SOTTOPIATTO News

Per un pugno di link: quello che scrivono gli altri

di Gabriele Rosso 20 ott 2018 0

Cous cous e sciovinismo gastronomico, dove va Chef's Table, quelli che usano la tecnologia blockchain per tracciare il cibo, l'agricoltura in prima persona.

Giornali venduti in mezzo alla strada

Giornali venduti in mezzo alla strada

Foto di René Burri

Le cose più interessanti che ho letto sul web negli ultimi giorni.

Cous cous Klan
Non avrei mai pensato di scrivere di Giorgia Meloni in questa piccola rubrica gastronomica. Ebbene, quel giorno è arrivato, ahinoi. Ed è arrivato grazie a una scintillante dichiarazione spesa su Twitter dal capo politico di Fratelli d'Italia, formazione nostalgicamente fascistoide, che non perde occasione per coltivare il prurito che scatenano migranti & Co. sui suoi seguaci. La Meloni ha scritto: «in una scuola di Peschiera Borromeo viene eliminato il maiale per fare posto al cous-cous, alimento tipico nordafricano. Ora sono i figli degli italiani a doversi adeguare alle esigenze alimentari di chi dovrebbe integrarsi? Questa è follia». Ora, in realtà poco mi importa di questa "illuminante" dichiarazione, che non stupisce nemmeno per il fatto che ignora da ignorante che il cous cous è anche un piatto tipico siciliano. Una dichiarazione che d'altronde inquadra bene Giulio Cavalli in questo articolo. In realtà le parole della Meloni mi servono per aprire un fronte di riflessione più ampio, che è quello del nostro (nostro = della stragrande maggioranza degli italiani) viscerale e innato sciovinismo gastronomico. Uno sciovinismo che condanna tutto il cibo non italiano nel nome di una soltanto presunta superiorità del cibo italiano, che si inviperisce sul kebab, che urla contro la cucina cinese, che schifa la Francia senza nemmeno conoscerla. Ben venga il made in Italy, vade retro "prima il made in Italy", per quanto mi riguarda. La cucina si nutre di tutto il mondo, il mondo si nutre di tutta la cucina. E da questo nutrirsi nascono identità flessibili in grado di resistere nel tempo - Left

Chef's Table è diventato politico
Sono un fan della prima ora di Chef's Table, produzione Netflix che, tra molti alti e qualche basso, ha cambiato il modo di raccontare la cucina e il cibo in televisione. In questo bell'articolo di Davide Coppo emerge come il suo creatore David Gelb con l'ultima stagione abbia impresso un cambio di passo abbastanza significativo alla serie, che ha abbandonato (per il momento) il sentiero sicuro dei grandissimi volti noti (vabbé, nell'ultima puntata ce n'è uno, il grande Albert Adrià), per battere strade meno conosciute. Una decisione, devo ammetterlo, che mi pare coraggiosa. Se non altro perché sappiamo come ancora oggi i soliti nomi riescano a spostare valanghe di ascolti, mentre gli altri arrancano. Possiamo dire, come fa Davide, che è una svolta in senso politico? Forse sì, visto che al centro della nuova stagione ci sono temi come le migrazioni, il colonialismo e le guerre visti ovviamente attraverso il cibo. Ma forse possiamo aggiungere che è anche una svolta culturale, un tentativo di raccontare la cucina un po' più dal basso. E questa cosa mi piace assai - Rivista Studio

OLTRE CONFINE

Meet the Woman Using Bitcoin Technology to Transform the Food Industry
Questo articolo è della fine della scorsa settimana, ma vale la pena comunque ritirarlo fuori. Brian Barth racconta infatti dell'applicazione della tecnologia blockchain, quella che per intenderci regola la diffusione della criptovaluta bitcoin, al mondo della tracciabilità alimentare. Un qualcosa di paradossale, a ben pensarci, visto che tale tecnologia con le criptovalute permette di rendere non tracciabili le transazioni, favorendo quindi gli spostamenti di denaro non propriamente puliti. Qui il discorso è completamente diverso. Blockchain significa poter disporre di una database esterno a tutti i soggetti coinvolti nella filiera, e  da loro non controllabile o modificabile in maniera fraudolenta. Se pensiamo quindi a una filiera alimentare avremo la possibilità di consultare con un semplice QR code tutti i singoli passaggi che hanno portato l'alimento in questione di fronte a noi. Non male, in tempi di crescente richiesta di tracciabilità e di sicurezza - Modern Farmer

In Tuscany, Farms Embrace Nature — and Visitors
Con questa segnalazione potrei inaugurare l'angolo del lettore, nel senso che è arrivata da un caro amico e collega che segue spesso Per un pugno di link e che ha pensato che mi potesse interessare questo articolo (grazie!): ha pensato bene. Al di là del pezzo in sé, che racconta un bellissimo e bucolico pezzo di Toscana che se ne sta al di fuori delle rotte più battute, e al di là del tema della biodinamica, che è al centro della visione del gruppo che si riunisce sotto il nome di Lucca biodinamica che ha fatto rinascere questo territorio, trovo molto interessante l'accento posto sull'agricoltura "in prima persona". Perché chi si prende cura della terra direttamente, con gli strumenti intellettuali adatti, ha tutto l'interesse morale a valorizzare il proprio angolo di mondo. Insomma, è un inno contro l'agricoltura industriale, non a caso quella ecologicamente più dannosa, e a favore di quel ritorno consapevole alla terra che un pezzettino alla volta sta ricostruendo l'universo di senso di intere comunità. Speriamo che Lucca biodinamica diventi un'esperienza in grado di gettare i suoi semi anche nel resto del nostro Paese - The New York Times

IN PILLOLE

Caro Engels al vino pensaci tu. Tuo Karl Marx
Un pezzo divertente, ironico, con qualche pennellata di vita vissuta sull'essere diplomati sommellier: wow, che bella penna! - Intravino

Sorry, vegans. If you don’t eat honey, avocados might be off-limits, too
Basti a commento la traduzione letterale del titolo: scusate vegani, se non mangiate miele, anche gli avocado dovrebbero essere proibiti - The Washington Post

COMMENTI (0) AGGIUNGI UN COMMENTO



* Campi obbligatori

Non ci sono commenti