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Se una primula fa primavera…

di Franco Lodini 04 mar 2019 0

Caratteristiche, usi gastronomici e ricorsi artistici del fiore che annuncia la bella stagione.

Continuo la serie di presentazione dei fiori araldi della primavera: dopo la viola mammola, adesso cambiamo colore e passiamo a un bellissimo fiore giallo che ama i luoghi umidi e ombrosi e si trova in tutta la penisola proprio in questo periodo, al margine di ruscelli e lungo i sentieri dei boschi di latifoglie fino a 2000 m (nel Sud Italia lo si trova a quote alte). Stiamo parlando del fiore della primula (Primula vulgaris) che, come suggerisce il nome del genere, indica appunto la precoce fioritura ed è tra i primi fiori primaverili a farsi apprezzare, abbellendo con la sua grazia luoghi dove il colore predominante è il marrone delle foglie secche e marce.

La primula è una pianta perenne senza fusto, alta fino a 15 cm, con le foglie tutte in rosetta basale, spatolate o oblanceolate, lunghe fino a 10 cm; la pagina superiore è glabra e piena di verruche, quella inferiore leggermente pelosa; i fiori imbutiformi non hanno un grande profumo, compaiono tra febbraio e marzo (in alcune zone più fresche fino a maggio) e sono portati da lunghi peduncoli con corolla giallo pallida divisa in 5 lobi con una macchia scura alla base.

I fiori della primula

Della primula utilizzeremo dapprima le tenere foglioline e i germogli dei fiori, poi i fiori appena sbocciati e infine le foglie più grandi: fate però attenzione a non eliminare l’occhio centrale della rosetta che così potrà ricrescere. Infatti la primula è una pianta piuttosto rara perché, essendo molto precoce, all’inizio non ci sono molti insetti in grado di impollinarla, meglio dunque permetterle di ricrescere. In molte aree è anche protetta, conviene informarsi perciò prima nella propria regione, sul limite giornaliero degli esemplari da raccogliere.

Essendo tra i primi fiori a sbocciare, viene considerata anche un simbolo di rinnovamento e di giovinezza, e siccome non è facilissimo trovarla, quando la si vede è anche augurio di buona fortuna. Non molti sanno però che le sue prime tenere foglie sono ottime in insalata (qualcuno suggerisce di condirle semplicemente con sale, olio evo e scaglie di parmigiano), lessate invece si possono aggiungere a minestre e torte salate. Anche i fiori rendono variopinte le prime misticanze primaverili, ma meglio usare i boccioli, perché i fiori aperti sono molto delicati.

Con i fiori (dove non ci sono particolari limiti alla raccolta) si possono fare frittate e persino confetture; si usano inoltre per decorare i cocktail, per aromatizzare vino o aceto, oppure servono per preparare una gradevole tisana rilassante e calmante. Infatti la primula veniva usata un tempo nella medicina popolare, soprattutto come espettorante. Infine i fiori canditi, con il procedimento spiegato per la viola mammola diventano dei dolci deliziosi.


Istruzioni per l’uso: dopo aver parlato di foglie e fusti, non possiamo non parlare delle caratteristiche del fiore che è un particolare tipo di germoglio, costituito da foglie modificate, i petali, ed è collegato al ramo attraverso un peduncolo (l’equivalente del picciolo per le foglie: se mancano il picciolo e il peduncolo, la foglia e il fiore sono detti “sessili”). Il fiore, la sua forma, il suo colore, il suo profumo, sono importantissimi per il riconoscimento della pianta: spesso, finché non fiorisce, è molto difficile classificarla basandosi solo sulle foglie o sui fusti. La corolla è l’insieme dei petali, che sono dunque le “foglie” del fiore, con varie disposizioni e caratteristiche, e rappresentano la parte più vistosa del fiore per attirare gli insetti impollinatori che si posano sui petali come su piste di atterraggio. I petali circondano le parti riproduttive e all’interno della corolla ci sono ghiandole che secernono nettare e altre sostanze zuccherine, fonte di energia per gli insetti, da loro molto gradite.

Per chi volesse approfondire, e questo vale per tutti gli argomenti relativi alla morfologia delle erbe e delle piante, consiglio sempre di consultare la parte didascalica dedicata, con spiegazioni, disegni e foto esaurienti, alla morfologia dei fiori del sito di Actaplantarum, “un luogo virtuale in cui si armonizzino l’aspirazione alla conoscenza nel rigore scientifico con il divertimento, la curiosità, la meraviglia. […], un’occasione di diffusione della cultura naturalistica”.


Le erbe nell’arte: Quello che vedete ritratto sotto è Benjamin Disraeli (1804-1881) primo ministro conservatore britannico dal 1874 al 1880. Il quadro che vi mostro, di un pittore londinese semisconosciuto, George Hamilton Barrable (morto nel 1887), lo ritrae con un vaso pieno di primule. Ma cosa ha a che fare un ministro conservatore con le primule? Ebbene, lui era talmente amante di questi fiori che quando morì, il 19 aprile 1881, gli inglesi proclamarono quel giorno il “Primrose Day”, il giorno della primula, per commemorare la sua vita. Non solo, ma la regina Vittoria, di cui era amico e confidente, inviò al suo funerale un mazzo di primule. Anche se il nome inglese della primula, la “prima rosa”, richiama la parente più famosa, più profumata ed elegante, questo umile e battagliero fiore, tra i primi a sbocciare dopo i rigori dell’inverno, proprio per questo diventò anche il simbolo della “Lega della primula”. Questa organizzazione, seppure legata al partito conservatore, ebbe una combattiva sponda “femminista” fra le prime a riconoscere alle donne parità di diritti e responsabilità e a rivendicare il diritto di voto. E chi ne fece parte? Lady Randolph Churchill, la madre di Winston, ma questa è un’altra storia…

Ritratto di Benjamin Disraeli, opera di George H. Barrable
Badge della Primrose League
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