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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 13 apr 2019 0

I vegani che si ri-convertono al carnivorismo, le montagne di plastica che beviamo noi italiani, i coltivatori di ortaggi asiatici negli Stati Uniti, la storia (coloniale) del curry.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Ho chiesto a due blogger vegane perché hanno ricominciato a mangiare carne
Come sottolinea giustamente Giorgia Cannarella in questo articolo, non vi venga in mente di sorridere con fare sadico e strafottente alla notizia della riconversione carnivora dei vegani. Questo per due motivi: la scelta vegana consapevole e informata va rispettata, e spesso dietro certe decisioni ci sono disturbi, intolleranze, difficoltà su cui non è consigliabile planare con leggerezza. In effetti uno degli aspetti più interessanti di questo articolo riguarda proprio le esperienze personali delle due vegane "pentite" intervistate: esperienze segnate da un approccio equilibrato al veganesimo, sia sul versante salutistico, sia su quello etico, complicate però da problemi fisici complessi con cui hanno dovuto inevitabilmente fare i conti, tra l'altro rischiando di scontrarsi con seguiti social folti e accaniti. Per quanto mi riguarda l'immagine che mi ritorna dalla lettura del pezzo è quella di un'epoca, la nostra, segnata da un rapporto col cibo che si fa via via più problematico, complice anche un sistema alimentare che crea tribù, identità, appartenenze, fobie, disgusti e slogan che l'industria sfrutta a proprio piacimento. Basta percorrere la corsia di un qualsiasi supermercato. Come naturale reazione, c'è una sete di alimentazione etica che va coltivata e soddisfatta. Facciamolo, senza scadere in facili estremismi, ma facciamolo - Munchies

In Italia beviamo 8 mld di bottiglie di plastica all'anno. È uno spreco insostenibile
Basterebbe il titolo, ma questo articolo di Silvia Granziero va letto tutto perché snocciola un po' di cifre davvero interessanti. Soprattutto svela, dati alla mano, che noi italiani siamo tra i principali inquinatori del mondo se parliamo di acqua in bottiglie di plastica. C'è la raccolta differenziata, direte voi: ma non basta, visto che solo un terzo di quanto raccolto può essere poi effettivamente riciclato. E poi a me, devo dirlo, questa cosa del bere acqua in bottiglie di plastica in un Paese in cui la stragrande maggioranza dei rubinetti sputano acqua sicura fa davvero storcere il naso. Se pensiamo che il Messico e la Thailandia, le due nazioni al mondo che ne consumano più di noi, sono caratterizzate dalla difficoltà per le popolazioni locali di accedere ad acqua corrente sana, beh, il gioco è fatto. Beviamo quantità mastodontiche di acqua in bottiglie di plastica per un semplice vezzo, per un'abitudine indotta. La facciamo viaggiare su tir a destra e a manca. Permettiamo alle industrie del settore di realizzare enormi profitti sfruttando una risorsa pubblica a prezzi irrisori. No, non è sostenibile - The Vision

OLTRE CONFINE

Bok Choy Isn’t ‘Exotic’
Ormai ci siamo accorti da un bel po' di tempo che anche quando parliamo di cibo le barriere culturali e nazionali sono destinate a crollare, pur nel mezzo di infinite resistenze. Cucine che si incontrano e si mescolano, prodotti che viaggiano per migliaia di chilometri, mode che fanno il giro del pianeta in un attimo. Qui il tema è ancora più sottile e profondo: Cathy Erway racconta le storie di alcuni piccoli coltivatori di ortaggi asiatici negli Stati Uniti, dimostrando che nel loro lavoro c'è un forte valore gastronomico (la valorizzazione di ingredienti altrimenti da importare) e culturale (il recupero di un legame spirituale con la propria terra d'origine). E se i risultati sono comunità asiatiche più salde, meno viaggi dei prodotti alimentari e una maggiore conoscenza dei sapori stranieri non possiamo che ritenerci soddisfatti, no? - Eater

The Subversive, Surprising History of Curry Powder
La storia del curry raccontata da Rohini Chaki in questo articolo è emblematica: si intreccia con la storia del colonialismo, ma soprattutto dimostra come il cibo sia destinato a viaggiare e a infilarsi in diverse culture gastronomiche, trasformandole, tornando alle sue sembianze autentiche, o venendo al contrario rivoluzionato. Insomma, come dico spesso in questa rubrica, al bando gli sciovinismi gastronomici, per cui c'è solo la mia cucina nazionale, c'è solo un modo di fare quel piatto tradizionale, e così via: la storia insegna una lezione diversa. Basti tradurre il paragrafo finale di questo pezzo per comprenderlo: «il cibo spesso è legato all'identità nazionale, ma il contributo della polvere di curry alla cucina globale è un esempio degno di nota delle forze precoci della globalizzazione. Un'invenzione dell'impero coloniale, ha incarnato lo spirito della britishness — facendo finta di essere autenticamente indiana — e ha abbellito le tavole dei bianchi del sud in America, in definitiva dando forma all'ira dei sud-asiatici finché venne reclamata, reinventata e aggiornata sotto la sua incarnazione attuale come masala. La storia di questo umile ingrediente è la storia dell'impero e delle sue conseguenze» - Gastro Obscura

IN PILLOLE

Langhe, il futuro del Barolo è delle donne (soprattutto se si chiamano Rinaldi)
Un bel ritratto del mondo del Barolo e delle sorelle Marta e Carlotta Rinaldi, a firma di Sonia Ricci. Un ritratto che aggiunge qualcosa alla discussione sul tema del vino artigianale - Repubblica Sapori

Ruth Reichl Dishes on the Last Days of Gourmet Magazine
La recensione dell'ultimo libro-memoir di Ruth Reichl, Save Me the Plums, appena uscito negli Stati Uniti - The New York Times

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