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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 16 feb 2019 0

Il pomodoro e le migrazioni, il silenzio sulle condizioni di lavoro nelle cucine, dobbiamo parlare della chef donna sul tetto del mondo, l'estetica dei piatti disgustosi.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

Se il pomodoro globalizzato produce povertà ed emigrazione
Stefano Liberti, non mi stanco di ripeterlo, è uno dei giornalisti che si occupano di temi gastronomici più capaci e preparati che ci siano in Italia, il più capace e preparato se parliamo di giornalismo d'inchiesta e di denuncia delle storture del nostro sistema alimentare. Segnalo quindi con convinzione questo suo articolo sulla filiera del pomodoro concentrato, che riprende quanto scritto nell'ultimo capitolo del suo libro I signori del cibo (non l'avete ancora letto? fatelo!). Un racconto che parte dalla Cina, arriva alla Campania e finisce in Ghana. Finisce per modo di dire, perché come dimostra Stefano in questo pezzo, le conseguenze del cosiddetto dumping su questo prodotto causano miseria ed emigrazione, con l'effetto quasi paradossale di vedere gli stessi ghanesi che hanno abbandonato la coltivazione del pomodoro nella loro madrepatria venire sfruttati nei campi di pomodoro italiani. Insomma, si parla di sovranità alimentare, ma anche di migrazioni e di una forma più "raffinata" e nascosta di colonialismo - Mondòpoli

La lotta dei pastori sardi si combatte nei supermercati
Ancora Stefano Liberti, per un articolo di estrema attualità. Non lo commento, però: dico solo che è da leggere con attenzione (io sottoscrivo anche le virgole) - Internazionale

Dei giovani cuochi sfruttati e malpagati nei ristoranti non importa a nessuno
Uno degli aspetti negativi del vivere dentro una bolla (qui mi riferisco a quella delle cucina), è che la rincorsa costante della vetta e l'affollamento rendono tutte le voci un po' ovattate. Insomma, in mezzo al caos, tra i fuochi d'artificio, i lustrini e le paillettes, ci si perde sempre qualche pezzo. E uno dei pezzi che ci stiamo perdendo da anni, nonostante le denunce continue e reiterate, è quello delle condizioni di lavoro nelle cucine. E dire che la bolla si era gonfiata a dismisura anche grazie a Kitchen Confidential di Anthony Bourdain, che denunciava proprio queste storture. Fatto sta che in vent'anni di passi avanti (culturali e legislativi) in materia di condizioni di lavoro nella ristorazione non ce ne sono stati. Questo articolo di Anna Silveri lo ribadisce, e mi fa riflettere sul silenzio della critica gastronomica che spesso, anzi quasi sempre, è assordante. Non siamo maturati abbastanza da rivendicare una nuova presa di coscienza e una mobilitazione reale che cambi le carte in tavola? Evidentemente no - Dissapore

OLTRE CONFINE

Three Michelin stars! Meet the first woman to smash America's boys' club
Questo articolo di Miranda Bryant disegna un piacevole ritratto di Dominique Crenn, la prima donna-chef a raggiungere il traguardo delle tre stelle Michelin negli Stati Uniti. Inevitabile, quindi, che la discussione verta intorno alle questioni di genere, al numero esiguo di donne nelle cucine, alle discriminazioni, al movimento #MeToo. Ora, io non sono di quelli che puntano il dito contro la ristorazione senza guardare cosa c'è intorno: intorno c'è un mondo intero (in Italia, poi, non parliamone) che alle donne riserva solo le briciole cadute dal tavolo. La ristorazione si comporta né più né meno come tutto ciò che la circonda. Detto questo, la situazione è pessima e non ci si può limitare e puntare il dito e ad alzare le spalle dicendo "beh, funziona così dappertutto". Parliamo quindi di Dominique, del suo ristorante zeppo di donne, e del fatto che anche il mondo della cucina deve fare la sua parte (attiva!) nel promuovere una maggiore equità di genere - The Guardian

How So-Called "Ugly Food" Is Challenging Notions of What We Crave
Questo articolo di Ligaya Mishan racconta la recente diffusione, su certe piattaforme social, di immagini di piatti e cibi che definiremmo insoliti, se non disgustosi. E cerca di comprendere le ragioni per cui se ne discute, in parte legate a differenze di natura culturale (ah, la cucina cinese!!!), in parte a profili e personaggi che intendono fare satira a partire proprio da accostamenti iper-audaci o dall'uso di ingredienti un pochino azzardati. Si legge nell'articolo: «mentre la satira di questi account non è particolarmente profonda — possiamo smascherarli dopo pochi post —, essi tuttavia condividono la stessa missione della dark cuisine [termine con cui i cinesi definiscono la cucina trasgressiva, che va oltre i confini del buonsenso e a volte del buongusto, NdA], demolendo allegramente l'idea stessa di cibo convenzionalmente bello (e perciò dignitoso)». Un fenomeno curioso che ci aiuta a capire ciò che ci fa ribrezzo, ma anche ciò che riteniamo (a ragione o a torto) intoccabile - The New York Times Style Magazine

IN PILLOLE

Progettare la carne del futuro
Ennesimo post sulla fake meat (lo avevo già detto che ne sentiremo parlare sempre di più?): peccato che lasci completamente da parte la riflessione politica sul tema degli allevamenti e del consumo di carne - Rivista Studio

"This Land Is Meant Only for Saffron. Without It, It Means Nothing."
Un bellissimo longform: racconta la storia dello zafferano del Kashmir e i motivi per cui potrebbe addirittura sparire. Tra questi, ovviamente, il riscaldamento globale che secondo Donald Trump non esiste - Eater

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