il BOTTIGLIERE

Vino caldo per giornate fredde

di Fabio Rizzari 02 gen 2015 2

Il vin brûlé o vino caldo si prepara facilmente e scalda più di un termosifone.

Poco amato dai puristi della degustazione, il vin brûlé, o più genericamente il vino caldo, è diffuso in una notevole varietà di forme e preparazioni in Italia come in Francia (non mi risulta invece bevuto in paesi quali la Costa d’Avorio o il Sudan).

Per inciso, i francesi trovano bizzarro il nome "vin brûlé" che usiamo noi italici. Da loro si definisce in linea di massima vin chaud: vino caldo, appunto.

Personalmente non ne faccio un consumo molto frequente, diciamo che ne preparo uno ogni quindici anni. Ciò non toglie che in un periodo gelido come quello che sta vivendo la penisola da nord a sud anche a un appassionato di vini faccia piacere sorseggiarne un po’.

Ne suggerisco quindi oggi una versione di elementare esecuzione. Non amando fiammeggiature assortite (alcune varianti prevedono di stemperare la gradazione alcolica con un passaggio flambé), propongo un vino caldo di robusta forza alcolica. Preparato come segue:

1) con qualche ora di anticipo si miscelano in una casseruola, fuori dal fuoco, un bicchiere di acqua; un bicchiere di grappa o di cognac; la polpa di un limone e la polpa di un’arancia fatte a pezzetti; un cucchiaio di zucchero; due stecche di cannella; tre chiodi di garofano; una grattata di noce moscata; un anice stellato.

2) dopo aver lasciato a macerare la suddetta massa indistinta di ingredienti, si aggiunge un litro di buon rosso, preferibilmente morbido e strutturato (un Amarone va benissimo) e si porta il tutto a una temperatura prossima al bollore per tre o quattro minuti.

3) si versa il vino caldo nei bicchieri, filtrandolo con l’aiuto di un colino. Fine.

Un’ultima raccomandazione: per quanto possiate voler bene ai vostri ospiti e familiari, evitate di usare per questa ricetta un Lafite-Rothschild o un Grand Cru di Borgogna.


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