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Probiotici e prebiotici, quando la salute passa per l’intestino

di Davide Pellegrino 16 lug 2019 0

Alla scoperta dei cibi che nutrono noi e … i nostri microscopici alleati.

Siamo forse un po’ troppo ossessionati dall’igiene e dalla pulizia per capire quanto la nostra vita e il nostro benessere siano invece così strettamente legati a quella di batteri e altri invisibili microrganismi. L’eccessiva preoccupazione per malattie e infezioni ci ha fatto dimenticare che non esistono solo germi patogeni e che in realtà molti microrganismi sono fondamentali per il nostro organismo.

La cosiddetta “flora intestinale” è una popolazione di batteri, insieme a funghi e virus, che vive nel nostro intestino e ha un peso non indifferente: circa 1,5 kg del nostro peso corporeo! Ognuno possiede la sua particolare flora di cui si prende cura soprattutto attraverso una corretta alimentazione. Chi non riesce a concepire l’idea di essere circondato da microrganismi sappia che ogni giorno, più o meno inconsapevolmente, ingurgitiamo miliardi e miliardi di batteri vivi! Quando ci mordicchiamo le dita, quando baciamo qualcuno o quando addentiamo un panino facciamo incetta di batteri. Alcuni terminano il loro viaggio quasi subito nella nostra bocca o nel nostro stomaco dove la barriera acida è per loro fatale; altri riescono a passare indenni invece fino all’intestino crasso.

È praticamente impossibile sapere tutto ciò che entra nel nostro organismo, ma fortunatamente quelli per noi dannosi sono quasi sempre in minoranza e riusciamo a tenerli a bada senza problemi. E sapete perché? La risposta è abbastanza banale: perché dentro di noi albergano anche i microrganismi buoni. Questi, quando si parla di alimentazione, sono definiti come “probiotici” (letteralmente “a favore della vita”); i più comuni sono i lattobacilli e i bifidobatteri, termini che certamente conosciamo per via di martellanti campagne pubblicitarie: pensiamo al Bifidus Actiregularis dell’Activia di Danone o al Lactobacillus casei Shirota dello Yakult, tanto per citarne i più famosi.

Si tratta di prodotti da bere contenenti ceppi selezionati di batteri in grado di resistere alla barriera acida dello stomaco e arrivare sani e salvi nel nostro intestino. Il classico yogurt contiene due ceppi di batteri (Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus thermophilus) che non sono veri e propri probiotici: questi batteri, infatti, non sono in grado di attecchire nell’intestino perché una volta passati per lo stomaco non sono più vitali. Ciononostante sono benefici per la flora batterica e migliorano le nostre difese immunitarie: anche le spoglie non vitali di questi batteri possono stimolare la risposta immunitaria, un po’ come l’immagine di un piatto di pasta ci fa venire l’acquolina come se fosse veramente davanti a noi fumante e delizioso.

Ma la cosa più interessante è che gli alimenti probiotici non sono un’invenzione moderna della Danone o di qualche altra grande multinazionale del settore alimentare. Anzi sono proprio quegli alimenti che l’uomo conosce da tempo immemore. Stiamo parlando dei cibi fermentati che l’industrializzazione ha rimpiazzato con prodotti all’apparenza simili, ma non più ricchi di microrganismi vivi perché pastorizzati o prodotti con processi accelerati a discapito delle loro proprietà nutrizionali e organolettiche: crauti e altre verdure latto-fermentate, formaggio, yogurt, pane preparato con pasta madre, birra, vino, ecc.

Tutti questi alimenti, se preparati secondo le ricette tradizionali, sono ricchi di probiotici; questi contribuiscono a creare la nostra unica flora intestinale, la vera fonte del nostro benessere, migliorando la digeribilità e l’assimilazione di molti sostanze che ingeriamo. Nel caso dello yogurt, ad esempio, la fermentazione del latte permette di scindere il lattosio, di difficile digestione per l’organismo, e formare acido lattico che è utile alla flora intestinale e migliora, ad esempio, l’assimilazione del ferro contenuto nelle verdure e nei cereali.

E i prebiotici? Da non confondere con i probiotici, che sono microrganismi vivi e quindi sono come dei nuovi inquilini che traslocano nel nostro intestino, i prebiotici rappresentano il cibo della nostra flora intestinale “buona”. Sono quindi quegli alimenti che non possono mancare nella nostra dieta quotidiana. Tra questi le famose “fibre”, indigeribili per i batteri dell’intestino tenue, ma di cui sono ghiotti i batteri buoni presenti nell’intestino crasso.

Quando i cibi sono troppo raffinati (come la farina bianca o lo zucchero bianco) la loro capacità prebiotica è praticamente nulla; per questo bisogna limitarne il consumo per non indebolire la flora intestinale. Alimenti utili sono, ad esempio, le verdure della famiglia delle Liliacee (come i porri, l’aglio e le cipolle), delle Composite (carciofi, cicoria, ecc.) oppure l’amido resistente, cioè l’amido cotto e lasciato raffreddare, che otteniamo banalmente quando prepariamo l’insalata fredda di patate o quella di riso, cibi perfetti per deliziare la nostra flora.

Insalata fredda di patate
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