono le hostess che accolgono i clienti all'ingresso.

La bellezza, oltre a essere di sicuro tra i criteri di selezione del personale, è anche una prerogativa del locale. Un corridoio tappezzato di canne di bambù è il preludio a un open space luminoso e ben arredato, dominato dal legno e dai toni caldi. 

La cucina si snoda lungo il fianco sinistro della sala, poi una distesa di divanetti e tavoli, tra i quali intercorre una distanza ridotta ai minimi termini; quindi non stupirti se ti capiterà di origliare la conversazione dei vicini o se loro parteciperanno involontariamente alla tua (se fai della riservatezza il tuo credo, puoi sempre sperare di capitare seduto accanto a un tavolo di russi!).

Arriva il responsabile di sala e illustra il funzionamento del "format": due menu degustazioni, un rapid lunch e la carta, dalla quale consiglia di scegliere almeno una portata per ogni tipo di cucina (quella principale, la robata - o robatayaki, che indica un tipo di cottura giapponese simile al barbecue - e il sushi counter) da condividere tra i commensali.

Ordiniamo dalla carta e i piatti arrivano quasi subito. Le presentazioni sono molto curate – ma c'era da aspettarselo – e l'inizio è promettente con dei gyoza di gambero e merluzzo nero molto buoni: sfoglia sottile e ripieno delicato, piacevoli sia al naturale che intinti nella tradizionale salsa di soia.

Non hanno avuto lo stesso gradevole riscontro i gamberetti in tempura con tofu piccante e wasabi: frittura ben fatta, asciutta e croccante, peccato che i gamberetti non abbiano giocato bene la loro partita e che tofu e wasabi, più che coprotagonisti, siano stati delle banali comparse.

Fortunatamente a seguire un gustoso salmone scottato con lime, shiso e salsa di soia, piatto fresco ed equilibrato in cui la grassezza del pesce è smorzata dall'acidità accennata del lime.

Dal grill, la robata, il branzino con pomodoro abbrustolito e zenzero (in cui il gusto dei vegetali era decisamente più intrigante del resto) e il pollo teriyaki non hanno lasciato il segno, cosa che invece è successa con il caffè di chiusura, buono e servito in tazzina calda, accortezza di cui non sempre si riesce a godere al ristorante.

Torneremo da Zuma per assaggiare i roll del sushi counter, i dessert e qualche altro sfizio. Nel frattempo il personale di sala avrà modo di perfezionare la performance.

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