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Per un pugno di link: quello che hanno scritto gli altri nel 2018

di Gabriele Rosso 29 dic 2018 0

Il meglio del giornalismo gastronomico di quest'anno in un solo post, con qualche nota sullo stato dell'arte della scrittura sul cibo in Italia.

La versione di fine anno di questa rubrica è diversa dalle 44 che l'hanno preceduta. Sarà perché con l'avvicinarsi del 31 dicembre viene voglia di fare bilanci, ma per una volta tanto qui di seguito non troverete i migliori articoli della settimana uscente. Fatevene una ragione. Piuttosto, mi pare cosa buona e giusta segnalare due cose: da un lato ciò che più si è mosso a livello di scrittura gastronomica in Italia (non solo online, permettetemelo), dall'altro i migliori articoli dell'intero 2018. 

Ora, avevamo salutato il 2017 con l'uscita di RFood, il supplemento gastronomico di Repubblica. Il 2018 è stato il suo anno, quello in cui intorno a questo progetto si sono riunite alcune delle penne più autorevoli del Paese (sempre piacevolissima la lettura di Licia Granello, si veda Corrado Assenza: il Signore delle Granite (e di molto altro)), com'era ovvio che fosse visto che stiamo parlando del quotidiano più importante e letto d'Italia. Procedendo oltre ma rimanendo nel mondo dei grandi quotidiani, il 2018 è stato anche l'anno di nascita dell'inserto Tutti Gusti de La Stampa e di Cook del Corriere della Sera. Nonostante tutto questo fiorire di inserti, o forse anche a causa di ciò e di una certa "distrazione" di energie, l'impressione complessiva è che manchi ancora un disegno forte e convincente dei grandi quotidiani italiani sul versante web&gastronomia. Forse non è destino che i grandi quotidiani in generale (italiani e non) vi si dedichino con la cura che vorremmo, ma l'esempio del New York Times e del Guardian non può rimanere privo di tentativi di imitazione, no?

Nel mondo periodici è arrivato, proprio alla fine di quest'anno, Food & Wine Italia. C'è anche il sito, ovviamente, per un progetto che si annuncia ambizioso. In edicola nel frattempo era sbarcato Esquire Italia, che proprio alla gastronomia ha deciso di dedicare un discreto spazio pure sul sito web, e ha continuato nel solco tracciato negli anni precedenti Rivista Studio, anch'essa attenta a ciò che ruota intorno al cibo e molto presente online.

Ma mentre tutto intorno ci si appiattiva un po' (notiziona: la bolla-gastronomia è scoppiata, ed è cominciata da un po' l'inesorabile discesa!), riguardo all'online puro non posso non segnalare l'ottimo lavoro svolto da quelli di Munchies. Anche qui parliamo di una costola/traduzione di un progetto editoriale estero portato in Italia. Se l'approccio à la Vice a volte alle mie orecchie stona un po', devo ammettere, e chi ha seguito con costanza questa rubrica lo sa, che alcune delle cose più belle lette in Italia nel 2018 vengono proprio da lì, tipo il post di Diletta Sereni Perché a pranzo con una famiglia Rom ho mangiato cucina tedesca. Bravi!

Sul versante approfondimenti un plauso va a The Vision, che su agricoltura, ritorno alla terra, veganesimo, sostenibilità, critica al nostro sistema alimentare ha prodotto i pezzi più notevoli. Si veda Gabriele De Paris con La sovranità alimentare è la filosofia che potrebbe salvare il Pianeta. Ma sarebbe un delitto non segnalare anche i reportage di Stefano Liberti e Fabio Ciconte su Internazionale, tra cui cito il bellissimo I discount mettono all’asta l’agricoltura italiana sulle aste al ribasso nella GDO, che ha avuto strascichi non da poco.

Tra gli articoli più belli del nostro 2018 gastronomico ci finiscono senz'altro Ruth Reichl: Il cambiamento siamo noi, l'intervista a Ruth Reichl a firma di Gabriele Zanatta pubblicata su Identità Golose, e Come Jonathan Gold ha trasformato il food writing di Anna Momigliano, comparso sul sito della già citata Rivista Studio. Due pezzi che in modo diverso contribuiscono a sprovincializzare il giornalismo gastronomico italiano, e ne abbiamo bisogno. Così come sprovincializza (visto il medium utilizzato) ed è una bella boccata di aria fresca il successo in ambito vino del bellissimo podcast di Jacopo Cossater Vino sul Divano.

Tuttavia il pezzo più bello dell'anno è, a mio modesto parere, Cosa significa scrivere di cibo quando soffri di disturbi alimentari, di Giorgia Cannarella. E sull'Italia non aggiungo altro.

OLTRE CONFINE

Se scavalchiamo i patri confini è inevitabile che il meglio che si possa leggere venga dai Paesi di lingua inglese, anche se quest'anno ho cercato di dare spazio anche a Spagna e Francia. Ah, perdonatemi, non conosco il tedesco e quindi bye bye segnalazioni da Merkel-landia. Così come mi mancano russo, cinese... ma ve ne sarete accorti.

Qui evito di prolungarmi in considerazioni sullo stato dell'arte del giornalismo e della critica gastronomica di Stati Uniti, Gran Bretagna, etc. Non mi sento all'altezza di tale impresa. Nell'elenco di articoli che vorrei segnalare come quelli che più mi sono piaciuti nel 2018, ce ne sono però alcuni che a modo loro raccontavano anche di noi e di alcuni nostri limiti. Scusate, ma non riesco a non essere critico (e autocritico). 

Sobbing in Starbucks di Alicia Kennedy ci diceva quanto sono belli i longform di Eater e di quanto poco noi italiani sciovinisti abbiamo capito del successo della catena del caffè americana. What Anthony Bourdain Meant to People of Color di Joumana Khatib, pubblicato sul New York Times, ci spiegava invece come parlare intelligentemente della morte di Anthony Bourdain senza concentrarsi sulla sua relazione con Asia Argento. The Moral Responsibility of Restaurant Critics in the Age of #MeToo di Helen Rosner sul New Yorker ci ricordava che c'è un problema di discriminazione sessuale nel mondo della ristorazione, problema che noi italiani facciamo finta di non vedere così come abbiamo fatto finta di non vedere che negli Stati Uniti è esploso prepotentemente (ah, il pezzo è bellissimo perché parla anche a 360° di critica ed etica).

Chiudo aggiungendo tre articoli interessanti, divertenti, scritti come si deve. Il capolavoro sulla storia e sul presente de La Boqueria di Barcellona a firma di Matt Goulding per Roads & Kingdoms, dal titolo The Battle for the Boqueria, per me il migliore dell'anno in lingua inglese. E poi The Busy, Briny Lives of Iceland’s Herring Girls, una storia di aringhe dall'Islanda scritta da Tory Bilski per Gastro Obscura, e Robots Will Transform Fast Food di Alana Semuels per The Atlantic.

Ci si rivede al prossimo giro di calendario.

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