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Una pianta per tutte le stagioni: il tarassaco

di Franco Lodini 05 nov 2018 0

Aneddoti, caratteristiche, proprietà benefiche e culinarie di una straordinaria pianta officinale.

Ci sarebbe da scrivere un libro intero solo sul tarassaco (Taraxacum officinale) da quanto, questa pianta, è ricca di proprietà ed è usata in molte parti del mondo come pianta edibile, dalle radici, alle foglie, al fiore. E pensare che spesso viene considerata un’infestante perché diffusa dovunque, nei prati smossi di tutta Italia ma non solo, fino a circa 2000 metri.

Il genere Taraxacum comprende numerosissime specie, e anche per questa grande variabilità non è facile descriverlo. Possiamo comunque tentare di evidenziare le caratteristiche più importanti, tenendo presente che le stesse possono variare molto anche all’interno della stessa specie. È una pianta perenne, che si raccoglie tutto l’anno, salvo condizioni meteorologiche avverse (troppo caldo/troppo freddo); le sue foglie oblunghe partono direttamente dalle radici, sono di diversissime forme ma soprattutto dentate e con un solo fiore giallo ligulato per ogni fusto cavo che, se spezzato, secerne un lattice amarognolo presente anche nella radice e nelle altre parti aeree; il frutto, molto piccolo, è un achenio (cioè è un frutto secco che non si apre a maturità, come la noce per esempio) che termina con il caratteristico pappo (appendice piumosa). La fioritura avviene prevalentemente in primavera da febbraio a maggio ma ci sono anche fioriture ottobrine e novembrine ed è tipicamente a “ondate”, cioè i fiori sbocciano quasi tutti insieme. Infine una gradevole nota olfattiva che riguarda non i fiori (quasi inodori) ma le foglie che, quando sono lavate, sprigionano un tenue profumo di banana.

Chi è quel bambino che non hai mai soffiato sull’appendice piumosa del tarassaco, disperdendone così i frutti che volano nell’aria come piccoli paracaduti? Solo per questo il tarassaco sarebbe già una pianta eccezionale, legata ai nostri ricordi d’infanzia, ma non dimentichiamo che ha molte altre notevoli qualità alimentari e soprattutto è molto versatile in cucina. Come dicevamo all’inizio, del tarassaco non si butta via niente: le foglie tenere, leggermente amare, si possono usare in insalata da sole o come base per qualsiasi misticanza cruda; se sono larghe e tenere tagliatele a striscioline, come si fa con il radicchio dell’ortolano; se trovate invece delle piante già ben sviluppate con foglie più grosse e coriacee, potete cuocerle per poi fare frittate e torte salate. Una ricetta tipica e gustosa è di ripassarle in padella con salsiccia o pancetta, con aglio, olio evo e peperoncino. Potete anche aggiungere alle vostre misticanze i capolini prima che sboccino o addirittura metterli sotto sale o sott’aceto come i capperi. Con i fiori si può fare un finto miele: bollendoli, passandoli al setaccio e aggiungendo al liquido ottenuto uno sciroppo di zucchero, si otterrà così una sostanza giallo-oro, dolce e semiliquida, simile al miele. E che dire delle radici? Raccolte in autunno, seccate e tostate costituiscono un buon sostituto del caffè.

Il caratteristico soffione del tarassaco

Le sue proprietà sono così tante che qualcuno ha inventato una cura a base di foglie e radici di questa pianta: la tarassacoterapia. Infatti è una vera farmacia del prato, il tarassaco: ricco di proteine, carboidrati, sali minerali e vitamine, è colagogo (cioè in grado di stimolare la secrezione di bile, permettendo il funzionamento corretto del fegato) oltre che diuretico, lassativo, antiscorbuto, depurativo, stomachico e tonico. Pensate che le sue foglie contengono 17 volte il contenuto di vitamina A degli spinaci, e sono anche più ricche di beta-carotene delle carote stesse! Insomma, dopo una dieta ricca di grassi una bella depurazione a base di tarassaco è proprio raccomandabile!

Istruzioni per l’uso: il tarassaco, come molte altre piante, secerne soprattutto nella radice, ma anche nelle parti aeree, un succo lattiginoso, un lattice (o latice) dalla composizione chimica complessa, diversa addirittura da specie a specie e che, a causa delle resine presenti, si solidifica in una sostanza gommosa. Il lattice, anche se è bene non ingerirlo per la sua tossicità, non è indice di erba tossica, come a volte si racconta nella tradizione popolare, ma è presente invece in tante erbe (anche della famiglia delle Asteraceae di cui fa parte il tarassaco), piante selvatiche e non (come il fico) e nei funghi del genere Lactarius (lo dice il nome stesso…). In ogni caso, il lattice ha spesso un’azione leggermente caustica per cui è meglio non toccarlo, anche se, alcuni popoli come i Maori della Nuova Zelanda, lasciano il lattice di alcune asteracee al sole per farlo diventare gommoso e solido e per usarlo come gomma da masticare per i bambini, favorendone così la dentizione.

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