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Walk (with us) this way... Gelinaz!

di Tokyo Cervigni 04 mar 2016 4

Sull'ultimo evento del collettivo di cuochi Gelinaz! e sul paragone con la Roma di Carletto Mazzone.

gelinaz londra

Foto di Richard Haughton - Gelinaz!

Tutto comincia con un video, montato con un taglio alla David Lynch, in cui un cuoco annuncia il nome dell’evento e i partecipanti. Nulla di più.

Gelinaz è un collettivo di cuochi voluto da Fulvio Pierangelini e realizzato da Andrea Petrini in seguito alla creazione dell’ormai celebre passatina di ceci con gamberi. Pierangelini, stufo di vedere il suo piatto proposto e riproposto in chiavi diverse da tanti colleghi in quegli anni, decise  di chiamare direttamente alcuni cuochi per reinterpretare quel piatto durante una notte a San Sebastian.

Ah, il copyright di un piatto, mai concetto fu più attuale alla luce delle chiacchiere da bar degli ultimi giorni. Concetto che, facciamo pace con noi stessi, non esisterà mai, perché siamo nel 2016 e le idee vivono un momento storico in cui l’open source vince sulle proprietà intellettuali, sul campo della gastronomia, come su tanti altri settori. Prendiamo spunto da Elon Musk, che ha reso tutti i brevetti di Tesla pubblici al mondo, sperando nascano nuovi costruttori di macchine elettriche nei prossimi anni. 

Elon Musk
elon musk

L’idea dietro Gelinaz, ovvero reinterpretare una ricetta in quanti più modi possibili partendo dagli stessi ingredienti, si manifesta ogni volta in un modo completamente diverso. In seguito a una pausa in cui Andrea Petrini ha fatto tanto altro, Gelinaz è tornata in vita nel 2013. In questi ultimi 3 anni abbiamo assistito a eventi diversi: una cena da 12 ore (e passa), un omaggio a Gastòn Acurio in cui i 2/3 dei cuochi non avevano mai cucinato l’ingrediente principale (il polpo), un omaggio alla carriera di Wilie Dufresne, uno “spiritual retreat” in cui è nato un nuovo modo di vedere Gelinaz, lo Shuffle, in cui i cuochi si scambiano vite e ristoranti per 3 giorni.

Ed eccoci arrivati all’ultimo evento, Walk with us London, in cui si è reso omaggio a due giovani prodigi della cucina inglese: James Lowe e Isaac McHale. Il concetto della cena è molto semplice: 6 coppie di cuochi decise con una “lotteria all’italiana” (testuali parole di Petter Nilsson dello Spritzmuseum di Stoccolma) e divise in 2 ristoranti dovevano reinterpretare 4 piatti, 2 di Isaac e 2 di James. A metà cena, i commensali si sono scambiati ristoranti, avendo quindi modo di provare prima la cucina di Lyle’s e in seguito quella del Clove Club, o viceversa.

gelinaz londra
Foto di Richard Haughton - Gelinaz!

I piatti-matrice erano 4: 2 entrée, 1 piatto principale e 1 dessert. Di James Lowe la cappasanta con agrumi e finocchio e il dessert di rabarbaro e crème fraiche; di Isaac McHale invece l’uovo di gallina con aglio selvatico e formaggio, oltre alla portata principale, il montone con alghe.

gelinaz londra
Foto di Richard Haughton - Gelinaz!

Le coppie di cuochi invece erano così divise: Niko Romito/Petter Nilsson, Anna Tobias/Davide Scabin e Andrew Wong/Mathieu Rostaing ospiti di Isaac McHale al Clove Club. A cucinare al Lyle’s di James Lowe invece erano le coppie Mauro Colagreco/Christophe Hardiquest, Enrico Crippa/Claude Bosi e Philip Rachinger/Lee Tiernan.

Domanda cruciale a questo punto, cosa differenzia Gelinaz da una qualunque cena a “X mani”? Di fatto nulla, probabilmente un po’ tutto. Lo spirito di gruppo, di far parte di una banda unita, traspare in ogni singolo momento della cena, in cui le “prime donne” non sono benvenute e in cui i giovani talenti vengono fatti brillare insieme a nomi altisonanti della scena gastronomica.

Anna Tobias del Rochelle Canteen di Londra, Philip Rachinger del Mühltalhof di Neufelden in Austria e Mathieu Rostaing del Caffè Sillon a Lione sono ragazzi entusiasti che fanno del loro cucinar semplice una lama che corre perfetta fra tradizione e innovazione.

gelinaz londra
Foto di Richard Haughton - Gelinaz!

