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Vita, morte e miracoli dell’artemisia

di Franco Lodini 25 giu 2019 0

Alla scoperta delle proprietà di una pianta profumata e delle qualità di un’artista acclamata.

L’artemisia (Artemisa vulgaris) è sicuramente una pianta d’origine divina. Infatti il nome, ci racconta Plinio, deriva dalla dea Artemide, sorella gemella di Apollo, dea vergine delle foreste, della caccia e degli animali selvatici. È lei ad aiutare le donne nei parti e a proteggere le loro virtù. Tutto questo ci fa capire di come l’artemisia fosse considerata una pianta utile soprattutto alle donne. Fin qui la leggenda e le tradizioni popolari, però è anche vero che nella farmacopea tradizionale l’artemisia favorisce le mestruazioni e cura le irregolarità del ciclo mestruale, le contrazioni e gli spasmi uterini. Inoltre, tra le sue numerosissime proprietà (v. sotto, nelle “istruzioni per l’uso” la spiegazione dei termini) ci sono anche quelle di essere antisettica, antispastica, carminativa, diaforetica, espettorante, eupeptica, amaro-tonica; in più le radici hanno una proprietà antidiabetica. Insomma, una prodigiosa farmacia a portata di mano per tutti, non solo per le donne!

Oggi è usata invece molto dagli uomini che la usano come tonico e digestivo, tant’è che l'artemisia è presente in tutte le basi amaricanti di aperitivi, digestivi, amari, e addirittura può sostituire il luppolo nella birra.

L’artemisia è una pianta perenne che si trova dappertutto, in tutta Italia, negli incolti, tra le macerie, vicino alle case fino a 1000 metri di altitudine; ha un fusto ramosissimo alto fino a 150 centimetri; le foglie sono pennatosette (cioè a forma di penna e profondamente incise fino alla nervatura centrale), glabre e verde-scuro nella pagina superiore, biancastre e ricoperte di fitta peluria nella pagina inferiore; le foglie superiori invece sono ridotte e lineari; i fiori, di colore bruno rossastro, spuntano tra luglio e ottobre e sono riuniti in una pannocchia piramidale fogliosa.

Fiori di artemisia

Un uso antico tra i romani era quello di farne delle corone per allontanare gli spiriti maligni; oggi allontana gli insetti, per cui conviene averla nel proprio giardino. È anche considerata una delle erbe di San Giovanni (proprio in questi giorni cade a proposito questa data!), cioè si diceva che sotto le sue radici si trovasse una polvere utile per curare l’epilessia...

Noi comuni mortali di oggi possiamo invece usare qualche fogliolina tra quelle più tenere in alto, come guarnizione nelle misticanze crude, ma qualche foglia è anche per favorire la digestione, se usata cotta, soprattutto con i cibi grassi. Se le fate seccare la potete usare nelle vostre tisane invernali.

Se poi siete un maratoneta e avete molti chilometri da percorrere, mettetela nelle scarpe: una tradizione popolare vuole che le foglie di artemisia facciano passare la fatica e il dolore ai piedi!

Foto di Franco Lodini

Istruzioni per l’uso: abbiamo visto che l’artemisia ha numerose proprietà, cerchiamo di chiarire meglio il loro significato con un piccolo vocabolario medico. È innanzitutto antisettica, cioè ha proprietà d’impedire o rallentare lo sviluppo dei microbi; è antispastica (o antispasmodica nella vecchia terminologia), cioè attenua gli spasmi muscolari e rilassa il sistema nervoso; è carminativa, cioè aiuta la fuoriuscita dei gas intestinali); è diaforetica, cioè agevola la traspirazione della pelle; è emmenagoga, cioè regola il flusso mestruale; è espettorante, cioè aiuta l’espulsione delle secrezioni bronchiali; è eupeptica, cioè favorisce la digestione); è antidiabetica, cioè è utile nella cura del diabete.


Le erbe nell’arte: una famosa pittrice del Seicento ebbe nome di Artemisia Gentileschi ma purtroppo, nonostante il nome che l’avrebbe dovuta porre sotto la protezione della dea Artemide, non fu molto fortunata: infatti oltre a dover lottare per superare tutti gli ostacoli che le avrebbero impedito di fare la pittrice, fu anche violentata da un altro pittore, Agostino Tassi, alla cui bottega fu messa dal padre per imparare l’arte della pittura. Ma in un’epoca in cui le donne avevano un ruolo subalterno e in cui la pittura era appannaggio esclusivo degli uomini, Artemisia, donna dall’indole coraggiosa e risoluta, seppe farsi strada e il suo talento venne infine apprezzato: i suoi quadri raggiunsero un grande successo e riscossero riconoscimenti tali che ebbe importanti committenze, tra cui quella di Filippo IV di Spagna e Carlo I d’Inghilterra. Sicuramente questa carriera, che si può benissimo leggere in chiave proto-femminista, fu più dura da percorrere che se fosse stata quella di un pittore maschio. Persino da morta ci fu chi la dileggiò: “Co’l dipinger la faccia a questo e a quello / Nel mondo m’acquistai merto infinito / Nel l’intagliar le corna a mio marito / Lasciai il pennello, e presi lo scalpello / Gentil’esca de cori a chi vedermi / Poteva sempre fui nel cieco Mondo; / Hor, che tra questi marmi mi nascondo, / Sono fatta Gentil’esca de vermi

(Giovan Francesco Loredan, Pietro Michiel)

Artemisia Gentileschi, “Autoritratto come allegoria della Pittura” (1638-1639); olio su tela, 98,6×75,2 cm; Royal Collection, Windsor
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