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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 05 gen 2019 0

Lo spreco di cibo è una piaga, la strage dei pulcini, l'epoca dell'ansia da proteine, l'infinita querelle sulle certificazioni biologiche.

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

Un italiano spreca in media 3kg di cibo al mese. È ora di cambiare le nostre abitudini
Inauguro il 2019 di Per un pugno di link con l'ormai classico pezzone di approfondimento di The Vision. Qui Silvia Granziero si occupa di un tema già setacciato in lungo e in largo, e che ciclicamente torna a riempire le pagine dei giornali e delle pubblicazioni online dopo le festività natalizie, vale a dire lo spreco alimentare. Ma lo fa con una profondità e una lucidità di analisi encomiabili, perché difficili da trovare altrove. In particolare cerca di svelare quali sono le strategie politiche che in Italia, in Europa e nel mondo governano il fenomeno dello spreco, e in conclusione arriva al punto centrale della questione, cioè la necessità di una vera e propria rivoluzione culturale nelle nostre abitudini alimentari. Da parte mia chiedo perché un qualsiasi Stato che voglia ridurre drasticamente lo spreco alimentare domestico non dovrebbe imporre l'educazione domestica a scuola da un lato, e limitare la diffusione e lo strapotere degli ipermercati dall'altro, visto che il modo in cui acquistiamo il cibo è così importante e decisivo - The Vision

Forse smetteremo di sterminare i pulcini maschi
Ogni anno nel mondo vengono uccisi (soffocati o triturati vivi) dai 4 ai 6 miliardi di pulcini. Dai 4 ai 6 miliardi. E con questo siamo a Animalisti 1 - Resto del mondo 0, in quanto a ragione da vendere sulle storture del nostro sistema alimentare. Si perché prima o poi dovremmo chiederci davvero come diavolo sia possibile calare le brache sistematicamente di fronte all'ingegnerizzazione dei processi produttivi del cibo. Per inondare il mondo di uova a basso prezzo bisogna infatti allevare galline su larga scala ed eliminare appena possibile chi le uova non le fa, ovvero i pulcini maschi. Funziona così da tempo, da quando abbiamo perso il legame più stretto con le operazioni che portano in tavola il nostro pranzo e la nostra cena, e con le persone (agricoltori, allevatori, trasformatori...) che rendono possibile sfamarci quotidianamente. Ora, in Germania sono arrivate sul mercato le uova ottenute senza procedere allo sterminio dei pulcini. Com'è possibile? Un'analisi a uovo ancora da schiudere permette di capire il sesso del futuro pulcino prima ancora che nasca, e di eliminare così gli embrioni maschili. Non esattamente la soluzione bucolica e romantica che sognavo, ma a occhio e croce un bel passo avanti. Certo, non saranno soddisfatti gli animalisti molto religiosi e antiabortisti, ma non si può rendere felici proprio tutti, no? - Il Post

OLTRE CONFINE

Protein mania: the rich world’s new diet obsession
È risaputo che viviamo in un mondo di manie alimentari e di mode più o meno passeggere. Questo longform della bravissima Bee Wilson, però, scava a fondo nella più attuale di queste fissazioni, quella per i regimi alimentari ad alto contenuto di proteine. Insomma, dopo aver preso di mira il grasso celebrando i carboidrati (dice niente la dieta mediterranea?), abbiamo scoperto che anche i carboidrati non farebbero poi così bene. Poco importa che nel frattempo stavamo assumendo carboidrati altamente processati e alimenti ricchissimi di zuccheri: ora è arrivata l'era delle proteine. Come dimostra efficacemente la Wilson, questa mania che si muove tra cibi "col trucco", beveroni, integratori, e un'assunzione spropositata di carne, pesce e formaggi, si basa su una serie di assunti sbagliati (toh!). E soprattutto è la solita manna dal cielo per le industrie del cibo che non vedono l'ora di inondare gli scaffali dei supermercati con prodotti che strillano proteine! proteine! proteine! Poi, manco a farlo apposta, la nostra ansia da proteine è esplosa in un'epoca in cui già soddisfiamo ampiamente il nostro fabbisogno di proteine. Insomma, si salvi chi può - The Guardian

Is Organic Food Over?
Lisa Elaine Held in questo pezzo parla delle diatribe scoppiate negli ultimi anni intorno alle certificazioni biologiche negli Stati Uniti. In sostanza ciò che è successo, e che per molti versi è assimilabile anche alla situazione europea e italiana, è che la certificazione biologica è diventata appetibile per le grandi corporation, e che il bio tradizionale non basta più (come paletti e livello dell'asticella produttiva) alle piccole-medie realtà che credono profondamente in un approccio verde ed etico all'agricoltura e all'allevamento. Ad esempio: può un allevamento intensivo dirsi biologico? ha senso che un produttore che per il resto fa un uso intenso ed esteso di pesticidi abbia linee di alimenti biologici? può un agricoltore idroponico avere il marchio biologico pur non contribuendo alla salute della terra? Ecco, i duri e puri non ci stanno, e se alcuni stanno prendendo le distanze, uscendo dal biologico certificato, altri stanno lavorando a certificazioni ulteriori e più restrittive. Io credo che la strada possa essere questa, una piramide della qualità del biologico certificato che mette i più virtuosi in punta. Ma il campo di battaglia è assai accidentato - Eater

IN PILLOLE

Una storia di alcol e lotta di classe
La Germania tra fine Ottocento e inizio Novecento, le taverne, la birra come bevanda alcolica che non annebbiava il popolo e favoriva la socializzazione politica - Jacobin Italia

Une toque pour deux
Il mondo della cucina è prettamente maschile, lo sappiamo. Ed è per questo che spesso sentiamo descrivere le donne che ci lavorano (in prima o in seconda linea) con un lieve imbarazzo. Qui Elvire von Bardeleben ha raccolto le voci di tre donne che aiutano, in modi diversi, i loro mariti/compagni chef - Le Monde

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