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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 23 mar 2019 0

La Brexit strozza gli agricoltori britannici?, l'invasione del caviale cinese, sappiamo tutto del cibo ma mangiamo da ignoranti, un cuoco di colore racconta il razzismo (e non solo).

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

La Brexit minaccia di mandare in rovina gli agricoltori
Bene, in teoria avremmo già dovuto esserne consapevoli. Eppure questo articolo sulla Brexit e sui problemi dell'agricoltura britannica rende ancora più evidente – sì, ce n'è bisogno – l'interdipendenza che ormai hanno raggiunto i nostri sistemi alimentari, sul piano della produzione, del lavoro, della distribuzione e del consumo. Qui nello specifico si parla di lavoro, e di come l'agricoltura britannica si regga sulle migliaia di braccianti in arrivo ogni anno dall'Europa orientale. Mi ricorda qualcosa: le campagne italiane (da Nord a Sud) solcate da immigrati che con le loro mani e la loro fatica permettono ai raccolti di essere raccolti, appunto, e di finire trasformati o meno sulle nostre tavole. Nel pezzo di James Davey e Kate Holton c'è tuttavia un campanello d'allarme in più: la consapevolezza che il processo ancora nebuloso della Brexit potrebbe avere conseguenze di non poco conto anche su certi settori dell'esportazione agricola e alimentare italiana. Insomma, se i braccianti est-europei avranno difficoltà a raggiungere i campi britannici, per i vini o le mozzarelle italiane sarà più facile? Difficile dirlo, facile presumere che non lo sarà - Internazionale

Perché il caviale costa sempre meno
Visto che siamo in tema di interconnessioni planetarie e politiche protezionistiche/doganali vale la pena spendere un po' del nostro tempo sul tema del caviale. Questo bell'articolo del Post spiega, nel solito modo lineare e comprensibile a tutti, il motivo per cui negli ultimi anni i prezzi del caviale si sono abbassati considerevolmente. Il motivo è semplice: la Cina ha puntato forte sul settore e oggi è il primo produttore mondiale. Però: vade retro sciovinisti! Il caviale cinese può essere buonissimo, e anche se sconta ancora la diffidenza culturale di chi nutre dei dubbi sulla sicurezza degli alimenti cinesi, sta conquistando il mercato dei cibi di lusso e del fine dining. L'Italia, da par suo, è il terzo produttore mondiale (lo sapevate?). L'evocata guerra tariffaria tra USA e Cina potrebbe complicare le cose per il caviale cinese negli Stati Uniti, ma resta il fatto che dovremo rassegnarci a un mercato alimentare mondiale in cui anche le merci di provenienza asiatica, già fortissime tra i prodotti di fascia bassa, saranno concorrenziali nel segmento dei prodotti di fascia alta. Gli sciovinisti (e i sovranisti) si mettano il cuore in pace - Il Post

OLTRE CONFINE

We Know More About Food Than Ever Before
Condivido questo articolo per due motivi. Il primo è che è di estremo interesse gastronomico, perché afferma una cosa che dovrebbe essere chiara a tutti ma non lo è: mai come oggi possediamo un bagaglio profondo e articolato di conoscenze sul cibo e sulla nutrizione, eppure continuiamo a mangiare male come se non sapessimo nulla. A firmare il pezzo è David L. Katz, nutrizionista e docente nientepopodimenoche di Yale. In un'epoca in cui il sapere scientifico è in crisi, o meglio in cui la sua legittimità viene sfidata continuamente dal cosiddetto uomo della strada, Katz sottolinea come certe conquiste del sapere dovrebbero considerarsi pressoché definitive e quindi non essere messe in discussione ogni 3x2. Insomma, sappiamo che una dieta equilibrata e salutare dovrebbe prevedere un largo consumo di cibi vegetali, di legumi e di frutta, ma ciò nonostante siamo costantemente bombardati da informazioni e ricerche miopi che mettono l'accento su un singolo prodotto, su un ingrediente magico (mai sentito parlare di superfood?), sul bicchiere di vino che allunga la vita e magari anche la vista. Al di là del fatto che spesso dietro queste ricerche ci sono gli interessi di uno specifico settore dell'industria del cibo, come ben evidenzia Marion Nestle nel suo ultimo libro Unsavory Truth, resta il fatto che 3-4 principi di base della scienza della nutrizione dovremmo ormai conoscerli e maneggiarli tutti, e quindi abbiamo gli strumenti per mangiare abbastanza bene. Ma ce ne freghiamo. E rincorriamo le mode e le notizie del momento. Ah, c'era anche un secondo motivo per cui consiglio di leggere questo articolo: fa parte di una nuova pubblicazione diretta da Mark Bittman su Medium. Come, non sapete chi è Mark Bittman e che cos'è Medium? Argh! - Medium x Bittman (nome provvisorio, doveva essere Salty ma è stato "ritirato" in seguito ad accuse di plagio)

Saying Young Cooks Need to ‘Pay Dues’ Before Finding Success Is Kind of Bullshit
Qui è dove Kwame Onwuachi, giovane ed emergente cuoco di colore attivo nel suo ristorante di Washington D.C., racconta le difficoltà in cui si può ritrovare imbrigliato un giovane cuoco di colore (appunto) nel sistema ristorativo americano. L'articolo/intervista di Hillary Dixler Canavan è da divorare perché il racconto di Onwuachi è centrato, diretto, senza peli sulla lingua: dimostra in pochi passaggi come davvero le minoranze subiscano da un lato le pratiche discriminatorie e dall'altro debbano fare i conti con un accesso realmente più difficile a certe posizioni, in particolare grazie alla scusa del "fare gavetta". E poi lo chef di origini nigeriane ha appena scritto un bel memoir, a soli 29 anni, dopo aver avuto esperienze al Per Se, all'Eleven Madison Park, con la trasmissione televisiva Top Chef e con un altro ristorante da lui guidato (ma finito male). Insomma, di gavetta ne ha fatta, no? - Eater

IN PILLOLE

Trattoria La Madia a Brione, recensione: se questo non è fine dining
Bella recensione di Massimo De Marco, che dimostra che la separazione fine dining/cucina popolare e di tradizione in Italia ha sempre meno senso, o meglio viene sempre di più sfidata apertamente dai cuochi e dai ristoratori stessi - Dissapore

Ludicrous, genius or a disaster? How chefs feel about calorie-reduction plans
Il piano inglese per la riduzione delle calorie consumate chiede ai cuochi dei ristoranti di ridurle direttamente nei loro menu. Sarà una buona idea? - The Guardian

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