Le coppie più riuscite sono state quelle di Romito/Nillson, Colagreco/Hardiquest e Crippa/Bosi, forse perché il loro stile di stare in cucina, e non necessariamente di cucinare, è molto simile uno all’altro. Importa davvero quale piatto fosse il più buono? Non credo, perché le cene di Gelinaz a mio avviso hanno un altro fine:

1. rendere omaggio a un cuoco che sta ridisegnando uno stile di cucina

2. far conoscere dei giovani cuochi sconosciuti ai più

3. rompere le barriere, di qualunque tipo: sia geografiche che di immaginazione. Non è un caso se il sottotitolo di Gelinaz è “Beyond food and evil”.

Gelinaz, durante i vari eventi organizzati, è stata definita in più modi. Nicholas Gill, giornalista peruviano di base a New York e presente a Lima per l’omaggio a Gastòn Acurio, lo ha comparato a un polpo: un animale con un unico cervello pensante, ma con 8 tentacoli che fanno cose completamente diverse una dall’altra.

Opinione differente per Melinda Joe, giornalista americana vivente a Tokyo da oltre 10 anni, che a Gent definì Gelinaz come un’Idra, un mostro mitologico con un corpo unico da cui spuntano infinite teste, ognuna con un proprio cervello.

COS'È GELINAZ! PER ME?

Gelinaz è la Roma delle 3 stagioni in cui è stata allenata da Carletto Mazzone, allenatore romano e romanista, nonché primo tecnico dell’era Franco Sensi. Mi spiego. Il gioco espresso dalla Roma di quegli anni era inguardabile, questo non solo a causa di un allenatore troppo innamorato di una maglia per fare delle scelte logiche, ma anche a causa di una rosa capace di proporre in campo dei perfetti sconosciuti del calibro di Jonas Thern.

Carlo Mazzone
carlo mazzone

Eppure l’entusiasmo intorno alla Roma di quegli anni, mai qualificatasi per le coppe europee, era incredibile. Le partite perse o pareggiate si susseguivano una dopo l’altra, ma ci attaccavamo a vittorie prestigiose. Non importava la posizione in campionato, l’importante era sapere che non avevamo perso il derby e non avevamo fatto fare troppi punti alla Juve.

Che non venga interpretato come un giudizio negativo: per me la Roma è importante. Oltre al risultato, ovvero i piatti proposti, sono altri i criteri che hanno reso quella Roma eterna: la passione, il gruppo e l’idea che vincere, nella costruzione di un collettivo e di un futuro, non conta neanche più di tanto. Perché “Mai Na Gioia”, il motto che da sempre accompagna il tifoso della Roma, in realtà di gioie ne nasconde tante.

Non scordiamoci una cosa, poi: nella Roma di Mazzone, ha debuttato il giocatore italiano più forte di tutti i tempi: Francesco Totti.

COMMENTI (4) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Granchio
5 marzo 2016 19:26 Jonas Thern quando è stato acquistato dalla Roma era capitano della nazionale svedese e veniva da un'ottima stagione al Napoli. In quella Roma ho visto calciatori ben più sconosciuti
mario
6 marzo 2016 08:19 e qundi sei finito qui, beh certo quello che scrivevi sulla gazzetta aveva tutto un altro spessore, va a finire che quel plus era dovuto al tuo correttore di bozze... buona vita (soprattutto in cucina)
Tokyo Cervigni
9 marzo 2016 11:19 @Granchio: buongiorno, ha ragione, Jonas Thern non è stato il più sconosciuto fatto giocare nella Roma di quegli anni. Certo, non lo ricordo tanto brillante in campo, al punto da esser stato venduto a fine stagione, sbaglio? @Mario: buongiorno, fa piacere trovare un lettore assiduo negli anni nonostante il cambio di testata, è bello anche notare Lei trovi un cambio di stile. Anche io credo che il lavoro svolto per Piattoforte sia meno irruento e più analitico. Si sarà accorto che questo non è il primo pezzo che scrivo per questo sito. Sperando di leggere suoi commenti anche nei miei pezzi futuri, Buona Giornata.
Granchio
11 marzo 2016 14:18 Jonas Thern non lo ricorda brillante in campo perché non poteva giocare, venne acquistato nella convinzione che la naturalizzazione italiana di Balbo fosse rapida e semplice... Invece non fu così: e non si poteva rinunciare a balbo, fonseca e aldair. Se ne andò perché in quella situazione era sprecato, ma nelle poche presenze sempre ottime prove.