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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 16 mar 2019 0

I ristoranti di qualità e la birra artigianale, mangiare carne e le crudeltà nei mattatoi, il cibo autentico (ma basta con questo autentico!), l'industria del tabacco che vende bevande ai bambini.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Chef e birra: perché ai cuochi non frega nulla della birra artigianale
Questo lungo e articolato post a triplice firma di Chiara Cavalleris, Massimo De Marco e Giovanni Puglisi mette un bel po' di carne sul fuoco. E come spesso succede, quando c'è così tanta ciccia c'è anche tanto di cui discutere. Per non fare un commento chilometrico, mi limito a segnalare i punti di forza e quelli più deboli che ci ho trovato, partendo però da questa osservazione: ben vengano gli articoli che parlano chiaro e che, in un mondo fin troppo timoroso di fare nomi e cognomi, lancia il sasso e non nasconde la mano. Mi ritrovo pienamente nella critica al mondo della sommellerie sotto cui potrebbero riunirsi almeno 3-4 punti di quelli esposti in questa denuncia. I problemi che fanno sì che buona parte dell'universo dei ristoranti di qualità non sia ancora pronto/preparato per offrire una bella selezione di birre artigianali arrivano proprio dalla mancanza di cultura tra i professionisti stessi. Ottime anche le osservazioni sui cuochi che fanno cassa con la birra industriale. Non mi convincono, invece, altri passaggi. Quando si contrappongono industria e artigianato lo si fa come se il dualismo birrario fosse applicabile anche ad altri settori, invece mi pare un'operazione impropria vista la specificità in questo senso della scena brassicola. Poi si mitizza un po' troppo l'epoca pre-industriale della birra, quando in realtà la qualità artigianale vera e diffusa è arrivata perlopiù con l'epoca post-industriale (idem nel mondo vino). Infine, come mi ha fatto notare un caro amico (ah, grazie), tra i bersagli della critica manca un protagonista: la birra artigianale. Siamo così sicuri che gli artigiani siano esenti da colpe? È il rischio che si corre a dividere il mondo in bianco e nero: si sceglie un colore e ci si mette tutto il buono dentro perché dall'altra c'è tutto il cattivo. Insomma, forse se le birre artigianali non sfondano nella ristorazione di qualità è anche (e sottolineo anche) un po' colpa delle politiche commerciali e/o culturali e formative di chi popola il mondo artigiano - Dissapore

Perché continuiamo a mangiare carne?
Appena fuori tempo massimo: l'articolo è di sabato 9 marzo. Ma vale comunque la pena riprenderlo qui, visto che era impossibile inserirlo nella rassegna della settimana scorsa proprio per le tempistiche della sua pubblicazione. Un articolo scritto molto bene, firmato da Paul B. Preciado e comparso originariamente su Libération. Un articolo, però, che nasconde una fallacia enorme nel ragionamento di fondo. Preciado parte raccontando cosa succede in un mattatoio quando si macellano mucche provenienti da allevamenti intensivi. La scena è straziante: 2 su 100 sono gravide, e il vitello non muore con la madre né può essere adeguatamente stordito. C'è tutta la crudeltà e la bruttezza dell'industria della carne, qui. Però c'è un però. Il pezzo finisce con l'autore che si chiede perché continuiamo a mangiare carne, come se non esistessero alternative tra il non mangiarne e l'uccisione delle mucche gravide e dei loro vitellini. Notiziona: esiste un modo diverso, più rispettoso, etico e illuminato di allevare (e macellare) il bestiame. Ed è quello a cui tutti noi dovremmo guardare senza farci schiacciare nella morsa tra animalismo e industria della carne - Internazionale

OLTRE CONFINE

Authentic, natural, artisan … mind your language when talking about food
Se esiste una certezza è che gli articoli di Jay Rayner, critico gastronomico inglese in forza al Guardian, non saranno mai banali. In questo pezzo a essere sotto i riflettori è la moda di definire pressoché ogni prodotto gastronomico non "convenzionale" con i termini autentico, naturale, artigianale... Tutto perché qualche giorno fa Gordon Ramsey, chef pluripremiato e personaggio televisivo di rilievo, ha annunciato la prossima apertura a Londra di un suo ristorante in cui si farà autentica cucina asiatica. Apriti cielo. La Rete si è scatenata al grido di "cosa c'è di autenticamente asiatico in un ristorante londinese guidato da un cuoco non asiatico"? Potrei eccepire e fare distinguo sul vero significato della parola autentico in quel contesto. Ma sono più propenso a dirmi d'accordo con Rayner quando osserva che oggi c'è un uso eccessivo di "maschere di bellezza" nel panorama gastronomico. Non sono d'accordo, invece, sul fatto che l'unica cosa che conta è la bontà di ciò che mangiamo/beviamo, e non l'etichetta o la categorizzazione che gli sta intorno. O meglio, potrebbe pure essere un buon principio, ma il mondo di oggi funziona così, e i famigerati millennials non si accontentano di ciò che c'è nel piatto. Dobbiamo prenderne atto e farci i conti - The Guardian


How Big Tobacco Hooked Children on Sugary Drinks
Che le grandi multinazionali del cibo, americane ma non solo, abbiano nel corso del tempo affinato tecniche di persuasione all'acquisto dei loro prodotti molto sofisticate non c'è alcun dubbio. Che molte di queste tecniche abbiano fondamenta etiche e/o legali poco salde nemmeno. Qui è dove Andrew Jacobs racconta un altro capitolo di questa storia, quello in cui grandi aziende del tabacco hanno acquistato grandi marchi delle bevande zuccherate e hanno applicato a quest'ultimo versante strategie di marketing affinate con le sigarette, ricalibrandole però sui bambini. Suona spietato, in effetti. Così come suona spietato che il nostro sistema alimentare sia fortemente segnato da tali pratiche e dall'individuazione dei più piccoli come target da colpire. Dicono niente gli espositori di caramelle e cioccolato ad altezza bambino nei supermercati? - The New York Times

IN PILLOLE

Santo digiuno, mirabile anoressia
Alziamo decisamente il tiro con questo articolo dai toni filosofico-religiosi di Giorgiomaria Cornelio: si parla di anoressia, di sante medievali e di digiuni, chiudendo con Kafka - Il Tascabile

How Much Is Having a Michelin Guide Worth?
L'ente del turismo californiano avrebbe speso 600.000 dollari per portare gli ispettori della Michelin nel loro Stato e pubblicare una nuova versione californiana della guida - Eater

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