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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 23 feb 2019 0

La rivoluzione della birra agricola, i supermercati autogestiti e il senso di comunità, l'articolo dell'anno sulla critica gastronomica, il cibo post-apocalittico.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

La nuova rivoluzione della birra americana: "fresca di fattoria"
Questo interessante articolo di Liliana Rosano parla di un fenomeno, quello delle farmhouse breweries, vale a dire i birrifici agricoli, apparentemente in piena esplosione negli Stati Uniti. E al di là del pezzo in sé, che segnala una tendenza di cui è doveroso tenere conto, vale la pena leggerlo e usarlo per portare la riflessione sul suolo italiano. Sì perché se c'è un aspetto che bisogna tenere a mente riguardo a tale tematica, è che anche l'Italia, perlomeno in certe regioni, non sta poi messa così male. Il Piemonte, tanto per fare dei nomi: sono sempre più numerosi e attivi i birrifici che producono direttamente buona parte delle materie prime utilizzate, pur scontando i ritardi e le difficoltà oggettive nella coltivazione del luppolo e nella maltazione dell'orzo. Nonostante ciò, e vista la peculiare conformazione del panorama gastronomico e agricolo italiano, non ho molti dubbi che il futuro della birra artigianale italiana sarà profondamente segnato dalla sua virata verso una dimensione agricola. Una cosa che mi sembra bellissima e auspicabile - Repubblica Sapori

Sono andata da Camilla a Bologna, il primo supermercato autogestito di Italia
Di motivi per leggere questo articolo ce ne sono almeno due (almeno, non solo...). Il primo è che racconta un esperimento che in Italia è pionieristico, nel senso che i primi, o così pare, ad aprire un supermercato autogestito in Italia sono stati loro, quelli di Camilla, figli di un gruppo d'acquisto solidale e di un mercato contadino (poteva essere altrimenti?). Il secondo motivo è che personalmente ritengo che alle esperienze alternative di acquisto si debba dare sempre maggiore spazio e, perché no, semplificare loro la vita spianando la strada dalle pastoie burocratiche che si mettono inevitabilmente di mezzo. Insomma, viva i GAS, viva i mercati contadini, viva i supermercati autogestiti. E da "sinistro" impenitente credo che il ruolo di uno Stato debba essere proprio quello: semplificare la vita e favorire lo sviluppo delle esperienze più belle e più giuste. Ah, ci sarebbe anche un terzo motivo: la constatazione del valore aggiunto che fa Giorgia Cannarella a fine articolo, e che riguarda il fatto che un siffatto supermercato è un bel luogo in cui coltivare il senso di comunità. Che in tempi di spargimenti di veleni in ogni dibattito pubblico non è poi così male - Munchies

OLTRE CONFINE

A Critic for All Seasons
Questo longform di Korsha Wilson, critica e food writer statunitense di colore con uno spiccato interesse per la gastronomia e la sua relazione con le questioni di genere e razziali, è quello che in modo del tutto informale definirei un "pezzone". Che non vuol dire un pezzo grande, ma un grande pezzo, un articolo che vola qualche spanna sopra tutti gli altri per scelta del tema, trattazione, scrittura, e chi più ne ha più ne metta. Qui la Wilson scrive di critica gastronomica e nello specifico di come, intorno alla ricezione entusiastica da parte della critica del ristorante newyorchese Grill, sia montata un po' alla volta la sua insoddisfazione, o meglio la sensazione che ci fosse qualche corto circuito da scoperchiare. E il corto circuito sta tutto nel fatto che Grill (ristorante opulento e incensato aperto a primavera 2017) sarebbe un ristorante che fa sentire perfettamente a suo agio una clientela bianca e danarosa, e che nel far rivivere l'epoca d'oro del kennedyismo si rivolge a un pubblico (e a una critica gastronomica) che potremmo definire WASP (White Anglo Saxon Protestant). Ne conseguono una serie di considerazioni sulla male whiteness della critica gastronomica americana, che se negli ultimi anni ha conosciuto una parziale apertura della linea del colore e di quella di genere, ciò nondimeno rimane dominata da stuoli di critici bianchi e maschi. C'è una frase che rende perfettamente l'idea della profondità del ragionamento: «la critica gastronomica è fondamentalmente una critica culturale, e così come la nostra società non è una monocultura, la nostra critica gastronomica non dovrebbe rifletterne una». Insomma, sarebbe ora di ragionare meglio su come la cultura che sta alle spalle di una certa critica influenza la critica stessa, e quindi l'intera ristorazione che giudica. Wow! - Eater

This Engineer Is Preparing to Feed a World Without Sunlight
Immaginate un mondo senza sole. Basterebbe un'eruzione vulcanica di dimensioni inaudite, in grado ci riempire di polvere l'intera atmosfera. O una guerra nucleare, di quelle definitive o quasi. Ebbene, come potrebbero sopravvivere gli eventuali sopravvissuti a un mondo privato della luce solare? Un ingegnere, tale Denkenberger, ci ha fatto su qualche ragionamento, e ha proposto una serie di soluzioni: il cibo verrebbe da «foglie e tronchi presi dalle foreste morenti, batteri monocellulari ricchi di proteine che potrebbero essere allevati nel metano, e strani pesci oceanici di profondità che sopravviverebbero grazie ai nutrienti presenti nell'acqua». Ah, e poi funghi. Una quantità mai vista di funghi - Gastro Obscura

IN PILLOLE

Cibi industriali, così aumentano il rischio di morte prematura
Un articolo di qualche giorno fa che mi era sfuggito: una ricerca che racconta quella che potrebbe sembrare un'ovvietà, ma vale la pena ricordare che i cibi altamente processati andrebbero consumati con parsimonia. Tiè - Wired

Is Wine by the Glass Dead?
Negli Stati Uniti, dove il vino al bicchiere spopola e spesso costa anche molto caro, ci si chiede se sta finendo l'era del vino al bicchiere - Punch

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