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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 09 feb 2019 0

Parleremo sempre più spesso di carne finta, Camanini a testa bassa, Instagram batte Yelp e TripAdvisor, la differenza tra critica e lamento.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

In cerca della dieta che salverà la Terra
Ancora fake meat. Ne parlo per l'ennesima volta e segnalo l'ennesimo articolo, questa volta a firma di Gwynne Dyer, per sottolineare come il tema sia sempre più discusso e di crescente attualità. Ci siamo ormai messi alle spalle le prime reazioni indignate di fronte alla carne in provetta, con quegli articoletti dai toni quasi scandalistici (e scandalizzati) sulla bistecca di Frankenstein. Oggi ci troviamo di fronte a una realtà in cui sempre più imprese investono milioni di dollari in ricerca per scavalcare a piè pari il modello dell'allevamento animale. Purtroppo manca, nel dibattito, una discussione etica forte: anche questo articolo è sostanzialmente acritico e racconta questo nostro futuro come qualcosa di inevitabile. Eppure il tema della fake meat si inserisce nel più ampio discorso della sostenibilità dei nostri sistemi alimentari, e a me sembra che chi accetta questa cosa supinamente stia prendendo l'ennesima scorciatoia, stia compiendo l'ennesimo passo che scavalca tutto e ci impedisce di guardare con intelligenza alla complessità del mondo che verrà - Internazionale

Riccardo Camanini. La teoria dei piccoli passi del Lido 84
In quest' bell'articolo-intervista di Antonella De Santis emerge un ritratto di Riccardo Camanini, uno dei cuochi italiani oggi più sulla cresta dell'onda, di grande lucidità. Ma soprattutto trova una sua espressione anche un messaggio, quello dei piccoli passi e della "testa bassa e pedalare", che in un mondo abituato ai riflettori, agli "strappi" verso l'alto e poi giù giù fino al fondo al pozzo, ai nastri e ai lustrini, fa davvero piacere leggere. A proposito del successo Riccardo dice: «finora c'è interesse e c'è la continuità dei clienti, che è la cosa che ti permette di andare avanti. Da parte nostra io e Giancarlo [il fratello, NdA] siamo sempre lì, siamo un gruppo stabile, ma se le cose dovessero cambiare come è già successo una volta, ne prenderemo atto, sappiamo che è una cosa che può succedere. Probabilmente ridurremo gli investimenti». E in tutto questo, fa onore ai Camanini brothers il fatto che il personale, formato da 20 collaboratori, sia stabile e stabilizzato. Che nel mondo in stile "montagne russe" dell'alta ristorazione è un plus (anche etico) non da poco - Gambero Rosso

OLTRE CONFINE

Yelp Elite Are Becoming Obsolete
Questo approfondito pezzo di Whitney Filloon descrive un mondo, quello delle recensioni online ai ristoranti, sempre al centro di polemiche e discussioni. Ora, se vogliamo fare quelli che "si stava meglio quando si stava peggio", niente in contrario. Ma negare che sia in atto da anni (e qui viene in soccorso la lettura di The Game di Alessandro Baricco, fidatevi) una rivoluzione copernicana da cui non si tornerà più indietro è profondamente sbagliato. Quindi mettiamoci il cuore in pace e proviamo a capire. Venendo al dunque, Yelp è l'equivalente americano di TripAdvisor, e come TripAdvisor è stato sovente attaccato perché a volte fornisce spazio a recensioni rancorose, false, figlie di una profonda incapacità di giudizio, o addirittura motivate da incentivi economici (o rifiuti di incentivare da parte del ristoratore di turno). Insomma, l'argomento lo conosciamo bene anche in Italia. Nell'articolo però la Filloon sottolinea come Yelp (in particolare Yelp Elite, insomma i super-recensori) sia parzialmente in declino di fronte all'ascesa poderosa di Instagram e dei suoi influencer. Ora, il termine (influencer) può crearci pruriti più o meno violenti, ma dobbiamo prendere atto che Instagram è terreno fertile per esercitare influenza gastronomica. Qui da noi siamo un po' in ritardo, come quasi sempre. Ma prepariamoci, eh - Eater

How to Complain at a Restaurant? Just Ask Our Critic
Questo articolo di Pete Wells, critico gastronomico di punta del New York Times, in qualche modo si collega a quello precedente, se non altro perché si apre con un confronto tra Yelp, TripAdvisor e simili e la critica gastronomica vera e propria. La teoria di Wells, che devo dire si legge sempre con un certo piacere, è che chi sfoga le proprie insoddisfazioni con le recensioni online non sta facendo critica (non sia mai!), ma si sta lamentando. E in effetti mi pare che ci sia del vero, in questa lettura. La critica presuppone un bagaglio di conoscenze e di esperienze, oltre alla capacità di mettere tutto in relazione, davvero imponente. Lo sfogo da insoddisfazione no. È la reazione, magari rancorosa, di chi avrebbe qualcosa da dire al ristoratore di turno ma sceglie di farlo nascondendosi dietro una recensione negativa. Ecco, il punto è proprio quello: se qualcosa non va sarebbe meglio dirlo direttamente al cameriere o casomai al cuoco, anche perché l'interazione diretta potrebbe aiutare chi si lamenta a circostanziare meglio la lamentela, e chi riceve la lamentela ad avere feedback utili su determinate criticità - The New York Times

IN PILLOLE

Sardegna, il prezzo del latte è troppo basso: i produttori lo buttano per protesta
Condivido questo video perché ritengo sia inaccettabile che il nostro sistema alimentare non premi chi produce le materie prime: massima solidarietà agli agricoltori e agli allevatori che ogni anno non raccolgono la fatica del loro lavoro perché il mercato non paga abbastanza - Repubblica

This Startup Created Coffee That Doesn’t Use Any Beans
Certo, sentivamo la mancanza della compagnia che vuole fare il caffè senza usare il caffè. Scherzo, ovviamente: è l'ennesimo tentativo di fare diversamente qualcosa che esiste già, e per quanto mi riguarda no, grazie - Food&Wine

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