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Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 18 mag 2019 0

L'agribusiness è un problema, la designer austriaca che inventò le cucine domestiche, non chiamiamola food poverty: è povertà e basta, condividere o no il cibo al ristorante?

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni, commentate.

Le regole del cibo
Questo articolo di Raj Patel è del 6 maggio scorso, ed è un estratto dell'intervento che l'economista e attivista inglese ha tenuto il giorno successivo alla Fondazione Giacomo Feltrinelli di Milano nel contesto del ciclo di appuntamenti "Le conseguenze del futuro". Mi pare interessante condividerlo perché oltre a ricordarci per l'ennesima volta (no, non mi stancherò mai di farlo) che le nostre scelte alimentari non hanno solo conseguenze immediate sulle nostre finanze, ma anche su ambiente, salute, filiere, mondo del lavoro ed evoluzione del gusto, mette sul piatto alcuni dati importanti. Uno di questi è che «l’industria alimentare è diversa da qualsiasi altro settore: l’impatto ambientale che genera è stato quantificato essere pari al 224% dei suoi introiti. Se questo è vero, ciò sicuramente rappresenta una vera e propria occasione per regolare ed esigere che l’imprenditoria connessa alla produzione di beni commestibili si comporti con cognizione di causa, correttamente». Insomma, l'agribusiness non è solo lo spauracchio di un gruppuscolo di antiglobalisti radicali pseudo-anarchici campesinos: è una realtà con cui dobbiamo fare i conti tutti noi al di là degli steccati ideologici - Il Tascabile

Storia dimenticata della designer che inventò la cucina moderna
Enrico Ratto racconta un pezzo di storia della cucina che non è storia del cibo e della sua preparazione ma della cucina intesa come luogo domestico. Al centro di questo bell'articolo ci sono Margarete Schütte-Lihotzky e la sua "cucina di Francoforte": fu questo architetto austriaco sopravvissuto al nazismo a reinventare le nostre case trovando una nuova espressione per lo spazio dedicato alla preparazione dei pasti, uno spazio declinato perlopiù al femminile, perlomeno in quegli anni, uno spazio che trovò la sua emancipazione architettonica nelle case popolari europee e in quelle della middle class americana. In effetti ragionare anche su questo versante della storia della cucina apre un fronte di riflessione stimolante, che si muove tra dimensione sociale ed evoluzione del design e dell'architettura - Rivista Studio

OLTRE CONFINE

Don't talk about 'food poverty' – it's just poverty
Domenica 19 maggio su The Observer (domenicale del The Guardian) uscirà un'inchiesta a firma di Jay Rayner, che i più conosceranno per essere il caustico food critic del The Guardian stesso, sul tema della cosiddetta food poverty, e di cui questo articolo è una piccola anticipazione. Con questo termine nei paesi di lingua inglese si identifica quella forma di povertà che spinge chi ne soffre a sfamarsi ricorrendo a soluzioni "assistenziali", o ai supermercati che rivendono merce di scarto in arrivo dalle grandi catene (in scadenza, non conforme, etc.) a prezzi molto bassi. Come dice giustamente Rayner, però, la questione nasconde il fatto che la food poverty in fondo è povertà tout court, e che pensare di combattere la food poverty senza combattere la povertà tout court è pura follia. Purtroppo il problema è proprio il cibo a basso costo, e il fatto che la spesa alimentare oggi occupa una percentuale molto contenuta del nostro bilancio, con conseguenze nefaste sulle filiere produttive e sul sistema alimentare nel suo complesso - The Guardian

At Restaurants, Thank You for Not Sharing
Diciamo spesso come la condivisione e la convivialità siano centrali nella nostra cultura gastronomica. E oggi lo dicono anche fior di cuochi che stanno spingendo sull'acceleratore dell'italianità parlando proprio di condivisione e convivialità, più che di tecnica esecutiva e personalità/creatività dello chef. In questo breve articolo-editoriale Kurt Soller scrive della moda della condivisione dei piatti al ristorante, di come negli ultimi anni questa tendenza abbia conquistato spazio, diventando pressoché universale, ma anche di come, in fondo (così pensa Soller), sia più democratico optare per scelte individuali e non condivise. Certo, il background culturale anglosassone è più individualista del nostro, ma in un'epoca in cui imperano intolleranze, gusti particolari e idiosincrasie di ogni tipo c'è da rifletterci su - The New York Times

IN PILLOLE

Federico Ferrero ha le prove: i vini naturali ubriacano di meno
A mio avviso qui la notizia non è nel titolo, ma nel fatto che per quanto la ricerca in oggetto possa essere fondata e credibile, perde fondamento e credibilità nel momento in cui comprendiamo che Federico Ferrero ha interessi nel mondo dei vini naturali. Per farsi un'idea leggere Unsavory Truth di Marion Nestle - Dissapore

The Livestock Living at the End of the World
La storia di una specie singolare di maiale che vive in un'isola non lontano dall'Antartide - Gastro Obscura

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