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Se il cibo si fa troppo complicato le multinazionali ci "sparano" addosso

di Gabriele Rosso 28 feb 2017 2

Dopo lo spot di Budweiser che prendeva in giro le birre artigianali, ora c'è quello di McDonald's che deride i bar hipster e gli specialty coffe.

Un fotogramma del nuovo spot McCafè

Un fotogramma del nuovo spot McCafè

A costo di sembrare una sorta di democristiano fuori tempo massimo, devo confidare di credere fermamente che molto spesso la verità sta nel mezzo, o quasi. Insomma, soprattutto quando la discussione si scalda e si alzano barricate tra opposti estremismi, è facile che un po' di ragione stia da entrambe le parti, così come una buona dose di torto, e che quindi una posizione più mediata risulti maggiormente condivisibile ed equilibrata. Oggi la discussione pubblica, che si tratti di politica o di gastronomia, sembra essere sempre di più giocata sui binari di argomentazioni polarizzate, che si sfidano a muso duro a partire da schieramenti estremi, quasi agli antipodi. Un esempio? George W. Bush che dopo l'11 settembre dichiarava «o sei con noi, o sei con i terroristi», dividendo il mondo in due.

Il cibo e la cultura gastronomica non sono esenti da questo tipo di dinamica dello scontro. Basti pensare alle diatribe vini naturali VS vini convenzionali, birre artigianali VS birre industriali, cucina italiana VS kebab (o sushi), ristorante costoso VS ristorante cheap, olio di palma sì VS olio di palma no. Sempre più spesso si tira una riga in terra, noi di qua e voi di là, e giù a ringhiarsi in faccia. D'altronde argomentare, considerare le sfumature, cercare di comprendere le proprie debolezze e (casomai) ammetterle sono attività che richiedono uno sforzo immane e che non vengono premiate da una rapida e diffusa comprensione pubblica. È più efficace e diretto il linguaggio di chi sbraita «ruspe!».

In tutto ciò capita quindi che il nuovo spot di McDonald's che prende in giro i bar hipster e il mondo degli specialty coffee possa essere letto in tre modi:

1. come l'attacco di una multinazionale cattiva sporca e ingiusta contro chi sposa l'idea di qualità
2. come la critica fondata di chi fa semplicemente del buon caffè a prezzi abbordabili a chi si fa troppe "pippe" e ce le fa pagare uno sproposito
3. come la pubblicità "furbetta" di una multinazionale che offre caffè di qualità medio-bassa a prezzi bassi e che prende in giro chi sta dall'altra parte della barricata, accusato di non essere comprensibile né economicamente sostenibile per tutti

Ora, qui i temi sul tavolo sono due: quello della semplicità e quello del prezzo. Del secondo ci siamo occupati diverse volte su Piattoforte, e non è questo il momento di approfondire ulteriormente. Segnalo soltanto un articolo di Fabio Ciconte e Stefano Liberti, il primo di una mini-inchiesta, comparso di recente su Internazionale e che condivido in toto: Supermercati, il grande inganno del sottocosto. Anche se parla di supermercati, si applica bene a tutto il sistema alimentare delle grandi catene, delle multinazionali, dei fast food.

La semplicità, dicevamo. Sull'account Youtube di McDonald's UK che ha pubblicato lo spot ci sono un paio di righe di commento dell'azienda, che iniziano così: «The coffee market has got a bit over-complicated, hasn't it? But with McCafè, none of the frills or fuss». Che tradotto alla bell'e meglio suona più o meno «il mercato del caffè è diventato un po' troppo complicato, vero? Ma con McCafè nessun fronzolo né confusione».

In sostanza McDonald's ci sta dicendo che il mondo degli specialty coffee ha complicato le cose, che è poco comprensibile, non adatto al cliente medio che non ne vuole sapere nulla di caffè monorigine, aero-press e via dicendo, e che è eccessivamente caro. Quello che non dice, però, è che la qualità non è necessariamente una cosa complicata, che la cultura gastronomica non è una cosa brutta e che il cliente medio avrebbe bisogno di qualche informazione in più, con la giusta moderazione.

Perché in fondo se questo cliente medio conoscesse la vera differenza tra il caffè di una catena di fast food e quello di un locale che serve specialty coffee forse sceglierebbe quasi sempre il secondo, prezzo permettendo.

D'altro canto, l'invito a "prenderla più bassa", a rendere più accessibile il mondo della gastronomia gourmet, non può che essere accolto. È un po', con le debite differenze, come riflettere sul tema delle birre "normali" in ambito craft. Se al grande pubblico, che rischia di non capire e di non apprezzare le birre artigianali invecchiate nelle botti, quelle realizzate col mosto d'uva o le castagne, o con la frutta e/o una miriade di spezie, non raccontiamo la grandezza di tante strepitose birre più "semplici" avremo fallito. E allora avrà ragione Budweiser, che in uno spot del 2015 si prendeva gioco così della scena birraria craft, dichiarandosi orgogliosamente facile (e industriale).

COMMENTI (2) AGGIUNGI UN COMMENTO



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Andrea
28 febbraio 2017 18:45 Si ok cautela, stare nel mezzo, ma di fronte a palesi realtà multinazionali con produzioni improponibili, MacDonal's, Coca Cola ..... proprio non ci sto e le aborro di principio nel mio contesto lavorativo ! Perché ad esempio non eliminare dal locale la... e proporre MoleCola di Torino e sicuramente più "affidabile" e migliore ! Un esempio non piacecole che mi sovviene è Grom nato con auspici importanti e poi ceduto alla multinazionale che produce il Magum Algida. E poi e poi ..... questo mi è venuto così distinto ma ovviamente il discorso è veramente amplio, ma fortunatamente gestibile anche perche' noi che operiamo in campagna e diventa avvantaggiato il rapporto diretto con agricoltori, produttori di vino ..... divulgare è un compito importante!
Gabriele Rosso
1 marzo 2017 07:13 Caro Andrea, ovviamente anche io cerco di stare alla larga dai prodotti di certe multinazionali, se non altro perché so, anche avendoli assaggiati (sigh!), che non vale la pena "perderci tempo". Detto questo, ho semplicemente voluto affermare come la guerra per barricate sia deleteria anche per chi ha una visione diversa del cibo. Meglio ritrovare un po' di misura e non creare troppe sovrastrutture intorno a prodotti che sono semplici e buonissimi.